Conoscete i loro film ma loro no
Phil Lord e Chris Miller si muovono tra animazione e live action come nessun altro a Hollywood: il loro ultimo film è appena uscito

Phil Lord e Chris Miller sono due registi e sceneggiatori americani che ancora non sono diventati un marchio, nonostante i loro film siano commerciali, molto noti e apprezzati da pubblico e critica. L’ultimo, che è uscito al cinema questa settimana, è qualcosa di nuovo per loro, il primo grande blockbuster non d’animazione, ma è anche un perfetto esempio di cosa sanno fare e come sono diventati tra i nomi più richiesti per i grandi film commerciali.
L’ultima missione: Project Hail Mary è una storia di fantascienza tratta da un romanzo di Andy Weir, lo stesso autore del romanzo da cui fu tratto il film Sopravvissuto – The Martian con Matt Damon, e racconta di un uomo spedito nello spazio per trovare una soluzione a un problema che minaccia la vita sulla Terra e su molti altri pianeti. Il contributo di Lord e Miller a questo film è solo di regia – l’adattamento l’ha fatto Drew Goddard, che già aveva adattato The Martian – ma si vede comunque moltissimo il loro tocco: il ribaltamento di un genere e l’uso di umorismo e di ritmo a diversi livelli di lettura, tutto con lo stile dei film d’animazione.
I due si erano conosciuti all’università a fine anni Novanta. Ognuno aveva la propria striscia a fumetti sul giornale universitario, e questo li aveva fatti notare al CEO della Disney dell’epoca, Michael Eisner, che li segnalò alla divisione televisiva della società. Il loro esordio nel 2002 fu una serie televisiva animata per MTV intitolata Clone High, in cui tutti gli studenti di una scuola superiore sono cloni di personaggi famosi della storia.
Sette anni dopo arrivò il film d’animazione Piovono polpette. Ebbe una lavorazione travagliata: Lord e Miller furono licenziati e poi riassunti perché il loro rimpiazzo non aveva soddisfatto la Sony. Dovettero modificare molte cose perché le idee iniziali non erano in linea con le norme dell’animazione ad alto budget. Alla fine però il film fu un successo e diverso da tutto quello che c’era in giro. In Piovono polpette e nel suo sequel si nota già il loro umorismo demenziale, molto pronunciato, e il gusto che hanno per le deformazioni e le esagerazioni possibili nei cartoni.
Ma fu 21 Jump Street il primo film in cui mostrarono il loro caratteristico doppio livello di lettura. Quel film veniva da un’idea dell’attore Jonah Hill, che recita insieme a Channing Tatum: fare un film dall’omonima serie tv degli anni ’80 su un gruppo di poliziotti infiltrati in un liceo, ma in forma comica. Lord e Miller lo trasformarono in un’allegoria dei remake, in cui ogni cosa ha due significati, uno relativo alla trama e un altro che parla del film stesso, di come si fanno i remake e del perché si fanno, prendendo in giro da dentro il loro lavoro. In una delle scene iniziali il commissario dice ai due agenti che devono «riprendere un vecchio progetto della polizia degli anni ’80 che era stato chiuso»: parla dell’operazione di polizia ma anche del film.
21 Jump Street andò così bene da avere un sequel (in cui si parla di come si fanno i sequel, sempre con la metafora di «ripetere l’operazione di polizia che ha avuto successo, cercando di non farla peggio») e diede loro la possibilità di proporre a Warner Bros. un film sui Lego a partire da una loro idea. Ne è nato The Lego Movie, uno dei film d’animazione più divertenti e di successo degli ultimi anni. È la storia di un personaggio dei Lego in un mondo fatto di Lego che deve lottare contro un dittatore che vuole omologare le costruzioni, ma racconta in realtà come funziona il copyright.
In pieno spirito sovversivo quel film usa molti personaggi coperti da copyright (versioni Lego di Harry Potter, personaggi del Signore degli Anelli e delle Tartarughe Ninja), per parlare dei limiti del diritto d’autore alla creatività. Anche quello ebbe un sequel, che fu ancora più radicale nel portare all’estremo questa allegoria.
Questo modo di scrivere i film è stato difficile da far accettare, specialmente all’inizio. Dopo Piovono polpette, furono licenziati dallo spin-off di Guerre stellari dedicato a Han Solo (poi completato da Ron Howard e andato male), sempre per questioni di sceneggiatura e scelte di scrittura. Da quel momento hanno alternato il lavoro su alcune serie tv come Afterparty per Apple TV+ o Last Man on Earth, e al progetto di un film animato di Spider-Man diverso da tutto il resto.
Il risultato è stato Spider-Man: Un nuovo universo (da loro solo scritto), premiato con l’Oscar per il miglior film d’animazione nel 2019 e considerato una delle produzioni più innovative del genere. Non ha solo uno studio dei personaggi e uno stile di disegno molto originali ma anche, di nuovo, una storia che si muove su piani diversi.
Nella loro versione, il protagonista è Miles Morales, una versione afroamericana del supereroe che era stata creata dalla Marvel sette anni prima del film, e la trama è fondata sull’incontro tra lui e tante versioni diverse dell’Uomo Ragno. C’è quella classica (Peter Parker) ma anche un Uomo Ragno che viene da una dimensione in cui sono tutti fumetti giapponesi, uno che è un maiale da una dimensione di soli animali non umani, uno in bianco e nero con l’impermeabile come un detective noir, uno che è una ragazza e via dicendo.
Nel film la classica storia di supereroi e grandi pericoli è in realtà un modo per raccontare come si lavora all’adattamento di una proprietà intellettuale come Spider-Man, quali difficoltà ci siano e cosa della storia di un personaggio si può cambiare e cosa invece lo snaturerebbe.
Anche questa è un’idea sottilmente sovversiva, perché suggerisce che le regole che vanno rispettate nel raccontare certi personaggi (che età devono avere, che storia devono avere, che personaggi devono conoscere…) siano in realtà qualcosa che serve più agli affari e al marketing, che al bene delle storie. Che è l’opposto di quello che Disney e Marvel promuovono, cioè il rispetto del “canone” dei loro personaggi.
In Project Hail Mary il protagonista è Ryan Gosling, che all’inizio del film si sveglia da solo in un’astronave. Gli ci vorrà un po’ per ricordarsi della missione e tutto il film per riuscire a ricordare esattamente come è arrivato lì. Come spesso avviene nelle storie di Weir la parte scientifica è estremamente curata (per quanto il film contenga anche elementi di fantasia) e tutta la trama è il racconto dell’esplorazione dell’ignoto attraverso la scienza.
Non essendo stato scritto da Lord e Miller, ha un doppio livello di lettura ma molto più blando degli altri loro film. Senza fare spoiler: racconta di un uomo nello spazio profondo che cerca di capire come salvare il suo pianeta e tutti gli altri, ma anche una crescente disaffezione verso l’umanità e il pianeta su cui vive. Il film è pieno di momenti in cui gli attori recitano e si muovono esattamente come i personaggi dei cartoni animati, così come le inquadrature sono composte per far ridere proprio come si fa nei cartoni animati. Sandra Hüller, attrice che viene dai film drammatici Anatomia di una caduta e La zona di interesse, interpreta qui una grigia esecutrice dei voleri governativi con toni così caricaturali da sembrare disegnata.



