Le preoccupazioni se Paramount compra Warner
La famiglia Ellison, vicina a Trump, controllerebbe una grossa parte dell'informazione statunitense, e ci sarà meno lavoro a Hollywood

Fino a poco più di un anno fa David Ellison dirigeva Skydance Media, una società di produzione cinematografica relativamente piccola: produceva film tratti da alcuni franchise di grandi successo, come Mission: Impossible e Star Trek, ma le sue possibilità erano molto lontane da quelle di colossi come Netflix o Disney. Nel giro di pochi mesi è diventato l’imprenditore più ingombrante e influente di Hollywood: l’anno scorso aveva completato una complessa fusione con Paramount; e, salvo stravolgimenti clamorosi, dopo la rinuncia annunciata oggi da Netflix acquisirà anche Warner Bros. Discovery, una delle istituzioni del cinema statunitense, con un’operazione da 111 miliardi di dollari.
Se – com’è probabile – l’operazione dovesse andare a buon fine, Ellison otterrebbe un ruolo senza paragoni non soltanto nel settore dell’intrattenimento, ma anche in quello dell’informazione statunitense. Paramount Skydance infatti possiede già il canale televisivo CBS e con il completamento dell’acquisizione finirebbe per controllare anche CNN, la principale emittente statunitense di news via cavo, che è di proprietà di Warner.
Da dicembre, quando Paramount Skydance si era infilata nella trattativa tra Netflix e Warner con un’offerta di acquisizione ostile, diverse associazioni che si occupano di tutelare la libertà di stampa avevano criticato duramente l’operazione, accusando Ellison di voler concentrare nelle proprie mani una parte significativa dell’informazione televisiva statunitense.
Craig Aaron, amministratore delegato del gruppo per la difesa del pluralismo Free Press, ha detto che le autorità di regolamentazione statunitensi dovrebbero vietare a Ellison di comprare la CNN, anche per via dei suoi strettissimi legami con il presidente statunitense Donald Trump. Suo padre, Larry Ellison, è una delle persone più ricche al mondo: presiede Oracle, un’enorme azienda di software, ed è notoriamente molto vicino a Trump.
A dicembre alcuni funzionari della Casa Bianca sentiti dal Wall Street Journal avevano fatto sapere che, durante un incontro privato a Washington, David Ellison aveva dato rassicurazioni a Trump sulle «modifiche radicali» che in seguito all’acquisizione di Warner avrebbe apportato alla linea editoriale e alla programmazione della CNN, una rete piuttosto critica nei confronti dell’attuale amministrazione Trump.
È uno scenario tutt’altro che improbabile, considerando la riorganizzazione che ha interessato la CBS nell’ultimo anno. Da quando la controlla, Ellison ha stravolto la linea dell’emittente con una serie di nomine di area conservatrice. A settembre aveva scelto Kenneth R. Weinstein, presidente del think tank conservatore Hudson Institute, come nuovo ombudsman di CBS News, la divisione di notizie della CBS. L’ombudsman è la figura editoriale che si occupa di rispondere alle lamentele dei lettori sull’accuratezza e sulla copertura delle notizie.
Due mesi dopo aveva nominato come direttrice di CBS News Bari Weiss, giornalista e opinionista di 41 anni diventata molto nota e seguita per le sue polemiche contro la presunta deriva “woke” del giornalismo americano.

Bari Weiss intervista Erika Kirk, moglie dell’influencer e podcaster di estrema destra Charlie Kirk, durante una trasmissione della CBS (Michele Crowe/Getty)
Queste scelte erano state lette fin da subito come parte di una strategia di Ellison per spostare verso destra le posizioni dell’emittente, che nell’ultimo anno è stata protagonista di assai discusse scelte di sudditanza nei confronti dei desideri dell’amministrazione Trump.
A luglio aveva deciso di chiudere il seguitissimo programma statunitense di Stephen Colbert, la cui ultima puntata andrà in onda a maggio. E poche settimane prima aveva raggiunto un accordo economico da 16 milioni di dollari con Trump, che le aveva fatto causa sostenendo che 60 Minutes, storica trasmissione di inchieste e interviste giornalistiche, avesse modificato un’intervista con Kamala Harris per favorirla nel corso della campagna elettorale per le presidenziali dello scorso anno.
In realtà CBS aveva mandato in onda due spezzoni dell’intervista in due momenti diversi, ma senza modificarne il contenuto. Secondo molti esperti e giuristi avrebbe quindi vinto la causa senza essere obbligata a dare un soldo a Trump. Paramount era però nel mezzo del delicato accordo di fusione con Skydance, che richiedeva l’approvazione da parte del governo statunitense; aveva quindi preferito pagare, senza andare a giudizio.
Secondo i dati della società di ricerche e monitoraggio di mercato Nielsen, nel 2025 gli ascolti di CBS News sono calati del 12 per cento. A ottobre Paramount aveva licenziato circa 1.000 dipendenti, tra cui molti giornalisti dell’emittente.
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L’acquisizione di Warner da parte di Paramount Skydance è vista con molta preoccupazione anche da chi lavora a Hollywood, soprattutto per la potenziale perdita di posti di lavoro che comporterebbe.
Si tratta di due società simili, solo di dimensioni diverse (Warner Bros. Discovery è molto più grande), che quindi non avrebbero bisogno di due uffici stampa, due uffici marketing, due uffici legali, due set di produttori, eccetera.
Ci vorrebbe sicuramente più personale di quello che oggi lavora per la sola Paramount per gestire tutte le proprietà di Warner e le sue attività, ma non esattamente il doppio. E le molte acquisizioni degli ultimi anni hanno compromesso di molto la concorrenza: cinquant’anni fa infatti i grandi studi americani erano otto, mentre l’operazione li ridurrebbe a 4 (Universal, Disney, Sony/Columbia e l’eventuale Paramount-Warner). Sceneggiatori, attori, registi e altre maestranze avrebbero quindi una grossa azienda in meno per cui lavorare.
La volontà di risparmiare sul personale è stata peraltro confermata dallo stesso Ellison, che nelle scorse settimane aveva detto di aver programmato tagli in quest’ambito per 6 miliardi di dollari.
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La finalizzazione dell’operazione potrebbe durare diversi mesi, perché dovrà essere approvata non soltanto dagli azionisti e dalle autorità di controllo statunitensi, ma anche dagli organismi di regolamentazione degli altri paesi in cui le due società operano che sono parecchi e tra cui c’è anche l’Unione Europea.
Secondo molti analisti, l’acquisizione potrebbe comportare una nuova fase di concentrazione nel settore dell’intrattenimento, dato che altri grandi gruppi come Disney, Comcast e Sony potrebbero cercare fusioni o alleanze per rafforzarsi e competere con la nuova società.
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