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  • Domenica 15 febbraio 2026

La bobbista giamaicana alle Olimpiadi di Milano Cortina

Mica Moore continua una tradizione che dura ormai da 38 anni, tra folklore e fatica nel competere alla pari con gli altri paesi

di Gianluca Cedolin

Mica Moore spinge il bob durante un allenamento a Cortina (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Mica Moore spinge il bob durante un allenamento a Cortina (AP Photo/Alessandra Tarantino)
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Trentotto anni fa la partecipazione della nazionale giamaicana di bob alle Olimpiadi invernali fu una storia curiosa e molto raccontata: ci fecero pure un film un po’ romanzato, Cool Runnings – Quattro sotto zero. Oggi, seppur sia ancora strano vedere un paese dei Caraibi gareggiare sul ghiaccio, è diventata abituale, visto che da Calgary 1988 la Giamaica ha avuto almeno un team di bob in tutte le Olimpiadi tranne due. A Milano Cortina ce ne sono tre: il bob a 4 e il bob a 2 maschile, e il monobob femminile.

L’atleta che gareggia nel monobob si chiama Mica Moore e ha già partecipato alle Olimpiadi nel 2018 con il Regno Unito, poi un paio di anni fa ha deciso di prendere la nazionalità dei nonni, entrambi giamaicani. Alla fine dell’ultima discesa di allenamento a Cortina, venerdì 13 febbraio, ha raccontato al Post di essere entusiasta di rappresentare la tradizione giamaicana nel bob, e che spera di poter ispirare le ragazzine in Giamaica come fecero 38 anni fa Dudley Stokes, Devon Harris, Michael White, Chris Stokes, i primi giamaicani ad andare alle Olimpiadi invernali (i quattro sotto zero).

Come molti altri atleti e atlete che fanno bob, skeleton o slittino, Moore ha iniziato la sua carriera sportiva nell’atletica leggera. Nata a Cardiff, in Galles, nel 2008 vinse i 100 e i 200 metri ai campionati gallesi under-17. Nel 2019 fu seconda nei 100 metri ai campionati gallesi assoluti. Nel frattempo da qualche anno aveva cominciato a fare bob, incoraggiata da un amico che faceva parte della squadra maschile della Gran Bretagna. Nel gennaio del 2017, pochi mesi dopo aver iniziato col bob, assieme alla sua omonima Mica McNeill vinse i Mondiali giovanili di bob a 2 a Winterberg, in Germania.

Presto però la federazione del Regno Unito smise di finanziare Moore e McNeill, continuando a sostenere solo la squadra maschile. Le due organizzarono un crowdfunding da cui ricevettero quasi 50mila euro (fare bob costa tanto). Con quei soldi si finanziarono la stagione successiva: gareggiarono con la scritta Powered by the people sul bob, e si qualificarono per le Olimpiadi. A Pyeongchang 2018 arrivarono ottave nel bob a 2, il miglior risultato per una nazionale femminile britannica nel bob.

Mica Moore (a destra) in una gara di atletica leggera nel 2022 (Mark Runnacles/Getty Images for European Athletics)

Anche per queste Olimpiadi, nonostante la Giamaica abbia ormai una federazione abbastanza strutturata, Moore si è dovuta arrangiare, perché quasi tutti i finanziamenti (comunque esigui, rispetto a quelli di altri paesi) sono andati alla squadra maschile, che a Milano Cortina ha discrete ambizioni. «Sono fortunata ad avere tante persone che mi sostengono, e uno sponsor che mi ha comprato il bob e mi dà il van per portarlo in giro per l’Europa».

Moore si allena tra Bath, in Inghilterra, dove c’è una pista senza ghiaccio in cui il bob scorre su due binari, e Lake Placid, la nota pista statunitense in cui si allena tutta la nazionale giamaicana, che a sua volta non ha una pista in Giamaica, per evidenti ragioni climatiche. Dice che una stagione le può costare oltre 40mila euro: a Bath spende circa 160 euro all’ora per allenarsi.

Nel 2022 scelse di andarsene dalla nazionale britannica, e fu un addio piuttosto complicato. Moore parlò di «ambiente negativo» e disse di essere stata discriminata in quanto donna e persona nera. Due anni dopo prese la cittadinanza giamaicana dei nonni, e dallo scorso anno ha iniziato a far parte della nazionale di bob, una scelta della quale è entusiasta.

Mica Moore e Mica McNeill alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018 (Alexander Hassenstein/Getty Images)

Ora compete nel monobob, una specialità che esiste solo nel femminile e in cui la bobbista deve spingere, pilotare e frenare. «La cosa migliore è che faccio tutto. La guida e la scelta delle traiettorie da seguire è una cosa nuova e stimolante per me»; nel bob a 2 infatti Moore faceva la frenatrice, quindi la bobbista che sta dietro, spingendolo ma non guidandolo.

Il bob le piace perché «mette alla prova la mente e il corpo: ancora oggi fa un certo effetto trovarsi in cima alla pista». Quest’anno ha imparato a conoscere quattro nuove piste (nel mondo quelle attive sono meno di 20), e dice che quella nuova di Cortina le piace: «È come se fossero due piste in una: la prima parte, fino alla curva 4, è molto tecnica, la parte in basso invece è più scorrevole, e lì bisogna essere delicate».

Sulla costruzione della pista di Cortina, costata circa 120 milioni di euro e ritenuta poco sostenibile per gli alti costi di gestione e per lo scarso numero di praticanti, ci sono state diverse polemiche. Il futuro del bob in generale è incerto, perché è uno sport costoso e sempre più difficile da praticare a causa del riscaldamento globale. «So che con il cambiamento climatico questo sport faticherà, già adesso in estate non riusciamo ad allenarci sul ghiaccio a volte», dice Moore. «Spero che le piste aperte lo rimangano, in modo che possiamo continuare a competere senza costruirne di nuove».

Mica Moore durante un allenamento a Cortina (AP Photo/Aijaz Rahi)

Fu George Fitch, negli anni Ottanta addetto commerciale dell’ambasciata statunitense di Kingston (la capitale della Giamaica), ad avere l’idea dalla quale iniziò la storia della Giamaica alle Olimpiadi invernali. Frequentando l’isola si convinse che gli atleti locali, se preparati, avrebbero potuto competere in qualsiasi disciplina, anche quelle apparentemente più distanti da loro. L’idea del bob venne da una gara di carretti in strada. Fitch notò come quelle gare si dividevano grosso modo in due fasi, come il bob: la prima, in cui veniva data la fondamentale spinta di partenza, e la seconda, dove i “piloti” dovevano sfruttarla per completare il percorso, tracciando le traiettorie con il proprio peso.

La partecipazione a Calgary 1988 fu più folkloristica che altro: gli atleti giamaicani arrivarono trentesimi nel bob a 2, e nel bob a 4 si cappottarono e non finirono la gara. I quattro atleti del resto dovettero imparare in fretta, visto che fino al 1987 non erano nemmeno mai saliti su un bob. Col tempo la Giamaica è diventata una nazionale più strutturata e competitiva. Già a Lillehammer 1994 nel bob a 4 arrivò quattordicesima, tutt’oggi il suo miglior risultato. Quest’anno nel bob a 4 ha vinto per la prima volta i campionati nordamericani, e in queste Olimpiadi ha l’ambizione di migliorare quel quattordicesimo posto.

La presenza della Giamaica alle Olimpiadi invernali continua comunque a fare notizia, e a essere spesso trattata come una cosa pittoresca. Se ne parla più che di altre nazionali, ma in termini a volte un po’ macchiettistici, insomma. «Ovviamente alcuni pensano che non siamo attrezzati abbastanza per essere qui – dice Moore – ma penso che i nostri risultati stagionali abbiano dato prova che siamo più che capaci. Vinceremo una medaglia d’oro? Non penso, ma stiamo dimostrando di poter migliorare, e che nei prossimi 10 anni il programma può continuare a crescere».

Moore gareggerà domenica 15 e lunedì 16 febbraio: nel monobob si fanno 4 discese, 2 per giorno, e alla fine si sommano i quattro tempi. Il miglior risultato della Giamaica femminile alle Olimpiadi è il 19esimo posto, ottenuto sia da Jazmine Fenlator-Victorian nel monobob a Pechino 2022, sia da Fenlator-Victorian e Carrie Russel nel bob a 2 a Pyeongchang 2018. Fare meglio di quel risultato per Moore sarebbe un successo, ed è un obiettivo alla portata.

– Leggi anche: L’improbabile storia della Giamaica alle Olimpiadi invernali