Altre due grosse aziende di abbigliamento sono indagate per caporalato

Dama, titolare del marchio Paul&Shark e nota per il caso dei camici in Lombardia, e Aspesi sono state messe in controllo giudiziario

Il tribunale di Milano, 23 luglio 2025 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
Il tribunale di Milano, 23 luglio 2025 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
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La procura di Milano ha messo sotto controllo giudiziario le aziende di abbigliamento Dama e Alberto Aspesi, entrambe indagate per sfruttamento della manodopera. Aspesi è un marchio noto per i suoi piumini, mentre Dama possiede il marchio di abbigliamento Paul&Shark, è di proprietà di Andrea Dini, cognato del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, ed è l’azienda che durante la pandemia da coronavirus venne indagata per una fornitura di camici alla Regione. Sia Dini che Fontana furono prosciolti per quella vicenda. Dama ha un fatturato di circa 122 milioni di euro, mentre Aspesi di circa 40 milioni di euro.

Il tribunale ha nominato un amministratore giudiziario che affianchi i dirigenti delle aziende. È una pratica abituale in questi casi, e serve per correggere eventuali pratiche illegali senza interrompere il lavoro delle aziende coinvolte. Secondo la procura i dirigenti di Dama e Alberto Aspesi hanno appaltato una parte della filiera a due opifici pur sapendo che questi sfruttavano manodopera cinese, facendo lavorare gli operai senza un contratto, per un numero di ore superiore a quanto consentito e in un luogo non adatto al lavoro.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, i dirigenti di Dama e Aspesi erano al corrente della situazione, visto che si recavano periodicamente nel laboratorio dei loro fornitori. In questi spazi infatti le cattive condizioni dei lavoratori erano evidenti: per esempio alcuni di loro vivevano all’interno dello stesso laboratorio, dove erano presenti letti e una piccola cucina. Secondo la procura entrambe le aziende hanno «adottato una politica che accetta lo sfruttamento dei lavoratori come modalità di produzione».

Dama e Aspesi sono soltanto le ultime aziende del settore della moda a essere coinvolte in indagini sullo sfruttamento dei lavoratori, dopo altri marchi famosi come Tod’s, Dolce & Gabbana, Gucci e Prada.

Negli ultimi anni la procura di Milano, per iniziativa del pubblico ministero Paolo Storari, ha avviato molte inchieste non solo nella moda, ma anche contro grandi aziende della logistica, uno dei settori dell’economia italiana cresciuti di più, e di recente anche contro società che impiegano i rider. Le accuse sono sempre di pratiche illecite, sfruttamento e caporalato.

– Leggi anche: L’azienda di abbigliamento Piazza Italia è stata messa in amministrazione giudiziaria

Nell’ambito della moda, per via dei meccanismi di appalto e subappalto le filiere sono lunghe, ramificate e frammentate, motivo per cui è generalmente difficile individuare i responsabili delle pratiche illecite nelle aziende più piccole, come gli opifici a cui si appoggiavano Dama e Aspesi. Nel portare avanti queste inchieste, Storari ha elaborato un metodo nuovo e discusso, che prevede di ritenere i marchi committenti responsabili delle pratiche illecite adottate dalle aziende nella loro filiera, non solo quelle con un rapporto diretto con il committente, ma anche quelle a cui viene ulteriormente subappaltata una parte del processo di produzione. In pratica i marchi devono vigilare sulla loro filiera e accertarsi che le aziende a cui si rivolgono non commettano violazioni.

Nel caso di Dama e Alberto Aspesi la situazione era abbastanza semplice perché le aziende fornitrici erano soltanto due, M&G Confezioni e Gmax 365, e quest’ultima aveva gradualmente rilevato l’attività della prima.

Il controllo giudiziario è un provvedimento con cui viene nominato un amministratore da affiancare al management di una società, e serve a interrompere una situazione di illegalità e correggerla. È una misura meno invasiva rispetto all’amministrazione giudiziaria, che consiste nel nominare uno o più funzionari che assumono temporaneamente il controllo dell’attività di impresa al posto dei suoi amministratori.