La Bielorussia ha liberato altri 250 prigionieri politici, in cambio della rimozione di alcune sanzioni statunitensi

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko al Cremlino a Mosca, Russia, 26 febbraio 2026 (AP Photo/Pavel Bednyakov)
Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko al Cremlino a Mosca, Russia, 26 febbraio 2026 (AP Photo/Pavel Bednyakov)

Giovedì Stati Uniti e Bielorussia si sono accordati per la liberazione di altri 250 prigionieri politici detenuti nelle carceri bielorusse. È l’ultima di una serie di liberazioni di massa decise dal governo autoritario del presidente Alexander Lukashenko su pressione degli Stati Uniti, in cambio di alcune concessioni. Dei prigionieri liberati, 235 sono stati liberati in Bielorussia, e 15 in Lituania.

In cambio del loro rilascio la Bielorussia ha ottenuto l’allentamento di alcune sanzioni sul settore finanziario e la rimozione delle restanti sanzioni sulle società Belaruskali, ​Belarusian ​Potash ⁠Company e Agrorozkvit, attive nel settore dei fertilizzanti. Negli ultimi anni gli Stati Uniti e altri paesi occidentali avevano introdotto sanzioni sulla Bielorussia a causa del sostegno fornito alla Russia nella guerra in Ucraina (Lukashenko è un fedele alleato del presidente russo Vladimir Putin), e per la dura repressione interna delle opposizioni.

Molte delle persone liberate in questi mesi erano state incarcerate in seguito alle proteste che seguirono le ultime e contestate elezioni del 2020. Tra queste, anche la leader dell’opposizione Maria Kalesnikava e l’attivista Ales Bialiatski, vincitore del premio Nobel per la Pace nel 2022, graziati a dicembre dell’anno scorso.

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