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  • Venerdì 20 febbraio 2026

Il miglior giocatore di hockey di sempre

Wayne Gretzky è stato il più forte e il più amato, capace di portare il suo sport dove non era mai stato prima

Wayne Gretzky nel 1987 (Bennett/Bruce Bennett Studios via Getty Images Studios/Getty Images)
Wayne Gretzky nel 1987 (Bennett/Bruce Bennett Studios via Getty Images Studios/Getty Images)
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L’hockey ha una caratteristica: quando si chiede a esperti o appassionati quale sia stato il miglior giocatore di sempre di questo sport è molto probabile che tutti – anche i più giovani – rispondano Wayne Gretzky.

Gretzky ha cambiato l’hockey: non solo ha portato un nuovo stile di gioco e stabilito tantissimi record, ma grazie alla sua fama, che è andata oltre l’hockey, lo ha reso popolare tra le persone che prima non lo seguivano e ne ha favorito la crescita in molte zone degli Stati Uniti dove per tradizione e clima l’hockey non era conosciuto.

Gretzky è canadese e giocò tra il 1978 e il 1999. La sua superiorità era riconosciuta dai suoi compagni di squadra e dai suoi avversari. Come segno di rispetto la NHL, il campionato nordamericano di hockey, ha ritirato il suo numero di maglia, il 99: significa che nessun giocatore – di nessuna squadra – può utilizzare quel numero sulla propria maglia. Come se nel calcio nessuno potesse usare il 10, perché il 10 è stato il numero di Diego Armando Maradona. 

Wayne Gretzky, a sinistra, durante una partita con gli Edmonton Oilers, a New York, Stati Uniti, 26 marzo 1988 (AP Photo/Wa Funches)

Già quando aveva sei anni Gretzky era talmente forte che lo facevano giocare contro ragazzi che ne avevano dieci. Molti giornali della zona di Toronto, l’area del Canada dove lui è cresciuto, lo descrivevano come un futuro campione già da adolescente.

Gretzky divenne il giocatore di hockey più forte pur avendo un fisico nella norma: non è mai stato né il più forte fisicamente né il più rapido, ma si è sempre distinto per essere il giocatore più intelligente, in grado di intuire in anticipo come si sarebbe sviluppato il gioco. Amava inoltre il gioco di squadra fatto di passaggi e spostamenti nella zona più libera del campo: una cosa molto insolita e un po’ controcorrente per l’epoca, dato che a quei tempi il gioco era molto più legato alle iniziative individuali dei migliori giocatori.

Un esempio di questo è il fatto che Gretzky sia ancora oggi il giocatore di hockey con più assist (1.963) nella NHL e che abbia un vantaggio di oltre 700 assist rispetto al secondo in classifica, che ne ha 1.249. 

Oltre allo stile di gioco Gretzky era amato anche per via del suo carattere: viene descritto come una persona genuina, gentile, umile e disponibile. Inoltre con i tifosi di Edmonton, la squadra canadese con cui giocò la prima parte di carriera, instaurò un rapporto di grande affetto.

I migliori momenti della carriera di Gretzky

Una delle frasi più celebri con cui Gretzky era solito riassumere il suo stile di gioco è «io vado dove il disco andrà, non dove è già stato». Questa frase è stata citata più volte anche dal fondatore di Apple Steve Jobs in alcuni suoi discorsi

Un po’ come Michael Jordan e Larry Bird resero popolare in Europa il basket statunitense negli anni Ottanta e Novanta, allo stesso modo Gretzky divenne il giocatore simbolo della NHL, che sfruttò la sua immagine per ampliare il suo pubblico in nuove aree degli Stati Uniti.

Gretzky, peraltro, andò proprio a giocare in quelle zone: nel 1988 il proprietario degli Edmonton Oilers, con cui aveva appena vinto il quarto campionato, decise di venderlo ai Los Angeles Kings, che in quel momento erano l’unica squadra presente nella zona sud-occidentale degli Stati Uniti. Gli Oilers vendettero Gretzky perché l’anno successivo il suo contratto sarebbe terminato: ebbero in cambio 15 milioni di dollari, alcuni giocatori e tre scelte al draft (il processo di selezione di nuovi giocatori).

Il suo arrivo Los Angeles, in California, fece aumentare il numero di persone che andavano a vedere i Kings, che fino a quel momento erano tra le squadre sportive meno seguite della città. Ma gli effetti della presenza di Gretzky ai Kings andarono ben oltre la città di Los Angeles. Grazie alla sua presenza l’attenzione per l’hockey in quelle zone crebbe così tanto che negli undici anni successivi al trasferimento la NHL aggiunse sette squadre: cinque di queste proprio nella zona in cui non c’era grande tradizione per l’hockey (due in California, due in Florida e una in Georgia).

Uno dei momenti non sportivi per cui Gretzky è più noto è la conferenza stampa che fece per annunciare il trasferimento a Los Angeles da Edmonton, dove aveva giocato per i precedenti 10 anni. In quella conferenza stampa, però, disse solo poche parole perché era così emozionato e triste di lasciare Edmonton che non riuscì a parlare e si mise a piangere, asciugandosi le lacrime con un fazzoletto di carta: un gesto associato a persone comuni piuttosto che a campioni sportivi ricchi e famosi.

La conferenza stampa in cui Gretzky pianse

Dopo otto anni a Los Angeles, Gretzky giocò un anno per i St. Louis Blues e tre stagioni con i New York Rangers, senza però vincere alcun campionato. Tra il 2005 e il 2009 fu l’allenatore dei Phoenix Coyotes, una squadra dell’Arizona nata nel 1996 proprio grazie alla crescita di pubblico avviata da Gretzky. I risultati ottenuti come allenatore furono però modesti. Ha avuto poi un ruolo dirigenziale con la nazionale canadese alle Olimpiadi del 2002 e del 2006: nel primo caso il Canada vinse l’oro, mentre nel secondo la squadra fu eliminata a sorpresa nei quarti di finale.

Il carattere allegro e gentile per cui Gretzky è noto è visibile anche oggi che fa il commentatore per il canale sportivo statunitense TNT, ma fu ancora più evidente qualche mese fa quando il russo Alexander Ovechkin stava per sorpassarlo come giocatore con più gol di sempre nella NHL, il record più importante e significativo tra quelli che Gretzky aveva stabilito.

Tuttavia, Gretzky non si mostrò geloso del suo record e più volte disse pubblicamente di fare il tifo per Ovechkin affinché superasse il suo record, come avvenuto lo scorso aprile.