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  • Lunedì 23 febbraio 2026

È stato arrestato il poliziotto che aveva ucciso un uomo a Rogoredo

Per la procura di Milano ci sarebbe stato un tentativo di depistare le indagini sull’omicidio

Il luogo in cui è stato ucciso Abderrahim Mansouri, fotografato il giorno dopo (ANSA/ANDREA CANALI)
Il luogo in cui è stato ucciso Abderrahim Mansouri, fotografato il giorno dopo (ANSA/ANDREA CANALI)
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La polizia ha arrestato Carmelo Cinturrino, un agente di polizia che il 26 gennaio aveva ucciso il 28enne di origini marocchine Abderrahim Mansouri a Rogoredo, quartiere alla periferia sudest di Milano. Inizialmente Cinturrino e altri agenti avevano detto che Mansouri, noto alla polizia per vari precedenti penali, aveva puntato contro di lui una pistola, poi rivelatasi a salve. Le indagini hanno poi messo in dubbio questa ricostruzione: la procura ha disposto il fermo di Cinturrino anche perché ha stabilito che l’uomo ucciso non aveva con sé nessun’arma al momento della morte, e che la pistola ritrovata vicino al suo cadavere sarebbe stata messa lì in un secondo momento.

Secondo la procura ci sarebbe stato un tentativo di depistare le indagini da parte della polizia: Cinturrino è indagato per omicidio volontario, mentre quattro colleghi sono indagati per favoreggiamento, per aver almeno inizialmente sostenuto la versione di Cinturrino, considerata falsa, e omissione di soccorso, per aver aspettato diversi minuti per chiamare i soccorsi per Mansouri, agonizzante dopo lo sparo. Le indagini sono state condotte dalla polizia scientifica e dalla squadra mobile e si basano fra le altre cose su testimonianze, interrogatori, analisi dei telefoni e dei filmati delle telecamere.

Il fermo di Cinturrino (tecnicamente si chiama arresto solo quello che avviene in flagranza di reato) è stato eseguito mentre l’agente era al lavoro in commissariato. È stata inoltre perquisita la casa della sua compagna, nel quartiere di Corvetto (non lontano da Rogoredo). La procura intende chiedere al giudice per le indagini preliminari (gip) di convalidare il fermo perché ritiene che Cinturrino sia socialmente pericoloso, sia a rischio di reiterare il reato e possa inquinare le prove.

Cinturrino ha 42 anni ed è assistente capo del commissariato Mecenate di Milano. Aveva detto agli investigatori della squadra mobile di Milano di aver sentito dalla radio della polizia che alcuni colleghi stavano arrestando uno spacciatore nel quartiere di Rogoredo e che aveva deciso di raggiungerli. Una volta arrivato aveva detto di aver riconosciuto Mansouri, che apparteneva a un gruppo criminale che gestisce lo spaccio nella zona. Aveva raccontato che Mansouri gli aveva puntato una pistola contro e aveva continuato ad avanzare verso di lui, nonostante l’ordine di fermarsi. A quel punto, ha detto l’agente, lui avrebbe deciso di difendersi sparandogli da una ventina di metri di distanza

Il proiettile ha colpito Mansouri alla tempia destra, uccidendolo. Il poliziotto aveva aggiunto che al momento dello sparo Mansouri si trovava in posizione frontale rispetto a lui. Dall’autopsia, però, è emerso che aveva il volto leggermente girato a sinistra (per questo lo sparo lo ha colpito alla tempia destra). Gli avvocati della famiglia, Debora Piazza e Marco Romagnoli, sostengono che sia la prova che in realtà Mansouri stesse scappando quando è stato colpito.

La procura sta indagando anche sul ritardo nei soccorsi, che secondo la ricostruzione degli eventi sono stati chiamati 23 minuti dopo il momento dello sparo: quel tempo potrebbe essere servito per modificare la scena dell’omicidio e avviare il depistaggio. Un altro agente che aveva partecipato all’operazione in cui è stato ucciso il 28enne ha detto che quella notte era stato mandato a recuperare uno zaino dal commissariato di via Quintiliano, a una decina di minuti di auto dal luogo dell’omicidio. Le telecamere dell’edificio lo mostrano entrare a mani vuote e uscire con uno zaino, e l’agente ha detto di non sapere cosa contenesse.

Una delle ipotesi è che dentro lo zaino ci sarebbe stata la pistola a salve messa vicino a Mansouri, a cui peraltro era stato rimosso il tappo rosso (che contraddistingue le armi false) per farla sembrare vera. In tal modo gli agenti avrebbero inscenato una minaccia inesistente così da giustificare lo sparo di Cinturrino. Sulla pistola sono state trovate tracce genetiche lasciate da Cinturrino ma nessuna da Mansouri.

Nel corso delle indagini sono inoltre emerse informazioni sulla carriera del poliziotto accusato di omicidio. I colleghi e il fratello di Mansouri hanno riferito di precedenti contrasti tra i due. Repubblica ha scritto di una precedente inchiesta a carico del poliziotto per falso, a causa di un verbale di arresto fatto a Corvetto nel maggio del 2024, quando una telecamera lo avrebbe ripreso mentre estraeva e intascava alcune banconote dalla cover del cellulare di uno spacciatore. Sempre secondo Repubblica, a fine gennaio la polizia giudiziaria avrebbe informato la procura di Milano di presunte richieste di pizzo che il poliziotto avrebbe fatto ad alcuni spacciatori per permettere le loro attività, più o meno nella stessa zona in cui è stato ucciso Mansouri.

– Leggi anche: Ci sono sempre più dubbi sulla versione della polizia sull’uomo ucciso a Rogoredo