Alle elezioni locali in Francia sono andati bene i partiti radicali
Ed è un problema per gli altri, che ora dovranno decidere se fare alleanze in vista del secondo turno, previsto per il 22 marzo

Domenica si è tenuto in Francia il primo turno delle elezioni amministrative in più di 35mila comuni, importanti per vedere lo stato di salute dei partiti in vista delle elezioni presidenziali del 2027. Le cose da tenere d’occhio erano soprattutto due: i risultati del partito di estrema destra Rassemblement National (RN), molto forte a livello nazionale ma finora poco radicato a livello locale; e quelli della France insoumise (LFI), di estrema sinistra, rispetto ai candidati più moderati.
Il Rassemblement National ha ottenuto risultati meno promettenti di quanto ci si aspettasse, ma comunque molto buoni.
Ha fatto rieleggere al primo turno il suo sindaco a Perpignan, l’unica grande città che governa, mentre in altre città dovrà affrontare dei secondi turni molto complicati. A Marsiglia per esempio, una città storicamente di sinistra, il suo candidato Franck Allisio è arrivato secondo con il 35%. Primo è arrivato il sindaco uscente, l’indipendente di sinistra Benoît Payan, che ha preso il 36,7%. Payan parte favorito al secondo turno.
Il Rassemblement National ha più possibilità di vincere invece a Tolone, una città storicamente di destra dove aveva già vinto nel 1995 e in cui la candidata Laure Lavalette, stretta alleata della leader del partito Marine Le Pen e sua portavoce alle presidenziali del 2022, ha preso il 42%. È arrivata seconda, con il 29 per cento dei voti, la lista civica di destra della candidata Josée Massi.
Il Partito Socialista, di sinistra moderata, partiva da una situazione in cui era molto forte a livello locale ma sempre meno a quello nazionale.
I Socialisti hanno ottenuto buoni risultati in alcune città che se dovessero perdere sarebbe un grosso problema: fra queste Parigi. La lista del candidato Socialista Emmanuel Grégoire, sostenuto dall’amministrazione Socialista uscente, ha preso quasi il 38% dei voti, più di quanto previsto dai sondaggi, staccando la candidata dei Repubblicani, di destra, Rachida Dati, che ha preso il 25,4 per cento. Ad andare bene è stata anche la France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, che i Socialisti non potranno ignorare in vista del secondo turno.
Il sistema elettorale dei due turni ha finora sempre svantaggiato il Rassemblement National, poiché in passato prima del ballottaggio gli altri candidati si coalizzavano e facevano fronte comune per evitare di far vincere l’estrema destra. Non è detto che succeda anche questa volta, perché nel frattempo il Rassemblement National è diventato assai popolare. Dopo la diffusione dei risultati, Jordan Bardella, l’altro leader del partito oltre a Marine Le Pen, ha detto di voler stringere alleanze in vista del secondo turno, tendendo «una mano aperta alle liste di destra» in tutta la Francia.
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Dall’altra parte, la sinistra moderata fa sempre più fatica ad allearsi con la France insoumise, anche per quello che è successo nelle ultime settimane a Lione, dove questa non ha voluto prendere le distanze dalla Jeune Garde Antifasciste, un gruppo di estrema sinistra coinvolto nell’omicidio del militante di estrema destra Quentin Deranque. Il leader del Partito Socialista Olivier Faure, pur lasciando aperta la possibilità di accordi a livello locale, ha escluso un accordo nazionale con la France insoumise al secondo turno.
Parigi è un perfetto esempio di questa tensione, sia a destra che a sinistra. È improbabile che Grégoire riuscirà a vincere senza allearsi con la candidata della France insoumise, Sophia Chikirou, che ha preso quasi il 12% dei voti e che ha commentato i risultati dicendo che stava «aspettando la chiamata» del candidato Socialista.
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Il candidato di Rassemblement National a Marsiglia, Franck Allisio, con la leader del partito Marine Le Pen a gennaio del 2026 (AP Photo/Philippe Magoni)
Come previsto invece, salvo qualche eccezione sono andati piuttosto male i candidati della coalizione centrista del presidente Emmanuel Macron. In questi dieci anni la sua coalizione non era mai davvero riuscita a radicarsi a livello locale, ma a queste elezioni ha perso voti a favore dell’estrema destra in diverse città in cui governava.
L’esempio principale è quello di Nizza, dove l’alleato del Rassemblement National, Eric Ciotti, ha ottenuto oltre il 43 per cento dei voti contro il sindaco uscente Christian Estrosi, che ha preso quasi il 31 per cento. Ciotti è stato presidente dei Repubblicani dal 2022 al 2024, anno in cui fu estromesso per aver stretto un’alleanza con il RN senza l’approvazione dei suoi colleghi. Da allora ha fondato l’Unione delle destre per la Repubblica, diventato un partito satellite di RN.
Uno dei pochi candidati centristi ad aver avuto un buon risultato è stato l’ex primo ministro Edouard Philippe, che da sindaco uscente a Le Havre ha preso oltre il 43 per cento dei voti. Philippe è leader del partito di centrodestra Horizons, che ha creato nel 2021 dopo aver lasciato i Repubblicani, ed era stato sindaco della città dal 2010 al 2017, e poi di nuovo dal 2020. Nonostante queste premesse, aveva investito moltissimo in queste elezioni: ha detto infatti che se non sarà riconfermato ritirerà la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2027, per cui è considerato uno dei candidati favoriti dell’area centrista, ora che Macron non si può ricandidare.
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