Il caso del medico gettonista che lavorava al pronto soccorso dopo una condanna per 7 omicidi

È rimasto in servizio per due giorni in un ospedale in provincia di Lecco, prima di essere sospeso

pronto soccorso
(Mauro Scrobogna/LaPresse)
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L’azienda ospedaliera di Merate, in provincia di Lecco, ha sospeso un medico gettonista dopo aver scoperto che era stato condannato a 17 anni e 3 mesi di carcere perché accusato di aver ucciso 7 pazienti tra il 2014 e il 2018. La condanna non è ancora definitiva perché non si sono ancora pronunciati i giudici della Cassazione: fino ad allora il medico è innocente, ma l’azienda ospedaliera ha detto di averlo sospeso per tutelare i pazienti e il personale sanitario.

Il medico sospeso è un anestesista rianimatore e ha 53 anni. A Merate lavorava come gettonista, cioè assunto da una cooperativa e pagato a ore per coprire i turni scoperti.

Nel 2023 era stato condannato perché ritenuto responsabile della morte di 7 pazienti anziani soccorsi durante interventi domiciliari quando lavorava al 118 di Trieste. Le vittime, tra i 75 e i 90 anni, erano state uccise con iniezioni di potenti sedativi. In primo grado il medico era stato condannato a 15 anni e 7 mesi per 9 decessi, con l’attenuante dell’aver agito «per motivi di particolare valore morale o sociale», poi esclusa dal processo di appello.

Durante i processi si era sempre difeso sostenendo di aver somministrato sedazioni palliative, per non fare soffrire ulteriormente le persone malate. «Non è uccidere, è una terapia a tutti gli effetti ed è ciò che ho ritenuto doveroso fare nella gestione di questi pazienti giunti all’agonia finale», aveva detto in aula.

Dopo la condanna il medico era stato sospeso dall’ordine e infine radiato, un provvedimento poi ritirato in attesa della sentenza definitiva. Formalmente quindi può esercitare la professione. «È doveroso distinguere con chiarezza tra il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva e l’etica della responsabilità che deve guidare chi opera in contesti delicatissimi come un pronto soccorso», ha detto l’assessore al Welfare della Lombardia, Guido Bertolaso. «Parliamo di professionisti chiamati a prendere decisioni cruciali con serenità e consapevolezza, in situazioni di emergenza, dove la fiducia dei cittadini e la credibilità del sistema sanitario non possono essere messe in discussione».

Bertolaso ha anche detto che verranno fatte verifiche sulla cooperativa coinvolta e sui controlli fatti prima dell’inizio della collaborazione. La condanna per omicidio, anche se non definitiva, escluderebbe il medico sospeso dai bandi di assunzione pubblici, ma evidentemente nelle cooperative i criteri sono più laschi. Secondo Bertolaso, le direzioni ospedaliere devono essere messe nelle condizioni di conoscere ogni elemento utile a valutare l’idoneità dei professionisti, soprattutto in contesti ad alta complessità come il pronto soccorso: «È intollerabile la prassi secondo cui alcune cooperative impieghino personale senza condividere in modo completo e trasparente tutte le informazioni rilevanti con le strutture sanitarie con cui collaborano».