Le violenze in Messico dopo l’uccisione di “El Mencho”
Il cartello del narcotraffico che dirigeva ha risposto bloccando strade e dando fuoco a veicoli, negozi e distributori di benzina

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L’uccisione in Messico di Nemesio Oseguera, detto “El Mencho”, uno dei criminali più ricercati al mondo, a capo di un potente cartello del narcotraffico, ha provocato una serie di violenze che ha coinvolto diversi stati del paese: sono state bloccate strade, incendiati mezzi pubblici, automobili, negozi e distributori di benzina, e ci sono stati scontri tra polizia e gruppi armati. A seguito delle violenze sono state chiuse scuole, interrotti i trasporti pubblici e cancellati molti voli aerei.
Lunedì mattina (il pomeriggio in Italia) la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha detto che la situazione era tornata alla normalità.
I blocchi delle strade e gli incendi di veicoli e negozi sono azioni comunemente compiute dai cartelli della droga per ostacolare o contestare operazioni militari contro di loro: Oseguera era il capo del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), uno dei più grandi e potenti dell’intero Messico, nato nel 2010 e noto per l’uso estremo della violenza.
Il segretario alla Sicurezza Omar García Harfuch ha detto che negli scontri sono stati uccisi «criminali» e 27 uomini delle forze di sicurezza. Ha anche parlato di «una donna», ma non ha chiarito di chi si trattasse. Ha riferito che sono state arrestate 70 persone.
Oseguera è stato ucciso domenica a Tapalpa, nello stato messicano di Jalisco, durante un’operazione dell’esercito federale. Le violenze si sono rapidamente diffuse in molti altri stati messicani: le autorità locali hanno calcolato oltre 250 strade bloccate in una ventina di stati (su 31 totali). Quello in cui se ne sono concentrati di più è stato proprio Jalisco.
In diverse parti del paese si sono sollevate enormi colonne di fumo dopo l’incendio di automobili, autobus, banche, supermercati, distributori di benzina: gli incendi hanno coinvolto anche note località turistiche, come Puerto Vallarta, in cui molti turisti sono rimasti bloccati all’interno dei loro alberghi in attesa della fine delle violenze. Nella tarda serata di domenica la maggior parte dei blocchi stradali era stata rimossa e gli incendi spenti, con carcasse di mezzi pubblici e automobili in giro per le città.
Per via delle violenze, diversi paesi hanno emesso allerte e istruzioni per restare in sicurezza ai propri cittadini e alle proprie cittadine che in questi giorni si trovano in Messico.
Erano stati sospesi i trasporti pubblici, chiuse scuole in sette stati e cancellati moltissimi voli interni e internazionali, anche quelli da e per le località più turistiche del paese. Molte compagnie aeree avevano deciso di sospendere le loro attività, che lunedì mattina sono ripartite solo in parte.
Oseguera aveva 59 anni ed è stato ucciso insieme ad altre sei persone: è morto dopo essere stato ferito nello scontro, mentre veniva trasportato in ospedale. Il cartello che dirigeva, il CJNG è un gruppo criminale transnazionale, che opera in vari paesi dell’America Latina e esporta droga in tutti i continenti.
Gli Stati Uniti avevano stabilito una ricompensa di 15 milioni di dollari per chi avesse fornito informazioni che avrebbero potuto portare all’arresto di Oseguera. Il ministero della Difesa messicano ha detto che gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo nell’operazione, fornendo al Messico alcune informazioni (non è stato specificato quali).











