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  • Lunedì 16 marzo 2026

La Francia vuole esserci, in Medio Oriente

È il paese europeo che sta mandando più navi e aerei e che vorrebbe un ruolo attivo nei negoziati: c'entrano ragioni storiche e politiche

Emmanuel Macron parla con i giornalisti durante la sua visita a Cipro, il 9 marzo 2026 (Gonzalo Fuentes/Pool Photo via AP)
Emmanuel Macron parla con i giornalisti durante la sua visita a Cipro, il 9 marzo 2026 (Gonzalo Fuentes/Pool Photo via AP)

Nelle ultime settimane la Francia è diventata il paese europeo più coinvolto nella guerra in Medio Oriente, sia militarmente che politicamente. Ha dispiegato più navi e aerei militari di tutti gli altri paesi dell’Unione Europea e il suo presidente Emmanuel Macron è stato il primo leader occidentale a chiamare al telefono il presidente iraniano Masoud Pezeshkian a guerra iniziata. Sabato si è anche offerto di mediare un incontro fra Israele e Libano, paese che l’esercito israeliano ha ripreso a bombardare per indebolire il gruppo politico e militare filoiraniano Hezbollah.

La scorsa settimana Macron ha annunciato il dispiegamento di otto navi da guerra, due portaelicotteri e la portaerei Charles de Gaulle, che trasporta venti caccia e che insieme a un’altra fregata è già arrivata nelle acque di Cipro per contribuire alla sua difesa antiaerea (da quando è iniziata la guerra l’isola, che fa parte dell’Unione Europea, è stata più volte presa di mira dall’Iran).

Altre navi sono state inviate nel mar Rosso e al largo dello stretto di Hormuz, il tratto di mare fra Iran, Oman ed Emirati Arabi Uniti che è un passaggio obbligato per le navi mercantili che esportano petrolio e gas dai paesi del Golfo, e che l’Iran sta di fatto bloccando con conseguenze globali sul prezzo dell’energia.

La Francia sta anche intervenendo attivamente nella guerra, seppur con azioni molto limitate e difensive. Ha detto per esempio che alcuni suoi caccia hanno intercettato droni diretti verso gli Emirati Arabi Uniti.

A confronto, la maggior parte dei paesi europei ha assunto posizioni molto più caute e attendiste. Per esempio l’Italia e il Regno Unito hanno mandato solo una nave militare a testa a Cipro e non si sono proposti per avere un ruolo attivo nella risoluzione della guerra. La Spagna è a sua volta un’eccezione, ma per la ragione opposta: dall’inizio della guerra il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha criticato con toni molto duri la decisione di Stati Uniti e Israele di attaccare l’Iran.

– Leggi anche: Perché non c’è una vera alternativa allo stretto di Hormuz

La scorsa settimana Macron aveva ribadito che la Francia «non è in guerra con nessuno» e che il suo coinvolgimento è di natura «difensiva», anche dopo che un soldato francese era stato ucciso da un bombardamento iraniano su una base militare a Erbil, in Iraq. Macron ha detto che il dispiegamento francese serve per garantire la sicurezza marittima e per evacuare rapidamente i cittadini francesi che si trovano ancora nella regione, se necessario: sono 400mila, di cui più della metà si trova in Israele e in Cisgiordania, e i restanti principalmente negli Emirati Arabi Uniti e in Libano.

Questo coinvolgimento però ha anche ragioni storiche e politiche più ampie.

La Francia collabora militarmente con alcuni paesi arabi, tra cui quelli del Golfo, dalla fine della prima guerra del Golfo, nel 1991, iniziata con l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq e proseguita con l’intervento militare statunitense: ha accordi di questo tipo per esempio con Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Oman e Giordania, rinnovati nel corso degli anni. Il governo francese ha citato proprio questi accordi per spiegare l’intervento di questi giorni dei suoi caccia contro l’Iran.

Un altro elemento da tenere a mente è che negli ultimi dieci anni la Francia è stata uno dei paesi europei più presenti e impegnati nella guerra contro lo Stato Islamico. Ancora oggi ha diversi soldati stanziati in paesi come l’Iraq, dove continua ad addestrare gli eserciti locali in operazioni di antiterrorismo.

L’impegno francese nella guerra in Medio Oriente dipende anche dalle ambizioni politiche di Macron, che da quando è stato eletto presidente, nel 2017, ha puntato a diventare il leader di riferimento dell’Unione Europea, specialmente dopo la fine della carriera politica della cancelliera Angela Merkel, nel 2021. All’inizio Macron aveva provato anche a costruire un rapporto di fiducia con il presidente statunitense Donald Trump, senza ottenere successo: oggi i rapporti tra i due sono tesi.

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