Per ora dai nuovi negoziati tra Iran e Stati Uniti non è uscito molto
Quelli sul programma nucleare iraniano, su cui c'era molta attesa per la possibilità sempre più concreta di un attacco statunitense

I rappresentanti di Stati Uniti e Iran si sono incontrati a Ginevra, in Svizzera, per nuovi negoziati con l’obiettivo di trovare un accordo su alcuni temi su cui si discute da tempo, a partire dal nucleare iraniano, ma anche per ridurre la tensione tra i due paesi e per evitare un attacco statunitense contro l’Iran. Dall’incontro non è emerso molto: né un accordo, ma neppure un fallimento dei colloqui, che sono mediati dall’Oman.
Il ministro degli Esteri omanita, Badr Albusaidi, ha detto che ci sono stati dei progressi, una formula diplomatica per dire che è stato un incontro interlocutorio, aggiungendo che i negoziati continueranno la settimana prossima, a Vienna. Nel frattempo entrambe le delegazioni riferiranno ai loro governi. Per ora non si sa esattamente su cosa ci sono stati progressi, o se è stato concordato qualcosa. Al momento si sa solo che gli iraniani hanno consegnato agli statunitensi una proposta scritta delle concessioni che sono disposti a fare, ma non se ne conosce il contenuto.
Era atteso che l’Iran facesse una proposta per prevenire un attacco, anche perché gli Stati Uniti gli avevano intimato di farlo. Secondo le fonti sentite da vari media, l’obiettivo del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, era presentarne una finalizzata a mantenere un certo livello di arricchimento dell’uranio (necessario per far funzionare le centrali nucleari) ma al tempo stesso a permettere a Trump di dichiarare vittoria. Secondo i media, tra le altre cose, questa proposta potrebbe includere l’eliminazione delle scorte di uranio già arricchito, la sospensione per alcuni anni delle attività di arricchimento e infine la loro ripresa a livelli molto più bassi.
Non si sa ancora se la proposta consegnata giovedì contenga queste condizioni. Araghchi si è limitato a dire che su alcuni temi si è vicini a un’intesa, ma che ci sono ancora delle «differenze di opinioni» su altri, senza specificare quali.
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Barak Ravid, un giornalista di Axios molto attendibile sulle dinamiche dell’amministrazione Trump, ha scritto che gli inviati statunitensi (che sono i due più importanti consiglieri del presidente: Steven Witkoff e Jared Kushner) non erano soddisfatti di com’è andata la prima sessione delle trattative, alla mattina. Poi però erano ricominciate nel pomeriggio, e una fonte di Ravid ha definito positivo il loro esito.
Durante la pausa un funzionario iraniano aveva detto ad Al Jazeera che il regime era disposto a sottoporsi nuovamente alle ispezioni della Agenzia internazionale per l’energia atomica, e dunque a verifiche sul suo programma nucleare, ma questa possibilità non è ancora confermata. Fonti del sito Amwaj invece hanno sostenuto che la proposta redatta dagli iraniani contenga apposta formulazioni a cui Donald Trump tiene molto, tra cui l’impegno a una «coesistenza pacifica», in cambio di un allentamento delle sanzioni.
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