Il governo si è rimangiato le promesse sul rigassificatore di Piombino
L’autorizzazione in scadenza a luglio è stata prorogata, mentre la Toscana sta ancora aspettando le opere garantite come compensazione

La nave rigassificatrice installata quasi tre anni fa nel porto di Piombino, in Toscana, rimarrà anche oltre la scadenza dell’autorizzazione fissata per il prossimo 31 luglio: il governo ha inserito la proroga in un decreto legge approvato mercoledì 11 marzo con l’obiettivo di garantire la continuità degli approvvigionamenti di gas anche alla luce delle conseguenze della guerra in Medio Oriente che ha limitato l’arrivo di navi metaniere dal golfo Persico, in particolare dal Qatar.
La nave installata a Piombino si chiama Italis LNG (fino al 2024 si chiamava Golar Tundra). È lunga 300 metri e larga 40. Fu costruita nel 2015 come nave metaniera e acquistata da Snam, la principale società che gestisce il trasporto del gas in Italia.
Negli ultimi anni, soprattutto dopo l’inizio dell’invasione russa in Ucraina, molti paesi tra cui l’Italia hanno installato nuovi rigassificatori per comprare più gas da paesi non collegati dai gasdotti e quindi ridurre la dipendenza dal gas russo.
I rigassificatori trattano infatti gas naturale liquefatto (in sigla GNL o LNG, dall’inglese liquefied natural gas) trasportato via nave: una volta portato negli impianti di rigassificazione da navi metaniere, il GNL è ritrasformato in gas e successivamente immesso nei gasdotti del territorio, da cui arriva a centrali termoelettriche, aziende e case. Il rigassificatore di Piombino ha una capacità di trattamento di circa 5 miliardi di metri cubi all’anno.
L’installazione nel porto di Piombino era stata autorizzata in emergenza dal governo di Mario Draghi dopo l’invasione della Russia in Ucraina. La decisione fu poi confermata dal governo di Giorgia Meloni, con la promessa che il rigassificatore sarebbe stato spostato nel 2026 al largo della costa di Vado Ligure, un comune in provincia di Savona. Il governo aveva promesso di spostarlo dopo tre anni anche in risposta alla mobilitazione di associazioni, comitati e del comune di Piombino, governato dal centrodestra, che tra il 2022 e il 2023 si opposero all’arrivo del rigassificatore.
Il governo aveva individuato Vado Ligure come soluzione definitiva in base a una prima disponibilità manifestata dall’allora presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, che poi era stato coinvolto in un’inchiesta sui finanziamenti per la campagna elettorale e a luglio del 2024 si era dimesso. Con la presidenza di Marco Bucci, sempre del centrodestra, la posizione della Liguria cambiò, da favorevole a contraria.
I primi segnali di un ripensamento risalgono allo scorso anno quando l’Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, sostenne che spostare il rigassificatore dal porto di Piombino sarebbe stato troppo costoso. Lo scorso gennaio la stessa Snam aveva chiesto di mantenere la nave nel porto toscano.
Oltre allo spostamento dopo tre anni, il governo aveva promesso anche opere compensative per decine di milioni di euro. Dei dieci interventi promessi ne sono iniziati solo due: il primo lotto di un collegamento diretto tra la strada statale e il porto e una zona logistica semplificata per le aree industriali.
Eugenio Giani, che oltre a essere presidente della Toscana è anche il commissario straordinario per il rigassificatore di Piombino, è contrario alla proroga dell’autorizzazione proprio perché decisa dal governo senza tenere conto delle promesse fatte alla popolazione: «Il decreto fa riferimento all’autorizzazione del 2022», ha detto, «allora l’autorizzazione è la mia, a firma mia. C’è scritto con molta chiarezza che accanto all’autorizzazione del rigassificatore vi erano dieci interventi di compensazione sul territorio concordati con Draghi. Meloni deve rispettare quei 10 punti».



