In Francia l’omicidio di un militante di estrema destra è diventato un caso politico
Quentin Deranque è morto in seguito a un pestaggio di gruppo, e c'è andato di mezzo il partito di estrema sinistra La France insoumise

Lunedì la procura di Lione, in Francia, ha aperto un’indagine per omicidio volontario per la morte di Quentin Deranque, un militante di estrema destra di 23 anni morto sabato in ospedale due giorni dopo un violento pestaggio. Il procuratore Thierry Dran ha detto che la polizia sta cercando almeno sei persone accusate di aver aggredito Deranque a volto coperto. Intanto il caso ha assunto una dimensione politica nazionale al cui centro c’è La France insoumise (LFI), il partito di Jean-Luc Mélenchon che il governo francese ha recentemente categorizzato come un partito di estrema sinistra. LFI è accusato di usare una retorica che alimenta la violenza e di essere vicino agli ambienti da cui provengono i responsabili del pestaggio.
L’aggressione di Deranque è avvenuta giovedì scorso davanti all’Istituto di studi politici (IEP) di Lione, dove si stava svolgendo una conferenza della deputata di LFI Rima Hassan, conosciuta per le sue opinioni molto filopalestinesi. La procura ha ricostruito che per protestare contro la sua presenza, alcune attiviste del collettivo Némésis avevano organizzato un presidio, e avevano chiesto ad alcuni loro amici di presenziare per proteggerle da eventuali attacchi: fra loro c’era Quentin Deranque. Némésis è un’associazione di femministe di estrema destra che sostengono la necessità di fermare l’immigrazione per proteggere le donne francesi dalle violenze.
Secondo il racconto della procura, durante il presidio alcune persone a volto coperto si erano presentate e avevano aggredito le attiviste, strappando anche il loro striscione. Circa mezz’ora dopo il gruppo di cui faceva parte Deranque si era scontrato con una ventina di persone, sempre a volto coperto. In un video girato da alcuni testimoni, si vede un gruppo accanirsi su tre persone a terra, due delle quali riescono a scappare, mentre Deranque rimane a terra.
Gli ambienti di estrema destra e le attiviste di Némésis presenti hanno sostenuto che gli aggressori facessero parte della Jeune Garde, un gruppo antifascista di estrema sinistra fondato da Raphaël Arnault, che dal 2024 è un deputato della France insoumise. Il gruppo sostiene di non poter essere responsabile dell’aggressione perché ha interrotto tutte le attività da quando il governo francese ha chiesto il suo scioglimento nel 2025 e l’organizzazione ha presentato ricorso alla Corte amministrativa suprema francese.
Allo stesso tempo, uno degli assistenti parlamentari di Arnault e membro della Jeune Garde è stato indicato dalle attiviste di Némésis come uno degli aggressori e per questo, pur negando il suo coinvolgimento, si è dimesso.

Jean-Luc Mélenchon e Raphaël Arnault si abbracciano durante una manifestazione contro la decisione del ministro dell’Interno di sciogliere la Jeune Garde e il collettivo Urgence Palestine, a maggio del 2025 a Parigi (Vincent Isore/IP3 via ZUMA Press/ANSA)
Oltre ai politici di estrema destra, intanto anche il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha dichiarato che «è evidente che è stata l’estrema sinistra ad agire» e la stessa cosa ha detto il ministro della Giustizia Gérald Darmanin. La portavoce del governo, Maud Bregeon, ha dichiarato che La France insoumise ha la «responsabilità morale» dell’omicidio di Deranque. Raphaël Glucksmann, leader del partito di centrosinistra ed europeista Place Publique, ha dichiarato alla radio RTL che è «impensabile» per il suo partito allearsi con LFI nelle elezioni presidenziali del 2027.
Il leader di LFI, Jean-Luc Mélenchon, ha respinto le accuse, cercando di spostare il discorso sulla violenza che i membri del suo partito subiscono ripetutamente dai gruppi di estrema destra, ma non ha citato la Jeune Garde, che in passato aveva pubblicamente difeso dalle accuse di estremismo e violenza.



