Secondo le Nazioni Unite almeno 6mila persone furono uccise nei primi tre giorni di offensiva delle RSF ad Al Fashir, in Sudan

Donne sfollate da al Fashir camminano ad Al Dabbah, nel nord del Sudan, il 13 novembre 2025 (AP Photo/Marwan Ali)
Donne sfollate da al Fashir camminano ad Al Dabbah, nel nord del Sudan, il 13 novembre 2025 (AP Photo/Marwan Ali)

Secondo i dati raccolti dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, almeno 6mila persone furono uccise lo scorso ottobre ad Al Fashir, in Sudan, nei primi tre giorni dell’offensiva con cui i paramilitari delle Rapid Support Forces (RSF) riuscirono a entrare nella città dopo mesi di assedio. L’indagine dell’ONU è basata su interviste con oltre 140 persone: specifica che il numero totale di persone uccise nell’operazione, durata settimane, è senza dubbio più alto.

Secondo varie testimonianze, il 26 ottobre i miliziani delle RSF spararono contro una folla di circa mille persone radunata nell’università di Al Fashir, uccidendone la metà. Erano già noti altri episodi di esecuzioni sommarie, rapimenti e omicidi di massa condotti contro civili: per esempio, i miliziani massacrarono più di 460 persone nell’ultimo ospedale funzionante della città.

Dall’aprile del 2023 in Sudan è in corso una guerra civile tra i paramilitari delle RSF e l’esercito. Ha causato almeno 150mila morti e una delle crisi umanitarie peggiori di questo secolo. Al Fashir era l’ultima città importante della regione del Darfur ancora controllata dall’esercito. Era sotto assedio da maggio del 2024.

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