Questo bonobo sapeva giocare a fare finta

Non era un primate qualunque, ma lo studio in cui ha indicato un succo che non c'era suggerisce che gli animali abbiano capacità che non immaginavamo

Kanzi durante un esperimento nel 2016 (© First Run Features /Courtesy Everett Collection)
Kanzi durante un esperimento nel 2016 (© First Run Features /Courtesy Everett Collection)
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I bambini sanno giocare a fare finta: versano tè da teiere vuote, inscenano conversazioni tra bambole, guidano verso mete lontanissime facendo ruotare un piatto come se fosse un volante. È così comune che non ci facciamo nemmeno caso, eppure richiede una capacità cognitiva sofisticata: tenere contemporaneamente a mente due rappresentazioni del mondo, quello reale e uno inventato. Si pensava fosse una capacità esclusivamente umana, ma uno studio pubblicato la settimana scorsa su Science suggerisce che potrebbe non esserlo.

Nel centro di ricerca Ape Initiative di Des Moines, in Iowa (Stati Uniti), un bonobo è diventato il protagonista di un gioco di finzione. L’esperimento ricalca alcuni test che negli anni Ottanta venivano fatti sui bambini. Come si vede in un video pubblicato da Science, un ricercatore dispone due bicchieri trasparenti su un tavolo davanti al bonobo, prende una brocca vuota e finge di versare qualcosa in entrambi. Poi afferra uno dei due bicchieri, lo inclina come per svuotarlo, e chiede: «Dov’è il succo?». Per 34 volte su 50, il bonobo ha indicato il bicchiere che non era stato inclinato, suggerendo una partecipazione e una comprensione della premessa immaginaria dell’interazione.

La prima cosa stupefacente è evidentemente che il bonobo capisca una domanda posta in inglese, ma quello dell’esperimento non era un bonobo come gli altri. Si chiamava Kanzi ed è morto nel 2025, dopo essere stato tra i più studiati nella storia della ricerca sull’intelligenza animale, e tra i primi grandi primati ad avere dimostrato di comprendere l’inglese parlato. «Kanzi ci ha lasciato un ultimo pezzo del puzzle prima di andarsene», ha detto a Science Amalia Bastos, studiosa di psicologia comparata all’Università di St Andrews, in Scozia, e prima autrice dello studio. Senza le straordinarie capacità di Kanzi, l’esperimento avrebbe richiesto una progettazione completamente diversa.

Il problema degli esperimenti sulla comunicazione con gli animali e sulle loro abilità è che spesso si rivelano dei falsi positivi. Uno dei casi più noti è quello di Clever Hans, un cavallo che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento sembrava capace di contare, riconoscere colori, identificare note musicali. Quando lo studente di psicologia Oskar Pfungst lo mise alla prova in un contesto controllato, però, scoprì che Hans stava solo reagendo ai movimenti involontari del suo allevatore. Un cavallo forse più intelligente della media, ma non il prodigio che la società berlinese stava acclamando. L’“effetto Clever Hans” divenne così un monito per chiunque faccia ricerca comportamentale: mai sottovalutare la possibilità che le reazioni siano suggerite involontariamente agli animali non umani oggetto degli esperimenti.

Negli anni Ottanta, nel Language Research Center della Georgia State University, la psicologa e primatologa Sue Savage-Rumbaugh stava cercando di insegnare a una femmina di bonobo chiamata Matata come comunicare. Stava usando i lessigrammi, simboli arbitrari disposti su una tastiera, ciascuno associato a una parola o a un concetto. Kanzi, un cucciolo che Matata aveva adottato, assisteva alle sessioni senza partecipare. Un giorno, mentre Matata era assente, Kanzi iniziò a usare la tastiera da solo.

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Divenne il primo caso documentato di un primate non umano che imparava un sistema di comunicazione spontaneamente, senza essere stato addestrato direttamente. Si stima che al picco delle sue capacità cognitive Kanzi riuscisse a padroneggiare circa 350 lessigrammi e a capire tremila parole inglesi. Savage-Rumbaugh allenò anche Panbanisha, una femmina di bonobo nata da Matata. Il suo vocabolario divenne persino più esteso di quello del suo fratello acquisito Kanzi, e insieme vennero coinvolti in tantissimi esperimenti e progetti, perfino dal musicista Peter Gabriel.

Per il loro nuovo studio, Bastos e il suo coautore Christopher Krupenye, uno scienziato cognitivo della Johns Hopkins University, hanno scelto Kanzi proprio per le sue abilità. Ma capire parole in inglese e lessigrammi non bastava a escludere spiegazioni alternative in un test sull’immaginazione. Kanzi poteva semplicemente indicare l’oggetto toccato per ultimo, o rispondere a caso, o seguire segnali involontari degli sperimentatori. Per questo i ricercatori hanno progettato gli esperimenti in modo da escludere queste possibilità. Per esempio, in una sessione di 18 prove, hanno verificato che Kanzi capisse il compito e fosse motivato a partecipare. Gli hanno messo davanti due bottiglie trasparenti, una piena di succo e una vuota, e gli hanno chiesto di indicare quale delle due volesse. Se sceglieva quella piena, riceveva un premio. Kanzi ha scelto la bottiglia giusta in tutte e 18 le prove. Risultati simili sono stati ottenuti sostituendo il succo di frutta con degli acini d’uva.

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Nei test con gli oggetti immaginari, invece, Kanzi non riceveva mai ricompense, così che non potesse semplicemente apprendere un comportamento che portava a un premio e ripeterlo. E non mostrava segni di frustrazione quando indicava un oggetto immaginario senza ricevere nulla: un indizio che sapesse di star giocando.

Kanzi, dunque, riusciva a tenere traccia sia degli oggetti immaginari sia dei loro spostamenti nel mondo reale. Nella sua mente esistevano contemporaneamente la rappresentazione della realtà e la rappresentazione della finzione; una capacità che in psicologia viene chiamata “rappresentazione secondaria”. È grazie a queste rappresentazioni che possiamo fare piani per il futuro, provare a indovinare le cause di un evento o avere un’intuizione sulle emozioni degli altri. I ricercatori ipotizzano che questa capacità fosse già presente nell’ultimo antenato comune tra umani e grandi scimmie, vissuto tra i 6 e i 9 milioni di anni fa.

Non tutta la comunità scientifica, però, è soddisfatta dei risultati. Michael Tomasello, psicologo dello sviluppo alla Duke University, la mette così: «Per convincermi, dovrei vedere Kanzi che finge lui stesso di versare l’acqua in un contenitore». Esiste una differenza sottile tra immaginare e fingere: visualizzare un succo di frutta fittizio è diverso da far finta di bere quello stesso succo. Kanzi è stato al gioco dei ricercatori, ma non ha inventato il gioco.

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Restano aperte altre domande. Kanzi ha vissuto tutta la vita a contatto con gli umani e ha ricevuto un addestramento che la stragrande maggioranza dei bonobo non ha. I primati cresciuti con gli umani potrebbero avere le stesse capacità degli altri, solo più facili da testare; oppure l’uso dei lessigrammi potrebbe potenziare capacità già esistenti o, addirittura, potrebbe crearne di nuove. Il dibattito richiama quello sul ruolo dell’ambiente nello sviluppo cognitivo, che riguarda anche altre abilità considerate tipicamente umane, come la capacità di mentire. Servono altri studi, anche con primati non umani privi di addestramento.

Negli anni i ricercatori hanno raccolto molti aneddoti sulla capacità dei primati di fingere. Nelle foreste dell’Uganda alcune femmine di scimpanzé raccolgono bastoni e li cullano come fossero cuccioli. In un laboratorio, hanno osservato un piccolo scimpanzé trascinare spontaneamente sul pavimento dei blocchi immaginari, con gli stessi gesti che usava per giocare con quelli veri di legno. Ma sono osservazioni aneddotiche, spiegabili anche in altri modi: imitazione, reazione a stimoli esterni, comportamenti appresi. Per quanto limitato, l’esperimento con Kanzi è così importante perché è stato il primo a testare queste capacità in un contesto controllato.

«Vivono vite mentali ricche», ha detto Bastos a Science. «E forse meritano da noi più rispetto e più aiuto di quanto ne stiamo dando». I bonobo sono una specie in pericolo: vivono solo nella Repubblica Democratica del Congo e si stima che ne siano rimasti tra i 15mila e i 20mila.