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  • Giovedì 19 febbraio 2026

L’ex presidente della Corea del Sud è stato condannato all’ergastolo

Nel 2024 Yoon Suk-yeol aveva creato enorme caos imponendo la legge marziale, poi restata in vigore solo per poche ore

Yoon Suk-yeol (AP Photo/Lee Jin-man)
Yoon Suk-yeol (AP Photo/Lee Jin-man)
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Si è concluso il processo più importante contro l’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, che nel dicembre del 2024 aveva cercato di imporre la legge marziale nel paese. È stato giudicato colpevole di aver guidato un’insurrezione e di abuso di autorità, e condannato all’ergastolo. La procura aveva chiesto per lui la pena di morte. Per quelle accuse era stato rimosso da parte del parlamento, nel 2025.

Yoon ha 65 anni, è un esponente del Partito del Potere Popolare, di orientamento conservatore, e prima dei fatti contestati era in carica dal 2022. Il 3 dicembre 2024 aveva annunciato in modo inaspettato l’imposizione della legge marziale, una misura che assegna poteri straordinari all’esercito, proibisce qualsiasi attività politica, permette al governo di prendere il controllo della stampa e vieta qualsiasi forma di sciopero.

L’emergenza però durò poco meno di sei ore perché tutte le forze politiche in parlamento (compreso il partito di Yoon) votarono per annullare la misura. Pochi giorni dopo Yoon venne sospeso dal ruolo di presidente, da cui fu definitivamente rimosso ad aprile. Yoon si è sempre difeso sostenendo che la legge marziale fosse un tentativo di contrastare l’ostruzionismo dell’opposizione guidata dal Partito Democratico. Nel processo è stato condannato anche l’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun, accusato di aver collaborato con Yoon per guidare l’insurrezione: per lui il giudice ha deciso una condanna di 30 anni di carcere.

A gennaio Yoon era già stato condannato a cinque anni di carcere per il tentativo di ostacolare il proprio arresto a gennaio del 2025, quando si era barricato nella sua residenza e aveva ordinato alle guardie presidenziali di impedire alla polizia di eseguire un mandato di arresto disposto da un tribunale di Seul. Nella stessa sentenza il tribunale lo aveva condannato anche per non aver consultato tutti i membri del governo prima di imporre la legge marziale e per aver redatto e poi distrutto un documento che dichiarava falsamente che la decisione era stata approvata dal primo ministro e dal ministro della Difesa.