Perché la madre della “famiglia nel bosco” è stata allontanata dai figli

Secondo i giudici ha sviluppato un comportamento ostile che di conseguenza ha reso i bambini difficili da gestire

La casa famiglia di Vasto che ospitava Catherine Birmingham con i suoi tre bambini, 26 novembre 2025 (ANSA/ANTONELLA SALVATORE)
La casa famiglia di Vasto che ospitava Catherine Birmingham con i suoi tre bambini, 26 novembre 2025 (ANSA/ANTONELLA SALVATORE)
Caricamento player

Il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha ordinato che i tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, protagonisti del caso noto come “famiglia nel bosco”, vengano trasferiti dalla casa famiglia di Vasto dove si trovano ora, e che restino separati dalla madre. Finora Birmingham aveva potuto stare nella casa famiglia con i figli. Con un’ordinanza emessa venerdì, però, i giudici hanno deciso di allontanarla, basandosi su alcune relazioni della struttura di accoglienza che descrivevano il comportamento ostile e non collaborativo di Birmingham.

Nell’ordinanza la giudice presidente del tribunale, Cecilia Angrisano, ha scritto che l’ostilità di Birmingham «nei confronti delle scelte compiute dalla tutrice e dal Servizio sociale inizia a manifestarsi con crescente veemenza». Comprende i racconti delle educatrici e degli educatori, secondo cui Birmingham sarebbe intervenuta più volte screditando il loro lavoro e facendo peggiorare il comportamento dei bambini (due gemelli di 7 anni e una bambina di 8 anni).

In particolare nell’ultima settimana i bambini avrebbero interrotto ogni dialogo con il personale: avrebbero chiamato le educatrici «cattive persone», un’espressione usata spesso dalla madre davanti ai figli. Secondo il racconto delle educatrici, i bambini avrebbero persino cercato di far loro del male: «Con tale intento hanno rotto delle persiane per crearsi dei bastoni da lanciare, rischiando di farsi male e di colpire anche una bambina di pochi mesi, ospite con la madre, e creando dei piccoli tagli sotto il mento e nel palmo di una mano di un’educatrice. Catherine non è intervenuta per fermare o richiamare i figli, ma ha riferito che il loro atteggiamento è solo colpa nostra e si è allontanata».

Nell’ordinanza si legge che l’umore di Birmingham è peggiorato «verosimilmente poiché la signora mostra di avere per qualche ragione coltivato l’illusione di una permanenza in comunità molto breve e di un sollecito ripristino della convivenza di tutta la famiglia presso la propria abitazione». Trovare un punto di incontro è difficile, raccontano le educatrici, perché Birmingham «deride i nostri tentativi» e «non si fida di nessuno», influenzando «i bambini che a suo dire sono arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa».

In tutto questo sembra che il padre, Trevallion, abbia acquisito un ruolo di mediatore e pacificatore, tant’è che le sue visite settimanali sono state aumentate da due a tre. Secondo l’ordinanza durante quelle visite i figli sono sempre contenti, ed è stato grazie alle rassicurazioni di Trevallion alla moglie che il 14 gennaio scorso è stato possibile vaccinare i bambini.

Il peggioramento nel comportamento dei bambini aveva iniziato a manifestarsi tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio: «Hanno iniziato a fare dei veri e propri atti distruttivi, buttando vasi con terra, scarabocchiando muri e armadi, aprendo continuamente rubinetti d’acqua esterni, arrampicandosi su alberi e cancelli, mettendo in disordine spazi comuni, tutti comportamenti spiegati dalla madre come espressione del loro profondo malessere».

Tra le altre cose sono aumentati i tentativi di accedere al piano superiore della struttura, una zona interdetta ai bambini perché non sono supervisionati e rischiano di cadere dalle finestre e dalle scale (al piano superiore c’è l’appartamento della donna, che non potrebbe dormire assieme ai figli). Secondo una delle relazioni della casa famiglia, l’11 febbraio Birmingham «ha rifiutato di rientrare nell’appartamento assegnato e ha preteso di dormire nella stanza dei figli, mostrando un atteggiamento marcatamente oppositivo e non collaborativo che siamo stati costretti ad assecondare».

Un altro problema segnalato dalle educatrici è il fatto che Birmingham abbia smesso di far tenere i bambini al riparo dalle telecamere e dai giornalisti. La richiesta della struttura era che gli incontri con il padre e con altri parenti avvenissero in una zona neutra, dentro la casa famiglia, o in una terrazza posteriore all’ingresso che non può essere ripresa.

Il caso della “famiglia nel bosco” è diventato nazionale e discusso a partire dall’autunno scorso, quando venne deciso l’allontanamento dei figli dalla loro abitazione, giudicata inadeguata rispetto alle loro esigenze. La famiglia aveva infatti deciso di vivere a Palmoli, in provincia di Chieti, in una piccola casa di campagna senza bagni all’interno e con alcuni problemi strutturali. Inoltre i bambini stavano seguendo un percorso scolastico autonomo, una specie di homeschooling, e proprio per valutare il loro progresso affettivo ed educativo era stata avviata una perizia psicologica sulla quale basare la decisione sul ricongiungimento.

Proprio l’istruzione è un aspetto su cui l’ultima ordinanza del tribunale si concentra molto, facendo riferimento a una relazione della sezione di neuropsichiatria infantile della ASL Lanciano Vasto Chieti.

Secondo questa relazione i bambini avrebbero sviluppato competenze «sotto fascia a causa della mancata scolarizzazione». Il quotidiano locale Il Centro fa notare però che i giudici si sono soffermati su questo aspetto della relazione, tralasciando i passaggi in cui la ASL suggerisce un ricongiungimento dei genitori con i figli, e in cui osserva nei bambini «una sostanziale adeguatezza nelle aree emotivo-relazionali».

Oramai comunque è diventato complesso scindere il merito della questione e discutere della legittimità delle varie decisioni in un contesto in cui la vicenda ha assunto anche un valore politico.

Già a novembre, quando fu deciso l’allontanamento, vari ministri e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni erano intervenuti. Venerdì Meloni ha pubblicato un lungo post sui suoi canali ufficiali per criticare l’ordinanza del tribunale, e cogliere un’occasione per attaccare la magistratura in vista del referendum costituzionale del 22 e del 23 marzo: «I figli sono delle mamme e dei papà, e uno Stato che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti. Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti», ha scritto.