• Mondo
  • Venerdì 20 febbraio 2026

Il papa ha detto che i preti devono resistere alla tentazione di scrivere le omelie con l’AI

Durante il suo incontro con il clero della diocesi di Roma

Papa Leone XIV, Città del Vaticano, 4 febbraio 2026 (ANSA/VATICAN MEDIA)
Papa Leone XIV, Città del Vaticano, 4 febbraio 2026 (ANSA/VATICAN MEDIA)

Giovedì 19 febbraio papa Leone XIV ha incontrato il clero della diocesi di Roma nell’Aula Paolo VI, un grande auditorium in Vaticano. Nel suo discorso ha parlato dell’urgenza di tornare ad annunciare il Vangelo, della necessità, per i preti, di conoscere le loro comunità e di collaborare tra loro, e dell’urgenza di restare vicini ai giovani che oggi si trovano ad affrontare nuove difficoltà, anche «nel mondo virtuale».

Dopodiché durante il dialogo con i preti di Roma e rispondendo a chi gli chiedeva consiglio per essere più incisivo come prete nel mondo di oggi, il papa ha parlato di intelligenza artificiale precisando che una delle tentazioni a cui i sacerdoti devono resistere è quella di utilizzarla per preparare le omelie.

«Circa la realtà del mondo di oggi, non ho parlato finora di una realtà che arriva a noi anche se noi non vogliamo: l’intelligenza artificiale, l’uso dell’internet, che anche nella vita del sacerdote è presente. Tra parentesi, faccio l’invito a resistere alla tentazione di preparare le omelie con l’intelligenza artificiale! Come tutti i muscoli nel corpo se non li utilizziamo, se non li muoviamo muoiono, il cervello ha bisogno di essere utilizzato, allora anche la nostra intelligenza, la vostra intelligenza bisogna esercitarla un po’ per non perdere questa capacità».

Il papa ha aggiunto che per fare una vera omelia, il cui obiettivo è condividere la fede, l’intelligenza artificiale non è utile:

«Mai arriverà a poter condividere la fede! Questa è la parte più importante: se possiamo offrire un servizio, diciamo inculturato, nel posto, nella parrocchia dove stiamo lavorando, la gente vuole vedere la tua fede, la tua esperienza di aver conosciuto e amato Gesù Cristo e il suo Vangelo. E questo è qualcosa che dobbiamo coltivare continuamente».

Infine il papa ha concluso dicendo che è necessario tornare a «una vita di preghiera», tornare ad «ascoltare con la Parola di Dio, con la preghiera dei Salmi, questa lode al Signore» perché è attraverso l’esperienza «di una vita autenticamente radicata nel Signore» che i preti possono «offrire qualcosa» che non è loro:

«Non è perché io sono offro quello che sono io, questo è un inganno tante volte in internet, tiktok, e vogliamo essere noi: “Io ho tanti follower, tanti like, perché vedono che io sto dicendo…”. Non sei tu: se non stiamo trasmettendo il messaggio di Gesù Cristo, forse ci stiamo sbagliando, e bisogna anche lì riflettere molto bene con molta umiltà a vedere chi siamo e quello che stiamo facendo. Ma con questo atteggiamento di amore, di servizio, di umiltà, di ascolto, possiamo scoprire veramente che cosa possiamo fare per rispondere a questa comunità dove siamo chiamati a servire».

– Leggi anche: Il prete influencer che non lo è più