Cinque calciatrici della nazionale iraniana hanno ottenuto asilo in Australia

La capitana della nazionale femminile di calcio iraniana Zahra Ghanbari durante la partita con la Corea del Sud, Australia, 2 marzo 2026 (Albert Perez/Getty Images)
La capitana della nazionale femminile di calcio iraniana Zahra Ghanbari durante la partita con la Corea del Sud, Australia, 2 marzo 2026 (Albert Perez/Getty Images)

Cinque calciatrici della nazionale iraniana, che dall’inizio della guerra in Medio Oriente si trovavano fuori dal paese per la Coppa d’Asia, hanno ottenuto asilo in Australia. Martedì 10 marzo il ministro dell’Interno australiano Tony Burke ha annunciato che cinque di loro, tra cui la capitana Zahra Ghanbari, sono scappate dall’hotel dove si trovavano, sono state trasferite in un luogo sicuro dalla polizia australiana e hanno ottenuto un visto umanitario: «Possono rimanere in Australia, qui sono al sicuro», ha detto Burke. Il visto è stato offerto a tutte le calciatrici, ma per ora lo hanno accettato solo in cinque. Il primo ministro Anthony Albanese ha fatto sapere che l’offerta di asilo resta valida anche per il resto della squadra.

Prima della partita inaugurale della Coppa d’Asia contro la Corea del Sud le calciatrici della nazionale femminile dell’Iran si erano rifiutate di cantare l’inno nazionale, rimanendo in silenzio con lo sguardo rivolto dritto davanti a sé. Un presentatore della televisione di stato iraniana le aveva definite per questo delle «traditrici», dicendo che rappresentavano «un disonore» per il paese. Dopo la partita, all’uscita dallo stadio, il pullman che trasportava le atlete era stato bloccato da decine di persone che protestavano contro la squadra.

Nelle due partite successive, le calciatrici avevano cantato l’inno e fatto il saluto militare e molte associazioni per i diritti umani avevano ipotizzato che fossero state costrette da funzionari governativi. Una volta eliminate dal torneo molte persone e gruppi per la tutela dei rifugiati come Refugee Council Australia avevano espresso preoccupazioni in vista del ritorno delle atlete in Iran e avevano esplicitamente chiesto al governo australiano di permettere alle giocatrici di rimanere per il tempo necessario in Australia, per la loro sicurezza. Fra chi aveva chiesto che le giocatrici ricevessero forme di protezione internazionale c’erano Donald Trump e FIFPro, la federazione internazionale dei calciatori e delle calciatrici professioniste.

In un messaggio su Truth Trump ha scritto che alcune giocatrici hanno deciso di tornare a casa e di non accettare il visto australiano perché preoccupate per la sicurezza delle loro famiglie. In precedenza il presidente americano aveva esortato l’Australia ad aiutare le calciatrici, e aveva detto che le avrebbe accolte gli Stati Uniti se l’Australia non si fosse mossa per farlo. Tra Albanese e Trump c’è stata anche una telefonata proprio per discutere della situazione delle atlete. Nel 2021 l’Australia aveva concesso visti umanitari a più di 20 membri della squadra femminile di cricket afghana, dopo che i talebani erano tornati al potere vietando lo sport femminile.

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