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  • Giovedì 26 febbraio 2026

Gli Stati Uniti permetteranno la vendita del petrolio venezuelano a Cuba

È una decisione significativa, e potrebbe alleviare la grave crisi energetica e umanitaria in corso nel paese

Persone in bicicletta e a piedi a Santa Cruz del Norte, Cuba, 3 febbraio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
Persone in bicicletta e a piedi a Santa Cruz del Norte, Cuba, 3 febbraio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
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Mercoledì sera il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha detto che autorizzerà nuove licenze per la rivendita del petrolio venezuelano per uso commerciale e umanitario a Cuba. È un segnale di apertura significativo a fronte delle restrizioni applicate da decenni all’isola caraibica, diventate più dure nelle ultime settimane, e potrebbe contribuire ad alleviare la grave crisi energetica e umanitaria in corso nel paese.

Negli ultimi venticinque anni il Venezuela era stato il principale fornitore di carburante e petrolio greggio a Cuba. Da quando a gennaio gli Stati Uniti hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro, e poi preso il controllo della vendita e delle esportazioni del petrolio venezuelano, le forniture tuttavia erano cessate.

L’ultimo rifornimento di petrolio a Cuba risulta essere stato quello dello scorso 9 gennaio, da parte del Messico. Da allora la benzina in vendita attraverso i canali ufficiali di fatto è finita; i distributori di carburante sono chiusi o vuoti, il poco carburante che ancora si trova al mercato nero, proveniente da riserve private o governative, ha prezzi vicini ai 10 dollari al litro. I pochi aerei che coprivano le tratte interne sono fermi, alcune compagnie straniere hanno sospeso i voli e manca il carburante anche per i mezzi che raccolgono la spazzatura. A questo si aggiunge la mancanza di elettricità, di moneta e di molti beni essenziali. In certe zone i blackout durano ormai per la maggior parte della giornata.

Nel comunicato del dipartimento del Tesoro si specifica che le licenze per la distribuzione del petrolio venezuelano potranno essere assegnate solo allo scopo di aiutare la popolazione cubana. Sarà possibile vendere petrolio alle piccole imprese private e commerciali (chiamate MIPYME) che sono state autorizzate negli ultimi anni, e che riforniscono l’isola di gran parte dei beni provenienti dall’estero. La scorsa settimana il governo cubano aveva autorizzato le MIPYME a importare petrolio e carburanti dall’estero. Gli Stati Uniti non concederanno invece licenze per la distribuzione a persone o enti associati al governo, all’esercito o ai servizi di intelligence cubani, in linea con le sanzioni che il governo statunitense impone a Cuba.

Non è chiaro come mai l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump abbia deciso queste aperture proprio adesso. Si sa però che in questo periodo il segretario di Stato, Marco Rubio, sta intrattenendo colloqui riservati con Raul Guillermo Rodriguez Castro, il nipote del 94enne Raúl Castro.

Cuba produce circa il 40 per cento del petrolio che consuma, ma è difficile da raffinare: quasi tutto viene usato per alimentare le centrali per la produzione di energia elettrica, mentre il carburante per i trasporti deve essere quasi totalmente importato. Nelle scorse settimane il governo cubano aveva varato un piano di razionamento che prevedeva di garantire una dotazione minima di carburante per i mezzi di soccorso e per i trasporti di base di merce e di persone lungo alcune connessioni chiave (come le maggiori città o i centri turistici).

Questi trasporti erano però diventati sempre più rari e più cari. L’esaurimento del carburante aveva perlopiù bloccato la raccolta della spazzatura, con accumuli che favorivano la diffusione di malattie ed epidemie, e stava bloccando anche la distribuzione di aiuti umanitari, arrivati proprio dagli Stati Uniti (attraverso la Chiesa cattolica) e il Messico.

Per decenni il governo cubano aveva potuto contare su una rete di paesi amici che rifornivano l’isola praticamente di tutto, in particolare Messico, Venezuela, Cina e Unione Sovietica (poi Russia). Dopo l’embargo imposto dagli Stati Uniti, tuttavia, il Messico ha interrotto le spedizioni di petrolio per via delle minacce statunitensi di nuovi dazi contro i paesi che avrebbero commerciato con Cuba. Si sono fermati anche i rifornimenti russi, mentre la Cina ha promesso di fornire sostegno e assistenza all’isola «al meglio delle sue possibilità», ma senza fare molto di concreto.

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