Due mesi in tenda contro la smobilitazione dell’ospedale di Isernia

Il sindaco Piero Castrataro continuerà a protestare fino a quando non riceverà garanzie sugli investimenti

La tenda montata di fronte all'ospedale di Isernia, in Molise
La tenda montata di fronte all'ospedale di Isernia, in Molise (Piero Castrataro/Facebook)

Da poco più di due mesi il sindaco di Isernia Piero Castrataro dorme in una tenda verde montata di fronte all’ospedale Ferdinando Veneziale per protestare contro la chiusura di alcuni reparti decisa dai commissari che in Molise gestiscono la sanità, piena di debiti.

Il Veneziale è l’unica struttura sanitaria della zona, punto di riferimento per circa 80mila persone in un territorio dove la popolazione è sempre più anziana e i servizi di assistenza sono pochi. In Molise la sanità è commissariata da 17 anni soprattutto a causa della pessima gestione economica: finora sono stati accumulati 500 milioni di euro di debiti, che nonostante il blocco degli investimenti faticano a diminuire perché in Molise abitano poche persone e mantenere i servizi sanitari costa molto.

Il sindaco Castrataro protesta in particolare per il rischio sempre più concreto che chiudano il reparto di emodinamica e il punto nascita. Da settimane i sindaci aspettavano la pubblicazione del cosiddetto piano operativo 2026-2028 studiato dai commissari per far quadrare i conti. Il piano, diffuso venerdì, prevede di chiudere uno dei due punti nascita e uno dei due reparti di emodinamica tra gli ospedali di Isernia o di Termoli, senza dire quale e senza fissare criteri per la scelta.

«Sta diventando una battaglia tra poveri», dice Castrataro. «Togliere questi reparti può anche creare risparmi, ma fanno aumentare i rischi per la salute delle persone». Il sindaco teme che tra i criteri di scelta dei commissari ci sia il calo delle prestazioni del reparto di emodinamica del Veneziale dovuto al mancato collaudo di un angiografo, uno strumento essenziale per le visite: «È inaccettabile che un’inefficienza amministrativa venga usata come grimaldello per lo smantellamento di un’eccellenza. Tutta questa incertezza sta creando molti danni: come facciamo a convincere i medici a venire a Isernia, se c’è il rischio che i reparti chiudano?».

Castrataro dice che continuerà a dormire in tenda fino a quando non ci saranno garanzie che i reparti rimarranno aperti e che l’ospedale non sarà depotenziato. Ogni sera, dopo il lavoro in municipio, indossa la calzamaglia, una tuta termica, un giaccone con il cappuccio e poi si infila sotto una coperta. «Non dormo tantissimo, ma dormo», dice. «Più che le poche ore di sonno, è il mal di schiena. Ma l’affetto delle persone e dei bambini mi aiuta a tenere duro».