«Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra»

Giorgia Meloni sta cercando di mantenere una linea cauta sulla crisi, ma intanto il governo ha fatto sapere che l'Italia manderà navi a Cipro

La presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni (Getty Images/Antonio Masiello)
La presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni (Getty Images/Antonio Masiello)

Giovedì mattina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dato un’intervista alla radio RTL 102.5, in cui tra le altre cose ha parlato della guerra in Medio Oriente e della possibilità che l’Italia possa avere un ruolo più diretto. Meloni ha detto che per ora non intende partecipare al conflitto: «Voglio ribadire che non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra», ha detto. Allo stesso tempo, poche ore dopo la sua dichiarazione il ministro della Difesa Guido Crosetto ha detto che l’Italia manderà delle navi a Cipro, per proteggerla dagli attacchi dell’Iran.

Nei giorni scorsi Cipro è stata presa più volte di mira dall’Iran con droni e missili. Domenica sera l’Iran ha colpito con un drone la base militare britannica di Akrotiri, che è sotto la sovranità del Regno Unito e tecnicamente non fa parte del territorio di Cipro. Altri droni e missili lanciati contro Cipro sono stati intercettati in seguito.

Crosetto ha detto che l’Italia ha deciso di mandare «assetti navali» per proteggere Cipro, insieme a Spagna, Francia e Paesi Bassi (non ha spiegato esattamente di che tipo di navi si parli, né di quante siano). Cipro non fa parte della Nato (l’alleanza militare a cui appartengono l’Italia e gli Stati Uniti), ma è un paese membro dell’Unione Europea, e il trattato dell’Unione Europea prevede (all’articolo 42.7) che gli stati membri debbano assistere un paese membro che subisce un’aggressione armata sul suo territorio.

Fino a qui, il governo Meloni ha mantenuto un atteggiamento piuttosto cauto sulla guerra in Medio Oriente: le truppe inviate a Cipro avrebbero comunque solo compiti difensivi, e fino a qui invece è stata più vaga sul sostegno diretto agli Stati Uniti, che con Israele hanno deciso di attaccare l’Iran sabato mattina – in particolare, sulla possibilità che gli Stati Uniti usino basi militari in Italia per bombardare l’Iran.

A RTL 102.5 Meloni ha detto che per ora gli Stati Uniti non hanno chiesto al governo di usare le basi militari in Italia per bombardare l’Iran. Se dovesse succedere, ha detto che la decisione sarebbe di competenza del governo, ma che coinvolgerebbe anche il parlamento.

In teoria Meloni dovrebbe avere un ottimo rapporto col presidente statunitense Donald Trump, ma mantenere questo rapporto non è stato semplice finora, considerato che rimanere allineati a Trump significa a volte dover appoggiare il presidente russo Vladimir Putin oppure, come in questo caso, contribuire a scatenare una guerra regionale in Medio Oriente.

Meloni ha detto anche che l’Italia invierà aiuti militari ai paesi del Golfo Persico, parlando di «aiuti per la difesa aerea», senza entrare più nel dettaglio di così. Meloni ha spiegato che sono «nazioni amiche», e che aiutarle a difendersi servirebbe anche a proteggere «decine di migliaia di italiani e circa 2mila militari italiani» che si trovano nell’area: «tra l’altro il Golfo è vitale per l’approvvigionamento energetico dell’Italia e dell’Europa», ha aggiunto.

Dall’inizio della guerra, l’Iran ha usato missili e droni per bombardare obiettivi civili in diversi paesi del Golfo Persico. Molti di questi paesi, come gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, l’Arabia Saudita, il Kuwait e il Bahrein, finora sono riusciti a limitare i danni utilizzando difese antiaeree che avevano comprato soprattutto dagli Stati Uniti, ma adesso rischiano di esaurirle. Per questo hanno chiesto aiuto ad altri paesi, anche all’Italia: secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto sono stati chiesti in particolare sistemi di difesa antidrone e antimissile.