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  • Mercoledì 18 febbraio 2026

Alcune conseguenze delle inchieste sulla moda sono a scapito dei lavoratori

Una pelletteria di Firenze con una trentina di dipendenti rischia di chiudere perché Tod's e Prada hanno quasi cessato gli ordini

Il presidio a Firenze (Alessandro Picchioni / FILCTEM CGIL)
Il presidio a Firenze (Alessandro Picchioni / FILCTEM CGIL)

La Loipell, una pelletteria artigianale di Scandicci, produceva da anni borse per due marchi di lusso, Tod’s e il gruppo Prada: lo scorso dicembre, all’improvviso, i due marchi hanno comunicato una drastica riduzione delle commesse e ora la pelletteria rischia di chiudere. Del caso si è interessato il sindacato Filctem CGIL che lunedì ha organizzato un presidio in piazza del Duomo a Firenze, per protestare e chiedere alla regione di tutelare i posti di lavoro dei 37 dipendenti.

La crisi della Loipell è una diretta conseguenza delle inchieste avviate dalla procura di Milano contro lo sfruttamento nelle filiere produttive delle grandi aziende, tra cui proprio quelle della moda e del lusso.

Loipell dice che Tod’s e il gruppo Prada hanno motivato l’interruzione della collaborazione con l’avvio di provvedimenti contro di loro da parte della procura di Milano, tra novembre e dicembre: Tod’s è indagata per caporalato; sul gruppo Prada la procura sta facendo alcuni accertamenti. In entrambi i casi, la procura sospetta la presenza di sfruttamento di manodopera cinese in opifici che lavoravano nella filiera dei due marchi.

Alcuni di questi opifici lavoravano proprio per Loipell, che a sua volta lavorava per Tod’s e il gruppo Prada: Alessandro Picchioni, sindacalista che segue da tempo il distretto fiorentino della pelletteria, dice che ci sono stati «episodi di grave sfruttamento di manodopera cinese e pakistana» in borsettifici inseriti nella filiera di Loipell. L’azienda sostiene di essere venuta a conoscenza dello sfruttamento all’interno della sua filiera solo dopo l’interruzione della collaborazione con Tod’s e il gruppo Prada.

Non si sa con precisione quanto della produzione totale dell’azienda dipendesse dallo sfruttamento: secondo Picchioni i laboratori in cui sono stati accertati i casi di sfruttamento lavorano «saltuariamente» per Loipell, ma è un’informazione su cui non ci sono dati, anche perché il sindacato non è riuscito a mettersi in contatto coi lavoratori sfruttati.

– Leggi anche: Lo sfruttamento nella filiera delle grandi aziende si può evitare

Il caso della Loipell è emblematico di come funzionano le filiere produttive delle grandi aziende. Sono filiere lunghe, ramificate e frammentate: per ridurre i costi di produzione e massimizzare i propri profitti, i marchi committenti (come Tod’s e il gruppo Prada) affidano gran parte del lavoro ad aziende più piccole (come Loipell), che a loro volta, per ridurre i costi, lo affidano ad aziende ancora più piccole, in una catena di appalti e subappalti.

Lo sfruttamento lavorativo, il caporalato e altre pratiche illecite si concentrano generalmente nelle aziende più piccole, quelle alla fine della filiera: aziende di cui i marchi committenti e quelli intermedi non hanno, o dicono di non avere, il controllo.

Per anni i procedimenti giudiziari hanno riguardato queste aziende più piccole, senza che cambiasse granché nel modo in cui funzionava la filiera. Con un metodo nuovo e discusso, la procura di Milano sta agendo invece direttamente sui marchi committenti, che ritiene responsabili di agevolare lo sfruttamento nelle loro filiere non controllandole a sufficienza. Nella moda lo sta facendo soprattutto attraverso misure come l’amministrazione giudiziaria: questo provvedimento prevede che il tribunale, su richiesta della procura, nomini uno o più funzionari incaricati di correggere pratiche illecite all’interno della filiera di una certa azienda.

Il taglio alle commesse di Loipell rientra proprio in questo meccanismo. Solitamente, quando un grande marchio viene sospettato dalla procura, per prima cosa il marchio stesso passa in rassegna i fornitori e interrompe i contratti di collaborazione con tutti quelli che potrebbero avere sfruttamento nelle loro filiere. L’interruzione dei rapporti con Loipell è stata decisa proprio su queste basi, secondo quanto ricostruito dal sindacato.

Il rischio di chiusura di Loipell dipende dal fatto che la quasi totalità delle sue commesse proveniva proprio da Tod’s e dal gruppo Prada, circa il 90 per cento degli ordini. La richiesta della Filctem CGIL è che Tod’s e il gruppo Prada non si limitino a interrompere i contratti con Loipell, ma che si occupino anche di ricollocare i suoi 37 dipendenti, assumendoli direttamente o contrattando la loro assunzione all’interno delle nuove aziende con cui faranno accordi di collaborazione.

Al momento questa richiesta non ha avuto un seguito né con Tod’s né col gruppo Prada, e l’incontro con la regione è stato organizzato proprio per fare pressione su questo punto.

Secondo il sindacato è successo altre volte che le grandi aziende si preoccupassero di ricollocare i dipendenti che altrimenti sarebbero rimasti senza lavoro. «Al momento stiamo seguendo altri due casi simili, uno dei quali già avviato», dice Picchioni.

Già nel 2021 la Filctem CGIL e altri sindacati avevano raggiunto un accordo con Confindustria Firenze, cioè con la principale organizzazione che rappresenta le imprese del territorio, per garantire il ricollocamento dei lavoratori dopo l’eventuale chiusura di un’azienda in cui venivano riscontrati casi di sfruttamento. «Negli ultimi due anni, con questo metodo, abbiamo ricollocato circa 400 lavoratori», aggiunge Picchioni.