José Maria Balcázar è il nuovo presidente del Perù
Il nono in dieci anni: è stato nominato dal parlamento, e dovrebbe lasciare l'incarico il 28 luglio

Nella notte tra mercoledì e giovedì il parlamento monocamerale del Perù ha eletto José Maria Balcázar come nuovo presidente. Balcázar succede a José Jerí, che martedì era stato rimosso dall’incarico per un caso di presunta corruzione. Balcázar è un ex giudice, fa parte del partito di sinistra Perú Libre ed è il nono presidente a ricevere l’incarico in dieci anni.
Il suo mandato sarà molto breve: guiderà il governo fino alle prossime elezioni presidenziali, che si terranno il 12 aprile, e dovrà lasciare l’incarico il 28 luglio, il giorno in cui si festeggia l’indipendenza del paese e in cui, per tradizione, si insedia il nuovo governo.
Balcázar è stato eletto dai parlamentari al secondo scrutinio. Nel primo aveva ottenuto 46 voti, tre in più della candidata di centrodestra che inizialmente era data per favorita, l’ex presidente del parlamento Maria del Carmen Alva. Nel secondo è riuscito a ottenerne 60, la maggioranza relativa dei votanti: i membri del parlamento sono 130, ma al momento dell’ultima votazione erano diventati 113 perché il partito di sinistra Juntos por el Perú aveva deciso di boicottare il voto.
In Perù la frequente alternanza tra presidenti è dovuta al fatto che, dopo la fine della dittatura di Alberto Fujimori (2000), rimuoverli è diventato molto più facile. Il presidente viene eletto in modo diretto ogni cinque anni, ed è sia capo di stato sia di governo. È quindi in un rapporto di fiducia con il parlamento, che può rimuoverlo con due strumenti: tramite l’impeachment, una procedura macchinosa che richiede una maggioranza qualificata, o dichiarando la sua «incapacità morale» a ricoprire il ruolo.
Questa seconda modalità è molto più comune e semplice: è stabilita dall’articolo 113 della Costituzione, che contiene una definizione di «incapacità morale» talmente vaga da poter essere interpretata in modo molto ampio, attribuendo quindi un potere enorme al parlamento. Negli ultimi anni è stata usata per rimuovere presidenti in caso di scandali, o quando questi avevano perso l’appoggio parlamentare. È stata usata per esempio lo scorso ottobre per rimuovere la presidente Dina Boluarte; nel 2022 per Pedro Castillo e nel 2020 per Martín Vizcarra.
Come l’impeachment, formalmente anche la rimozione del presidente per «incapacità morale» richiederebbe una maggioranza qualificata (87 voti). Tuttavia è successo che presidenti venissero rimossi con una maggioranza semplice, come nel caso di Jerí per cui è stata approvata una mozione di sfiducia.
Alle elezioni generali del 12 aprile verranno scelti sia il nuovo capo di stato sia i rappresentanti del parlamento, che grazie a una riforma costituzionale approvata nel 2024 tornerà ad avere due camere: un Senato da 60 rappresentanti e una Camera dei deputati con 130.
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