Il progetto della nuova moschea a Mestre sta avendo conseguenze politiche
La destra locale si è divisa e l'influente portavoce della comunità bengalese non si potrà più candidare con Fratelli d'Italia

Il portavoce della comunità bengalese di Mestre Prince Howlader è stato escluso dalla lista di Fratelli d’Italia per le comunali che si terranno a maggio, dopo le proteste dell’organizzazione neofascista Forza Nuova e la presa di posizione della Lega contro il progetto di realizzare un grande luogo di culto islamico in città. Del progetto si parla da anni: dopo chiusure, ordinanze comunali e sentenze del Consiglio di Stato la trattativa per la sua apertura era stata portata avanti da Howlader con il sindaco uscente di Venezia Luigi Brugnaro, di centrodestra, che si era detto a un certo punto favorevole e che aveva individuato anche un’area per la sua costruzione.
La sera del 6 marzo Forza Nuova ha organizzato un presidio a Mestre, la città sulla terraferma di Venezia, contro la costruzione di quella che viene definita moschea, e che sarebbe in realtà un centro culturale in cui tra le altre cose si prega. I militanti neofascisti sono arrivati con megafoni, striscioni e fumogeni davanti ai cancelli dell’area in via Giustizia individuata per la costruzione del luogo di culto. Lì erano presenti numerosi esponenti della comunità bengalese al lavoro per ripulire lo spazio e poter poi festeggiare la fine del Ramadan, una delle occasioni più sentite fra le persone musulmane.
Forza Nuova ha attaccato la comunità e il loro portavoce Prince Howlader, che era presente, che è nel direttivo di Fratelli d’Italia di Mestre per volere del senatore Raffaele Speranzon, e che fino a ieri faceva parte della lista del partito in vista delle amministrative. Come spiega il Corriere del Veneto, negli ultimi dieci anni la comunità bengalese di Mestre è cresciuta moltissimo e Howlader, in quanto loro rappresentante, è in grado di muovere circa tremila preferenze alle urne.
I militanti di Forza Nuova hanno chiamato Howlader “italiano, dal diverso colore della pelle” e hanno criticato Fratelli d’Italia per averlo candidato e per non essersi opposta alla costruzione della moschea: «L’invasione islamica avanza indisturbata e strisciante, addirittura promossa da chi dice di difendere la patria», «Fratelli d’Italia si tolga la maschera», hanno detto Rudi Favaro e Luca Leardini, coordinatori di Forza Nuova a Venezia e in Veneto. «Sventolano il tricolore, fingono di essere patrioti a difesa dell’identità nazionale e si fanno pure chiamare camerati, ma poi aprono le porte al radicamento islamico attraverso uno dei loro stessi esponenti. Questa moschea è targata Fratelli d’Italia». Howlader ha replicato ai manifestanti che tentavano di avvicinarsi di studiare la Costituzione che garantisce a tutte le fedi il diritto di culto.
Il presidio di Forza Nuova era stato anticipato il 25 febbraio da una visita a Mestre dell’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, ex sindaca di Monfalcone, in Friuli Venezia Giulia, che si fece conoscere fuori dalla sua città per agguerrite campagne islamofobe. Circondata da assessori e consiglieri comunali del suo partito, Cisint aveva preso posizione contro la costruzione della moschea: «Con noi al governo la moschea non vedrà mai la luce». Gli esponenti locali di Fratelli d’Italia alla fine hanno deciso di escludere Howlader dalle proprie liste. Il candidato sindaco del centrodestra Simone Venturini non ha ancora commentato.
La vicenda del luogo di culto islamico iniziò nel 2023, quando un gruppo di circa 500 persone bengalese riunite in un’associazione chiamata Ittihad prese in affitto uno spazio all’interno di un ex supermercato in via Piave, a Mestre, e ne fece un centro culturale islamico. Poco dopo l’associazione allestì all’interno anche lo spazio per pregare. Dopo qualche mese il comune di Venezia guidato da Luigi Brugnaro fece un’ordinanza imponendo all’associazione di smantellare il centro perché dal punto di vista urbanistico quegli spazi erano destinati a un utilizzo commerciale, e non era stata fatta la procedura per cambiarne la destinazione d’uso.
Dopo l’ordinanza del comune, l’associazione Ittihad fece ricorso al Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Veneto, che inizialmente sospese l’ordinanza del sindaco per poi decidere di respingere il ricorso dell’associazione, che a quel punto fece appello al Consiglio di Stato, l’organo di secondo grado della giustizia amministrativa. La sentenza del Consiglio di Stato, emessa nell’aprile del 2025, confermò la decisione del TAR e del sindaco Brugnaro ordinando la chiusura del centro perché non a norma dal punto di vista urbanistico.
La comunità bengalese accusò il comune di Venezia di razzismo, attaccò il sindaco e scrisse anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel frattempo, anche in risposta alle pressioni esercitate dall’opposizione, Brugnaro disse di sostenere il progetto di realizzare un luogo di culto a norma in via Giustizia, a poco più di due chilometri da via Piave.
Per il terreno interessato, nel maggio del 2025, Prince Howlader ha già firmato un preliminare d’acquisto versando come anticipo 150mila euro. Di nuovo il problema è però il mancato cambio di destinazione d’uso da artigianale e turistica a zona di attività a interesse collettivo (la categoria che consentirebbe secondo la legge regionale del Veneto l’apertura di un luogo di culto) e che non è stata ancora discussa in consiglio comunale.



