Israele vuole “decapitare” il regime iraniano
Sta uccidendo tutti i leader del paese con una strategia precisa ed efficace, ma che da sola potrebbe non bastare

Israele sta portando avanti in Iran quella che viene definita una “strategia della decapitazione”. Il significato si spiega da solo: vuole uccidere tutti i leader del regime, per destabilizzarlo e portarlo al crollo.
Parliamo soltanto di Israele, e non degli Stati Uniti che pure continuano a bombardare l’Iran, perché il governo israeliano di Benjamin Netanyahu è quello più convinto nel perseguire questa strategia, e quello che ha fatto le uccisioni più importanti: dalla Guida suprema Ali Khamenei nelle prime ore della guerra, ad Ali Larijani martedì, al ministro dell’Intelligence mercoledì. Israele sembra anche avere le migliori capacità di infiltrarsi nel regime iraniano, per individuare dove sono i suoi leader e ucciderli.
La strategia della decapitazione ha due obiettivi. Primo: indebolire dall’interno la struttura del regime. Eliminando via via la leadership iraniana, il regime potrebbe trovarsi senza le persone che prendono le decisioni più importanti e arrivare alla paralisi. L’Iran è consapevole di questo rischio, e negli anni ha strutturato la propria leadership in maniera decentralizzata e profonda. Decentralizzata perché se un centro decisionale viene eliminato, gli altri possono continuare a operare. Profonda perché se un leader viene ucciso ce ne deve essere uno pronto a prendere il suo posto, e poi un altro ancora.
La scommessa del regime è che la sua leadership sia abbastanza profonda da reggere alle uccisioni di Israele. La scommessa di Israele è ovviamente l’opposto.

Teheran, 14 marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Il secondo obiettivo di Israele è indebolire così tanto il regime iraniano da rendere possibile una rivolta popolare. Il primo ministro Netanyahu è stato molto esplicito su questo. Martedì, dopo l’uccisione di Larijani, ha detto: «Se continueremo, daremo [al popolo iraniano] la possibilità di prendere il destino nelle proprie mani». Qualche giorno prima aveva detto: «Mi rivolgo al popolo iraniano. Il momento in cui potrete uscire e reclamare la vostra libertà si sta avvicinando. Siamo al vostro fianco pronti ad aiutarvi. Ma alla fine tutto è nelle vostre mani».
Questa insistenza sulla necessità di una rivolta popolare mostra che Israele è consapevole che i bombardamenti da soli potrebbero non bastare a rovesciare il regime iraniano. E poiché inviare truppe di terra in un enorme paese da 92 milioni di abitanti è di fatto impossibile, Israele (e gli Stati Uniti) sperano che il colpo finale arrivi proprio dal popolo iraniano.
È per questo che fin dall’inizio della guerra Israele ha preso di mira l’apparato repressivo iraniano, quello usato dal regime per tenere sottomessa la popolazione. I bombardamenti hanno distrutto caserme della polizia, sedi dei Guardiani della rivoluzione e dei bassij, posti di blocco e così via. L’idea è che, se il controllo poliziesco del regime inizia ad allentarsi, la popolazione sarà finalmente libera di rivoltarsi. Per ora però la struttura repressiva sta reggendo, e non ci sono state proteste in Iran.
Anche in questo caso è una lotta tra la capacità di resistenza dell’apparato repressivo dell’Iran e i bombardamenti sistematici di Israele. Bisogna anche considerare che, sebbene il regime sia sicuramente odiato, i bombardamenti sulle città e sulle infrastrutture civili non hanno reso nemmeno Israele particolarmente benvoluto dalla popolazione, che potrebbe esitare a protestare anche per ovvi motivi di sicurezza.

Teheran, 12 marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Questa strategia della decapitazione funzionerà?
Certamente Israele ha dimostrato una capacità eccezionale di infiltrarsi nel regime iraniano e di renderlo estremamente vulnerabile. Il Wall Street Journal ha raccontato in un articolo alcuni dei modi in cui Israele ha individuato i membri del regime, e ci sono dettagli impressionanti. Per esempio, le forze di sicurezza iraniane avevano un piano per utilizzare come base dei palazzetti sportivi nel caso in cui le loro sedi fossero state distrutte: ma Israele lo sapeva, ha aspettato che gli ufficiali iraniani si radunassero nei palazzetti e poi li ha bombardati.
L’intelligence israeliana inoltre sta chiamando al loro numero privato gli ufficiali di polizia e altri comandanti iraniani, dicendo: sappiamo tutto di te, non ostacolare il popolo quando manifesterà, altrimenti «il tuo destino sarà lo stesso del tuo leader», cioè della Guida suprema Ali Khamenei, ucciso all’inizio della guerra.
Nonostante questo, i precedenti della strategia della decapitazione non giocano molto a favore di Israele. Durante la sua guerra nella Striscia di Gaza, Israele ha ucciso praticamente tutti i leader di Hamas, sia a Gaza sia all’estero, ma Hamas non è crollato. Ha ucciso anche tutti i leader di Hezbollah in Libano, ma Hezbollah è ancora attivo, anche se è molto indebolito.
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