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  • Mercoledì 18 febbraio 2026

L’università di Verona ha annullato il concorso vinto dal figlio dell’ex rettore

Parlando di un «contrasto» tra le procedure previste e quelle applicate: il caso aveva provocato molte polemiche e l'apertura di un'indagine

Palazzo Giuliari, sede del rettorato dell’università di Verona (Andrea Bertozzi/Wikimedia)
Palazzo Giuliari, sede del rettorato dell’università di Verona (Andrea Bertozzi/Wikimedia)
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L’università di Verona ha annullato il concorso a cui aveva partecipato come unico candidato Riccardo Nocini, il figlio 33enne dell’ex rettore Pier Francesco Nocini, vincendo un posto da professore ordinario in otorinolaringoiatria. In questo modo, scrive l’ateneo in un comunicato, Nocini non entrerà in ruolo il 1° marzo, come previsto.

La vicenda aveva suscitato molte polemiche, tanto che l’università aveva avviato un’istruttoria interna per ricostruire tutti i pas­saggi dell’attri­bu­zione della cattedra. Anche la procura di Verona aveva aperto un’inchiesta esplorativa, senza ipotesi di reato, dopo un esposto presentato all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) che ipotizzava la violazione dell’articolo 18 della legge 240 del 2010, che vieta la partecipazione a concorsi universitari in presenza di legami di parentela (fino al quarto grado) con dirigenti o docenti del dipartimento interessato.

Nel comunicato l’università parla di un «contrasto» tra la procedura teoricamente prevista per il concorso e quella poi attuata dal dipartimento di scienze chirurgiche che l’ha bandito. Secondo quanto riferito dall’università, il dipartimento avrebbe modificato la procedura, in modo tale da modificare anche la platea dei profili ammissibili al concorso: questo cambio «ha consentito la partecipazione del dottor Nocini, poi risultato vincitore, che altrimenti sarebbe stata preclusa dalla programmazione del 2024», anno in cui era stato avviato il processo di selezione.

Pier Francesco Nocini aveva concluso il suo mandato da rettore il 30 settembre del 2025, e il bando era stato pubblicato due giorni dopo. Almeno a livello formale quindi le regole sarebbero state rispettate. Secondo le due associazioni che si occupano di bandi universitari e che avevano presentato l’esposto all’ANAC, la giurisprudenza amministrativa e costituzionale prevede però un’interpretazione più ampia della norma, tesa ad arginare per quanto possibile il fenomeno del familismo universitario. Inoltre il rettore aveva comunque mantenuto il suo ruolo durante tutte le fasi preparatorie del bando, e il figlio aveva avuto diversi incarichi in università negli anni precedenti.

Sul caso a fine dicembre la deputata del Movimento 5 Stelle Marianna Ricciardi e il sena­tore del PD Andrea Cri­santi, micro­bio­logo e docente uni­ver­si­ta­rio che lavora sulla trasparenza dei bandi universitari, avevano presentato anche due inter­ro­ga­zioni parlamentari che chiedevano alla mini­stra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini una verifica e l’eventuale invio di ispettori a Verona.

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