Cosa hanno scoperto le nuove indagini sull’attentato alla sinagoga di Roma
Dopo 43 anni cinque indagati potrebbero andare a processo, per aver ucciso un bambino di due anni e ferito 40 persone

Dopo quarantatré anni c’è una novità nelle indagini sull’attacco alla sinagoga di Roma, avvenuto il 9 ottobre del 1982. Nell’attacco morì un bambino di due anni, Stefano Gaj Taché, e furono ferite quaranta persone di religione ebraica. La procura di Roma ha inviato un avviso di conclusione delle indagini preliminari a cinque indagati, che ora potrebbero andare a processo: avranno venti giorni di tempo per depositare memorie difensive prima che l’accusa, cioè il pubblico ministero, decida se chiedere per loro l’archiviazione o il rinvio a giudizio.
L’attacco fu compiuto da cinque terroristi. Le indagini si concentrarono subito su diversi esponenti di gruppi radicali palestinesi. La sinagoga di Roma si trova in centro, sul lungotevere de’ Cenci. I cinque lanciarono tre bombe a mano e spararono sulla folla con fucili mitragliatori. Quel giorno venivano celebrate diverse festività ebraiche: dentro e fuori la sinagoga c’era molta gente e l’obiettivo degli attentatori era fare una strage. L’attacco durò cinque minuti e alla fine i terroristi fuggirono a bordo di due auto.
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Le indagini sono state eseguite dalla Digos di Roma (un nucleo specializzato della polizia investigativa) e dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, che coordina azioni investigative in ambito terroristico. Una prima inchiesta, avviata dopo l’attentato, si era conclusa nel 1991 senza riuscire a individuare tutti i responsabili. Fu identificato un solo terrorista, Osama Abdel al Zomar, già condannato in Grecia per traffico di armi. L’Italia chiese la sua estradizione ma non venne mai concessa e nel 1991 la corte d’Appello di Roma lo condannò in contumacia per strage. Dopo la liberazione andò a vivere in Libia: non si sa se sia ancora vivo né dove si trovi.
Nel 2020 il procuratore di Roma Michele Prestipino fece riaprire alcune inchieste, tra cui quella relativa all’attentato alla sinagoga, per tentare di identificare i complici di al Zomar.
Non si sa di preciso cosa abbia dato un nuovo impulso dopo tutti questi anni, ma la procura ha fatto sapere che è stato possibile concludere le indagini grazie ai collegamenti emersi con un altro attentato avvenuto a Parigi il 9 agosto del 1982, quindi pochi mesi prima dell’attacco alla sinagoga. Quel giorno un commando lanciò una granata all’interno del ristorante Jo Goldenberg, nel quartiere ebraico del quarto arrondissement, e sparò su clienti e passanti, uccidendo sei persone e ferendone una ventina, tra cui anche quattro italiani.
Secondo la procura dietro agli attacchi di Roma e Parigi ci sarebbe la stessa organizzazione.
Uno degli indagati per l’attacco alla sinagoga, il sessantottenne Abou Zayed Walid Abdulrahman, è già detenuto in Francia e a giudizio per i fatti di Parigi. Oltre a lui rischiano il processo Abed Adra Mahmoud Khader, cittadino palestinese di 71 anni residente in Cisgiordania, Al Abassi Souheir Mohammad Hassan Khalil, settantaquattrenne di origine palestinese residente in Giordania, Hamada Nizar Tawfiq Mussa, sessantacinquenne di origine palestinese residente in Giordania, e il sessantaseienne palestinese Abu Arkoub Omar Mahid Abdel Rahman, residente in Giordania.
La procura ha ipotizzato che i cinque indagati potrebbero aver agito in concorso con altre due persone, ora morte: Alhamieda Rashid Mahmoud e Maher Said Al Awad Yousif.

Un bambino soccorso dopo l’attentato alla sinagoga di Roma il 9 ottobre 1982 (Ansa)
Parte delle indagini si è svolta in collaborazione con le autorità giudiziarie francesi e il polo antiterrorismo di Parigi, arrivando anche alla creazione di una squadra investigativa comune nel febbraio del 2023. Gli investigatori hanno acquisito testimonianze e documentazioni e hanno consultato fonti giudiziarie, giornalistiche e diplomatiche provenienti da archivi sia pubblici che privati che parlavano dell’attentato alla sinagoga, ma anche di altri attentati che avvennero a Roma negli stessi anni.
Dopo questi approfondimenti si è corroborata l’ipotesi, già da tempo ritenuta molto probabile, che l’attentato alla sinagoga vada attribuito al Consiglio rivoluzionario di Al Fatah, un’organizzazione terroristica fondata nel 1974 da Sabri Khalil Abdul Hamid Al Banna, conosciuto come Abu Nidal. È lo stesso che organizzò gli attacchi terroristici del 27 dicembre 1985 agli aeroporti di Roma e Vienna, dove uomini armati spararono sui passeggeri uccidendo rispettivamente tredici e tre persone.
Dopo anni di militanza in Al Fatah, organizzazione politica e paramilitare palestinese, Abu Nidal era stato espulso a causa di alcune divergenze con il leader Yasser Arafat, che lui considerava troppo moderato. Nel 1974 fondò il suo gruppo paramilitare, il Consiglio rivoluzionario di Al Fatah, a cui si aggregarono centinaia di miliziani. Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta rivendicò o gli furono attribuiti più di 90 attacchi terroristici in 20 paesi diversi contro obiettivi ebraici e non solo.
Le sue azioni terroristiche più note, oltre a quelle negli aeroporti di Roma e Vienna, sono l’attentato all’ambasciatore israeliano nel Regno Unito del 3 giugno 1982 e il dirottamento del volo Pan Am 73, in viaggio da Mumbai a New York, il 5 settembre 1986. In Italia ad Abu Nidal è stato attribuito l’attentato al Café de Paris in via Veneto, a Roma, il 16 settembre 1985, in cui rimasero ferite una quarantina di persone dallo scoppio di una bomba a mano, alcune in modo grave.



