È morto l’attivista per i diritti degli afroamericani Jesse Jackson
Prese parte alle lotte di Martin Luther King e si candidò due volte alle elezioni presidenziali: aveva 84 anni

È morto a 84 anni il reverendo Jesse Jackson, storico attivista per i diritti degli afroamericani negli Stati Uniti e due volte candidato alle primarie del partito Democratico per le elezioni presidenziali negli anni Ottanta, in un periodo in cui per molte persone negli Stati Uniti era impensabile votare un candidato afroamericano. Nato in South Carolina nel 1941, negli anni Sessanta partecipò a numerose proteste assieme a Martin Luther King Jr., fra cui la celebre marcia da Selma a Montgomery, in Alabama, per il diritto di voto.
Jackson si candidò per la prima volta nel 1984: perse contro Walter Mondale, vicepresidente dell’amministrazione di Jimmy Carter, e ritentò nel 1988 con risultati molto migliori: ottenne una netta vittoria in Michigan, e per un periodo fu considerato favorito, ma perse contro l’ex governatore del Massachusetts Michael Dukakis. Anche se non riuscì mai a diventare il candidato presidenziale per il partito Democratico, le sue due campagne elettorali segnarono un momento molto significativo per la storia degli Stati Uniti e per le persone nere americane, in quanto Jackson fu il primo membro della comunità a tentare di raggiungere la Casa Bianca con il partito Democratico, e ad avere possibilità concrete di successo. Ci riuscì, soltanto molti anni più tardi, Barack Obama, nel 2008.

Il reverendo Jesse Jackson durante un rifacimento della celebre marcia di Selma del 1965 nel giorno del suo venticinquesimo anniversario, il 4 marzo del 1990 (AP Photo/Jamie Sturtevant)
La famiglia ha confermato la sua morte. Jackson era affetto da una grave malattia neurodegenerativa: per diversi anni i medici pensarono si trattasse del morbo di Parkinson, ma nel 2025 gli venne diagnosticata la paralisi sopranucleare progressiva, una patologia molto rara che causa la perdita progressiva della capacità di movimento.



