Salvini ha imparato la lezione sui tempi del ponte sullo Stretto

Dopo non aver rispettato diverse promesse fatte negli ultimi tre anni, ha detto che non darà più scadenze mensili

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini con un modellino del ponte sullo Stretto di Messina
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini con un modellino del ponte sullo Stretto di Messina (ANSA/UFFICIO STAMPA SALVINI)

Tre anni fa il ministro Matteo Salvini promise di aprire i cantieri del ponte sullo Stretto di Messina nel giro di un anno, al massimo entro l’estate del 2024.  Dopo altre varie promesse mancate nel frattempo, martedì Salvini ha detto che non farà più promesse così puntuali: «Non do più scadenze mensili perché ho imparato che tra corsi, ricorsi, Corte dei conti e comitati del “no”, prima voglio vedere la carte». Nonostante tutto però il ministro delle Infrastrutture ha voluto comunque fare una mezza previsione: «Il mio obiettivo è che questo sia l’anno dell’avvio dei lavori del benedetto ponte di Messina».

Salvini parlò per la prima volta di scadenze durante la conferenza stampa di presentazione del decreto con cui è stata rifinanziata la società Stretto di Messina, a cui è stata affidata la gestione del progetto. Salvini disse che l’apertura dei cantieri nell’estate del 2024 era un impegno che il governo era «assolutamente in grado di garantire». Nel settembre del 2024 la scadenza fu spostata alla fine del 2024, poi all’inizio del 2025, di nuovo entro giugno sempre del 2025, poi entro luglio, ancora entro l’estate del 2025, infine «tra settembre e ottobre».

Negli ultimi mesi il piano di Salvini è stato rallentato soprattutto dai problemi individuati dalla Corte dei conti, che alla fine di ottobre non aveva approvato il progetto, anzi più tecnicamente non aveva approvato la delibera con cui lo scorso agosto il Cipess (l’organo del governo che approva gli investimenti pubblici e decide la destinazione dei fondi statali) aveva approvato il progetto del ponte e i relativi finanziamenti.

I dubbi dei magistrati erano principalmente due: il primo riguarda le deroghe ai vincoli ambientali giustificate con una relazione (l’IROPI, Imperative Reasons of Overriding Public Interest) approvata dal governo per dichiarare il ponte un’infrastruttura di interesse militare. La procedura serviva di fatto ad aggirare il vincolo ambientale europeo.

Il secondo dubbio dei giudici riguarda i limiti della direttiva europea sugli appalti pubblici, che impone di fare una nuova gara quando i costi del progetto aumentano di più del 50 per cento rispetto a quelli iniziali. Il governo infatti aveva seguito una procedura inusuale per un progetto così grande e importante: aveva riattivato un contratto stipulato nel 2005 con il consorzio Eurolink, un raggruppamento di aziende guidato dalla grande impresa di costruzioni Webuild, senza fare una nuova gara internazionale.

A causa della bocciatura della Corte dei conti, ora la delibera del Cipess deve essere riscritta e poi valutata di nuovo dai giudici. L’obiettivo del governo – a questo punto però senza dichiarare la scadenza – è far approvare una nuova delibera del Cipess entro la fine di maggio e chiudere tutte le relative pratiche entro la fine di luglio. Per come sono andate le cose finora, è un piano piuttosto ambizioso.

Anche la Ragioneria Generale dello Stato ha chiesto al governo nuove correzioni, preoccupata di un possibile aumento dei costi. Dopo le osservazioni presentate, il governo dovrà riscrivere il decreto approvato lo scorso 5 febbraio per specificare che il ponte dovrà essere costruito «senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».