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  • Giovedì 12 febbraio 2026

La lunga storia dietro alla smania per le spille olimpiche

Tutti le vogliono e tutti le scambiano, pure gli addetti alla sicurezza del vicepresidente degli Stati Uniti

La lunga coda fuori da un'edicola a Milano dove distribuiscono gratuitamente spille delle Olimpiadi, l'8 febbraio 2026 (Getty Images/Maja Hitij)
La lunga coda fuori da un'edicola a Milano dove distribuiscono gratuitamente spille delle Olimpiadi, l'8 febbraio 2026 (Getty Images/Maja Hitij)
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Dall’inizio delle Olimpiadi a Milano è iniziata la distribuzione gratuita di alcune spille, con grafiche ispirate ai Giochi e a luoghi famosi della città, ma sono in numero limitato e finiscono subito. Per questo tutte le mattine fuori dai punti di distribuzione si creano lunghe file di persone che aspettano anche ore per averne una. Molti giornali ne parlano come della moda del momento: se è vero che tra le persone in fila ci sono molti curiosi che non si erano mai interessati prima, va anche detto che il collezionismo di spille olimpiche esiste da decenni e nel tempo è diventato una sottocultura e una tradizione consolidata dei giochi.

La pratica di scambiarsi le spille da collezionare si chiama pin trading. Ci sono appassionati che seguono tutte le edizioni delle Olimpiadi e vanno nel paese ospitante apposta per scambiarsele dopo le gare. Di solito le spille guadagnate si attaccano ai laccetti porta badge che si tengono al collo, ma i collezionisti più esperti ne hanno così tante da ricoprire interi gilet e sciarpe. Chi vuole scambiarle, invece, porta con sé grossi astucci con doppioni.

Un collezionista di spille a Milano, l’8 febbraio 2026 (Getty Images/Maja Hitij)

Il pin trading è una pratica così istituzionalizzata durante le Olimpiadi che a partire dagli anni Ottanta gli organizzatori hanno iniziato ad allestire dei pin center, cioè spazi ufficiali dedicati allo scambio di spille e di altri oggetti da collezione. Quello di questa edizione si trova a Milano, in zona Garibaldi, ed è stato realizzato grazie a una collaborazione tra il comitato olimpico e alcuni sponsor. Anche qui vengono messe in vendita spille diverse ogni giorno, in edizioni e quantità limitate, e si creano lunghe code fuori.

L’origine delle spille olimpiche risale alle prime edizioni delle Olimpiadi moderne, quelle iniziate nel 1896 ad Atene. All’epoca atleti, allenatori e giornalisti indossavano piccoli distintivi di legno e cartone per identificarsi. Durante un’edizione non ufficiale del 1906, sempre ad Atene, furono create le prime spille di metallo con le bandiere delle singole nazioni e a partire dai Giochi di Parigi del 1924 gli atleti cominciarono a scambiarsele in segno di amicizia, all’interno dei primi villaggi olimpici. Fino alla fine degli anni Settanta gli scambi erano fatti solo tra atleti e tecnici, ma con le Olimpiadi invernali del 1980 negli Stati Uniti diventò un fenomeno di massa. Il primo pin center fu allestito da uno sponsor durante l’edizione di Los Angeles del 1984.

Da allora chiunque venga coinvolto nelle Olimpiadi crea una propria spilla: non solo le squadre nazionali, ma anche le categorie sportive e i singoli atleti. Per questa edizione la campionessa statunitense di slittino Sophia Kirkby le ha fatte a mano con la ceramica e le ha messe in vendita in un negozio di Cortina d’Ampezzo. Anche la pattinatrice statunitense Madison Chock sta distribuendo spille personalizzate con la faccia del suo cane Stella, e la pattinatrice olandese Jutta Leerdam le ha fatte fare con il disegno del suo cane Thor.

Creano spille personalizzate anche istituzioni, comitati, associazioni, testate giornalistiche e soprattutto sponsor, che hanno visto nel fenomeno un ottimo strumento di marketing. Nel corso degli anni sono state create così tante spille olimpiche che oggi nemmeno i collezionisti sanno quante siano precisamente e non ne esiste un catalogo completo.

Quelle che vengono regalate in giro per Milano sono state create dal brand ufficiale che si occupa di promuovere la città a livello internazionale, con la Fondazione Milano Cortina (quella che organizza le Olimpiadi). Ogni giorno le spille vengono distribuite in una zona diversa e sono personalizzate con simboli caratteristici di quel quartiere. Il punto di consegna del giorno viene annunciato la mattina sui canali social ufficiali e la distribuzione inizia a mezzogiorno, ma di solito le spille si esauriscono in un’ora, perché le code si formano già dalle 8:00, come raccontano molti utenti sui social.

Anche gli atleti stanno pubblicando moltissimi video in cui mostrano le spille scambiate in questi giorni. Alcune sono più ambite, come quella del comitato olimpico dei Paesi Bassi, che ha un paio di piccoli zoccoli arancioni. La danzatrice sul ghiaccio Olivia Smart ha detto in un video che alle Olimpiadi di Parigi di quattro anni fa lo scambio di spille «era una cosa enorme, ma quest’anno sembra dieci volte più intenso». Gli atleti dicono che il pin trading è un ottimo pretesto per fare amicizia fra loro e conoscere altre culture.

@phebebekker I’m so happy with my clogs🥹 #olympics #milanocortina2026 #olympicvillage ♬ original sound – Phebe Bekker|Figure Skater🇬🇧

C’è stato un momento dedicato alle spille anche durante la visita istituzionale del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al villaggio olimpico di Milano. Mentre il presidente pranzava con gli atleti italiani, il pattinatore di short track Pietro Sighel gli ha mostrato le sue spille e gliene ha regalate due, una del Comitato Olimpico Nazionale Italiano e una della squadra di short track. «Non è stato uno scambio», ha detto Sighel, «ma il presidente ha apprezzato molto».

Qualcuno ha detto di aver barattato spille anche con gli addetti alla sicurezza del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, durante le partite di hockey. Uno spettatore su Facebook ha raccontato di aver dato loro una spilla delle Olimpiadi di Londra del 2012 ottenendo in cambio due spille, una a tema invernale con le bandiere di Italia e Stati Uniti, e una con un’aquila e i cerchi olimpici.