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  • Martedì 17 febbraio 2026

La teoria farlocca secondo cui il Taj Mahal avrebbe origini induiste, e non islamiche

In India l’ha resa popolare un film, ma c’entra anche il nazionalismo indù del governo di Narendra Modi

Il Taj Mahal (Stringer/Anadolu Agency/Getty Images)
Il Taj Mahal (Stringer/Anadolu Agency/Getty Images)

In India è diventata popolare una teoria falsa sulle origini del suo monumento più famoso, il Taj Mahal, un mausoleo che venne costruito nella città di Agra nel Diciassettesimo secolo da un imperatore musulmano, Shah Jahan, in onore della moglie morta.

Da decenni nazionalisti e pseudostorici di religione indù diffondono una teoria alternativa per appropriarsi del monumento, secondo cui le origini del Taj Mahal sarebbero indù. È una questione importante, perché non è un caso isolato in India: da anni il governo guidato dal nazionalista Narendra Modi adotta sistematicamente politiche discriminatorie verso la minoranza islamica e già in passato i nazionalisti indù erano riusciti ad appropriarsi di alcuni luoghi di culto islamici adducendo motivazioni simili.

La teoria sulle origini indù del Taj Mahal esiste da parecchio tempo in India, ma finora era stata relegata ai margini del dibattito culturale. Le cose sono cambiate alla fine del 2025, quando è diventata popolare grazie a un film, The Taj Story.

The Taj Story racconta la storia di una guida indù del Taj Mahal, Vishnu Das, che comincia a mettere in dubbio la storia del monumento e inizia un processo in tribunale per dimostrare che le sue origini sono induiste. In India il film ha avuto un discreto successo ma è stato anche criticato perché contribuisce a diffondere un’idea falsa. Un importante settimanale in inglese, The Week, ha scritto che il film è «un tentativo malriuscito di riciclare teorie del complotto già smontate» sul Taj Mahal.

Uno dei poster del film mostra il protagonista che «scoperchia» il Taj Mahal: da sotto la cupola principale spunta il dio indù Shiva. Proprio a Shiva, secondo le teorie rilanciate dal film, sarebbe stato dedicato un tempio dove ora c’è il Taj Mahal. Alcuni post (come questo) erano accompagnati dalla scritta «Cosa penseresti se la storia che ti hanno sempre raccontato fosse una bugia?».

La teoria sulle “vere origini” del Taj Mahal sostiene che prima di essere convertito in mausoleo il monumento fosse un palazzo o un tempio indù. Tra le altre cose, come “prove” i sostenitori di questa teoria adottano motivazioni linguistiche, sostenendo che Taj Mahal sarebbe la corruzione di “Tejo Mahalaya” (un’espressione traducibile come “Tempio di Shiva”).

Sostengono anche che alcune parti dell’edificio sarebbero più antiche dell’epoca in cui venne costruito, e che sotto la struttura attuale ci sarebbero diverse stanze, molto più antiche, che però vengono tenute segrete dalle autorità, per impedire che la verità si sappia. Sono tutte affermazioni smentite dagli esperti, anche perché la costruzione del Taj Mahal è ben documentata e non ci sono dubbi su come sia avvenuta.

Questa teoria è dovuta soprattutto al lavoro di uno pseudostorico, Purushottam Nagesh Oak, che nel Novecento fondò l’Istituto per la riscrittura della storia indiana, con l’idea di aumentare la rilevanza dell’induismo. Oak scrisse molti libri e diffuse teorie parecchio fantasiose: pensava per esempio che cristianesimo e islam si fossero sviluppati dall’induismo, e che anche il Vaticano fosse in origine un tempio induista. Nel 1965 pubblicò un libro intitolato «Il Taj Mahal era un palazzo Rajput» nel quale spiegò le sue idee sul mausoleo. I Rajput erano nobili guerrieri induisti dello stato indiano del Rajasthan.

Un uomo spazza la piazza principale davanti al Taj Mahal, prima che venga aperto ai turisti (AP/Pawan Sharma)

Un uomo spazza la piazza principale davanti al Taj Mahal, prima che venga aperto ai turisti (AP/Pawan Sharma)

Ovviamente in India vivono persone di diverse lingue e religioni, ma la stragrande maggioranza della popolazione è indù. Nella sua storia è stata governata da diverse potenze e regni. Uno di questi fu l’Impero moghul, che controllò gran parte del paese tra il 1500 e il 1700. Gli imperatori moghul erano di religione musulmana, e fu proprio uno di loro, Shah Jahan, a costruire il Taj Mahal, tra il 1632 e il 1648.

Il nazionalismo indù però promuove l’idea che l’India sia essenzialmente un paese induista, e considera l’Impero moghul più come una potenza straniera che come parte della propria storia. È una narrazione molto usata dal primo ministro Narendra Modi e dal suo partito, il Partito del Popolo Indiano (BJP), che hanno idee nazionaliste e conservatrici. Da quando è arrivato al governo, nel 2014, Modi ha anche aumentato la centralità dell’induismo e l’importanza della religione nella società.

Negli ultimi anni l’industria cinematografica indù ha spesso condiviso questa visione di Modi, e diversi film si sono adattati ai suoi valori. Il regista di The Taj Story, Tushar Amrish Goel, ha negato di avere avuto intenti politici. Va detto però che l’attore protagonista del film, Paresh Rawal, è stato parlamentare proprio con il BJP di Modi, e che in ogni caso il film sta contribuendo moltissimo a diffondere le idee di Oak e il revisionismo indù sul Taj Mahal.

Fedeli musulmani durante una preghiera al Taj Mahal (Anadolu/Getty Images/Imtiyaz Khan)

Fedeli musulmani durante una preghiera al Taj Mahal (Anadolu/Getty Images/Imtiyaz Khan)

Il tentativo di rivendicare il Taj Mahal come un monumento indù non è solo una questione di inaccuratezza storica, visto che da quando Modi è arrivato al governo i rapporti tra indù e musulmani sono peggiorati molto: i musulmani sono centinaia di milioni, circa il 14 per cento della popolazione, ma Modi li ha ulteriormente discriminati e usa contro di loro una retorica molto violenta e aggressiva.

Negli ultimi anni ci sono stati diversi casi in cui nazionalisti e religiosi indù hanno cercato di riappropriarsi di luoghi di culto islamici, sostenendo che fossero stati costruiti durante l’Impero moghul su luoghi sacri induisti.

Un caso molto famoso è quello del grande tempio di Ayodhya, nello stato dell’Uttar Pradesh. Il tempio è stato inaugurato nel 2024, nel punto in cui prima c’era un’antica moschea. La moschea era stata distrutta nel 1992 da una folla di nazionalisti indù, che sostenevano che fosse stata edificata sopra un loro luogo di culto. È comunque assai difficile che una cosa del genere possa capitare al Taj Mahal, visto che è un monumento famosissimo e protetto dall’Unesco.