Cos’è la Jeune Garde Antifasciste
Il gruppo di estrema sinistra nato a Lione e coinvolto nell'omicidio di Quentin Deranque, che Jean-Luc Mélenchon continua a sostenere

Giovedì a Lione il leader della France Insoumise Jean-Luc Mélenchon ha difeso la Jeune Garde Antifasciste, un gruppo di estrema sinistra legato al suo partito e coinvolto nell’omicidio di Quentin Deranque, avvenuto proprio a Lione a metà febbraio. Deranque era un militante di estrema destra, che è stato aggredito e ucciso in uno scontro con dei militanti di estrema sinistra. Finora sono state formalmente accusate sette persone, molte delle quali identificate come membri della Jeune Garde.
Il ministro dell’Interno francese aveva ordinato lo scioglimento del gruppo lo scorso giugno, ma dopo l’omicidio di Deranque la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta sulla sua presunta ricostituzione.
Negli ultimi anni la Jeune Garde è diventata nota in Francia per il suo contrasto ai gruppi neonazisti e di estrema destra, anche tramite metodi violenti e con una retorica aggressiva, considerati giustificati dal gruppo se messi in atto in contesti di “autodifesa” (un’opinione molto contestata). In questi anni diversi militanti della Jeune Garde sono stati indagati e condannati per episodi di violenza, fino all’ordine di dissoluzione dell’anno scorso.
La Jeune Garde Antifasciste fu fondata a Lione nel 2018 da alcuni militanti di estrema sinistra con l’obiettivo di reagire ai numerosi attacchi compiuti dai gruppi di estrema destra, molto radicati a Lione. Questi gruppi compivano regolarmente atti vandalici contro i luoghi di aggregazione dei movimenti di sinistra lionesi e aggredivano attivisti e militanti di sinistra, oltre a persone non bianche o appartenenti alla comunità LGBT+. Episodi di questo tipo avvenivano di solito durante le cosiddette “ronde identitarie” che i militanti di destra facevano nella vecchia Lione, il quartiere storico della città dove avevano le loro basi, e nella Guillotière, un quartiere con una forte presenza di persone immigrate.
Al tempo il panorama dei movimenti di sinistra ed estrema sinistra era piuttosto frammentato e meno organizzato di quello dell’estrema destra. I gruppi più estremisti e violenti erano piccoli, i loro membri agivano a volto coperto e si tenevano lontani dalla politica tradizionale.
Da subito invece la Jeune Garde applicò un metodo diverso. Nominò delle figure ufficiali che avevano il compito di rappresentare il gruppo “a volto scoperto”, una pratica inusuale per i movimenti di estrema sinistra; coinvolse da subito molte donne e strinse rapporti con La France insoumise, il partito di Mélenchon, riuscendo anche a far eleggere uno dei fondatori e portavoce del gruppo, Raphaël Arnault, come deputato nel 2024. Fra le persone indagate per l’omicidio di Deranque c’è anche un suo assistente parlamentare.
Allo stesso tempo, la Jeune Garde mise in atto quello che definì un «antifascismo di strada», ossia l’invio di militanti in certi quartieri per contrastare la presenza di militanti di estrema destra. Da subito sostenne la legittimità del ricorso alla violenza come modalità d’azione, seppur ufficialmente come ultima possibilità e sempre in un contesto di cosiddetta «autodifesa popolare». Come simbolo scelse tre frecce, lo stesso dei gruppi di autodifesa socialisti degli anni Trenta, creati in Francia con lo stesso obiettivo (contrastare nelle strade i gruppi di estrema destra). Sui loro profili social hanno mostrato più volte alcuni dei loro membri mentre si allenano in sport da combattimento, in contesti speculari a quelli dell’estrema destra lionese, che fino al 2024 aveva una palestra di riferimento in città creata da un’associazione di destra identitaria dove i militanti si allenavano.
La questione dell’autodifesa è stata spesso messa in discussione, ben prima dell’omicidio di Deranque: in questi anni gli scontri con i gruppi di estrema destra sono diventati frequenti, ma ci sono stati anche diversi episodi in cui i membri della Jeune Garde sono stati accusati di aver iniziato le violenze.
Fra le persone condannate in via definitiva in questi contesti c’è proprio Raphaël Arnault. Il 24 aprile del 2021 un 18enne fu aggredito nel 1° Arrondissement di Lione da un gruppo di sei persone, tra cui Arnault: poco prima una manifestazione per i diritti delle donne lesbiche che si era svolta nello stesso quartiere era stata attaccata da decine di militanti di estrema destra. I militanti della Jeune Garde chiesero al ragazzo perché fosse in quel quartiere e quando lui disse di essere lì per caso, negando il suo coinvolgimento nell’attacco, lo obbligarono a togliersi la giacca per «verificare che non avesse tatuaggi nazisti». Gli chiesero poi di sbloccare il telefono e quando il ragazzo si rifiutò lo gettarono a terra.
Nel 2022 Arnault fu condannato in primo grado a quattro mesi di reclusione con pena sospesa per violenza volontaria di gruppo. Fece ricorso, ma ritirò la sua richiesta nel 2025 (dopo essere già diventato parlamentare), cosa che rese definitiva la sua condanna.
La France insoumise ha sempre mantenuto i rapporti con la Jeune Garde, nonostante le critiche provenienti anche da partiti di sinistra suoi alleati. Nel 2025 per esempio Mélenchon prese parte a una manifestazione a sostegno dell’organizzazione dopo la richiesta dissoluzione da parte dello Stato francese. Nelle ultime settimane Mélenchon ha condannato la violenza nei confronti di Deranque, non ha mai dato segno di voler prendere le distanze dal gruppo.
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