Curare la depressione col principio attivo dei funghi allucinogeni
Degli effetti della psilocibina si parla da decenni, ma ora ci sono nuove conferme e potrebbe arrivare il primo farmaco brevettato

Gli antidepressivi non funzionano per tutte le persone a cui viene diagnosticata una depressione. C’è chi prova un farmaco, poi cambia dosaggio, ne prova uno diverso. Possono passare mesi, a volte anni, senza miglioramenti. Si chiama depressione resistente al trattamento e riguarda almeno 100 milioni di persone nel mondo.
A metà febbraio 2026 la società britannica Compass Pathways ha annunciato i risultati di uno studio su una nuova terapia per questa condizione. È un trattamento a base di psilocibina, la sostanza psicoattiva contenuta nei funghi allucinogeni e i risultati sono promettenti. Se la FDA, l’ente regolatorio statunitense, approverà il trattamento, per la prima volta nella storia uno psichedelico sarà disponibile come farmaco brevettato.
Già qualche anno fa la Lykos Therapeutics, un’azienda biofarmaceutica statunitense, aveva chiesto alla FDA l’approvazione di una terapia a base di MDMA, anche nota come ecstasy, per il disturbo post-traumatico da stress. Nel 2024 la richiesta era stata respinta: c’erano dubbi sulla durata dell’effetto terapeutico, sul modo in cui erano stati condotti gli esperimenti, e tre studi erano stati ritirati per violazioni etiche.
Il problema principale, però, era metodologico. In molti studi clinici è necessario che né i pazienti né i ricercatori sappiano chi sta ricevendo il farmaco e chi una sostanza che non fa nulla (cioè placebo): il cosiddetto doppio cieco. Con l’MDMA è quasi impossibile: chi ha assunto la sostanza lo capisce immediatamente dall’euforia che produce.
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Lo stesso problema si pone con la psilocibina. Chi la assume vive un’esperienza di alterazione delle percezioni: distorsioni visive, senso del tempo sospeso, a volte una dissoluzione del confine tra sé e il mondo. Nel suo ultimo test clinico, COMP006, Compass ha usato COMP360, la sua versione sintetica e brevettata della psilocibina, scegliendo di non somministrare un placebo come controllo. Ha dato a una parte dei pazienti una dose da 1 mg (abbastanza bassa da non produrre effetti marcati ma sufficiente a rendere meno evidente l’assegnazione), a un altro gruppo 10 mg e all’ultimo, il più numeroso, 25 mg.
Per misurare i risultati, Compass ha usato la Montgomery-Åsberg Depression Rating Scale (MADRS), una scala da 0 a 60 che misura dieci sintomi, tra cui carenza di sonno, di appetito e di concentrazione. Un punteggio sopra 20 indica in genere depressione moderata, sopra 35 grave. Negli studi sugli antidepressivi tradizionali la soglia per definire una risposta positiva è una riduzione del 50 per cento del punteggio iniziale. Compass l’ha fissata al 25 per cento, una scelta giustificata dal fatto che anche un miglioramento parziale è considerato clinicamente rilevante per chi non ha risposto a più trattamenti. Il 39 per cento dei pazienti ha raggiunto questa soglia dopo due dosi da 25 mg. A differenza degli antidepressivi tradizionali, che vanno presi ogni giorno, bastano una o due dosi di psilocibina per ottenere un effetto duraturo.
La molecola altera temporaneamente l’attività della rete cerebrale a riposo, la cosiddetta “Default Mode Network”, quella che si attiva quando non siamo concentrati su nulla in particolare. È la rete dei pensieri che vagano, dei ricordi che tornano senza essere cercati, dell’immagine che ognuno ha di sé. Nella depressione grave questa rete è iperattiva e tiene il cervello bloccato in schemi ripetitivi negativi. La psilocibina riesce a indebolire questo meccanismo anche per settimane, molto dopo che la molecola è stata eliminata dall’organismo. Inoltre, non sembra creare dipendenza. E infatti viene studiata anche come trattamento per la dipendenza da alcol e tabacco.
Non è l’unico psichedelico con queste proprietà, ma è uno di quelli che i ricercatori conoscono meglio. Era già stato studiato negli anni Cinquanta e Sessanta, quando l’interesse per questi composti in psichiatria era alto. Nel 1970 negli Stati Uniti l’allora presidente Richard Nixon aveva però classificato queste sostanze come “Schedule I” (la categoria più restrittiva, in cui figura anche l’eroina), sospendendo i finanziamenti e rendendo quasi impossibile farci ricerca. La ripresa era cominciata nei primi anni Duemila, quando la FDA approvò il primo studio controllato sulla psilocibina: i risultati, pubblicati nel 2006, mostrarono che una singola dose produceva cambiamenti profondi e duraturi nel benessere dei partecipanti.
Ma la ricerca accademica non si traduceva spontaneamente in nuovi trattamenti a disposizione di tutti. Gli studi su centinaia di pazienti, necessari per ottenere l’approvazione di un’agenzia regolatoria, costano centinaia di milioni di dollari e richiedono un’infrastruttura che i laboratori universitari non hanno. Compass Pathways racconta di essere nata proprio per questo. È stata fondata a Londra nel 2015 dall’imprenditore George Goldsmith e dalla medica Ekaterina Malievskaia, dopo che il figlio dei due aveva attraversato una grave crisi di salute mentale.
Cercando soluzioni, la coppia aveva trovato decenni di ricerche con risultati promettenti, ma nessuna terapia sul mercato. Avevano allora avviato Compass come organizzazione non profit, raccogliendo attorno al progetto ricercatori e volontari. Poi, nel 2016, l’hanno trasformata in una società for profit, una scelta che è stata giustificata con la necessità di raccogliere capitale per continuare la ricerca. Tra i primi investitori c’è Thiel Capital, il fondo del miliardario Peter Thiel, co-fondatore di PayPal. Compass è stata quotata al Nasdaq nel 2020, la prima tra le società di psichedelici. Il 17 febbraio 2026, il giorno in cui Compass ha annunciato i risultati del suo ultimo studio, le azioni della società sono salite del 42 per cento.
L’amministrazione americana sembra molto favorevole al lavoro di Compass. Robert F. Kennedy Jr., segretario alla Salute degli Stati Uniti, ha detto pubblicamente che la FDA aveva “soppresso” i farmaci psichedelici per troppo tempo. Calley Means, consigliere del dipartimento della Salute americano e promotore dell’agenda MAHA (Make America Healthy Again), ha scritto che i farmaci psichedelici «dovrebbero essere una priorità di politica pubblica».
La FDA si muove nella stessa direzione, ma con maggiore cautela. Nell’autunno del 2025 aveva già incontrato Compass in un colloquio formale, ipotizzando di poter concedere una “rolling submission”, una pratica riservata ai farmaci considerati prioritari che permette di presentare i dati man mano che arrivano invece di aspettare di averli tutti. Compass ha anche ottenuto una designazione di Breakthrough Therapy nel 2018, che velocizza ulteriormente il percorso. Una decisione definitiva della FDA potrebbe arrivare nel 2027.
L’accesso alla psilocibina esiste già in alcuni paesi, attraverso percorsi molto diversi da quelli che una eventuale approvazione della FDA renderebbe possibili. In Oregon, per esempio, dal 2023 chiunque abbia compiuto 21 anni può accedere alla psilocibina in centri autorizzati, anche senza prescrizione medica. Sempre dal 2023, in Australia si possono prescrivere l’MDMA e la psilocibina per trattare la depressione resistente e il disturbo da stress post-traumatico. Non esistono però prodotti formalmente registrati, devono essere autorizzati caso per caso.
In Germania, dall’estate del 2025, la stessa terapia può essere somministrata come uso compassionevole in apposite strutture e in Repubblica Ceca, da gennaio 2026, una nuova legge rende legale l’uso clinico della psilocibina in contesti medici controllati. In Italia, la prima sperimentazione clinica nazionale è iniziata la scorsa estate, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità grazie all’autorizzazione dell’Agenzia italiana del farmaco. La prima dose è stata somministrata a una donna di 63 anni il 4 febbraio scorso.
Se la FDA approvasse la psilocibina di Compass, secondo l’azienda il farmaco potrebbe essere somministrato su scala molto più ampia e in modo sistematico. Tuttavia, i suoi modi di operare sono stati contestati da ricercatori e attivisti, che sostengono che l’azienda stia cercando di ottenere un brevetto e quindi una proprietà esclusiva su una terapia che in qualche modo esisteva già prima, con l’effetto che limiterà in modo rilevante l’accesso alla psilocibina sintetica.



