Heineken licenzierà 6mila dipendenti, per via del calo dei consumi di birra

Il gruppo nederlandese Heineken, il secondo produttore al mondo di birra dopo quello belga AB InBev, licenzierà fino a 6mila dipendenti nei prossimi due anni, cioè circa il 7 per cento degli 87mila totali. I licenziamenti coinvolgeranno sia le persone con lavori d’ufficio sia quelle degli stabilimenti. Il direttore finanziario, Harold van den Broek, li ha giustificati con la necessità di razionalizzare i costi, anche attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, in una fase di calo dei consumi di birra.
L’anno scorso la produzione di Heineken è diminuita dell’1,2 per cento rispetto al 2024, ma i profitti sono aumentati grazie ai mercati in Asia e Africa dove, al contrario di Europa e Nord America, le vendite stanno aumentando. I tagli al personale si concentreranno nei mercati con meno prospettive di crescita, come appunto l’Europa, dove i minori consumi sono dovuti a ragioni sia culturali (i giovani in genere bevono meno birra) sia economiche (il costo della vita). Per questo anche altri gruppi, tra cui il danese Carlsberg, hanno prospettato licenziamenti o riorganizzazioni.
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L’annuncio dei tagli di personale è in apparente contrasto con i risultati aziendali appena annunciati da Heineken, che mostrano una notevole crescita degli utili (4,4 per cento), superiore alle aspettative. Heineken ha inoltre annunciato un programma di buyback delle proprie azioni del valore totale di 1,5 miliardi di euro. Il buyback è una pratica controversa ma molto comune secondo cui un’azienda usa i propri fondi per comprare le proprie azioni sul mercato con lo scopo di farne aumentare il valore.


