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  • Giovedì 12 febbraio 2026

Il governo statunitense dice che l’operazione anti-immigrazione in Minnesota sta finendo

Dopo che per mesi gli agenti federali hanno usato metodi violenti e discriminatori, uccidendo due persone e creando enorme caos

Agenti federali dell'ICE durante un'operazione anti-immigrazione a Minneapolis, 5 febbraio 2026 (AP Photo/Ryan Murphy)
Agenti federali dell'ICE durante un'operazione anti-immigrazione a Minneapolis, 5 febbraio 2026 (AP Photo/Ryan Murphy)
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Giovedì Tom Homan ha detto che l’estesa operazione anti-immigrazione voluta dal presidente Donald Trump in Minnesota sta volgendo al termine. Homan è il funzionario che a gennaio era stato incaricato dall’amministrazione di prendere in gestione l’operazione, in sostituzione del precedente referente, il comandante della Border Patrol Gregory Bovino. Bovino era stato molto criticato per i metodi brutali adottati dai suoi agenti e per aver giustificato gli omicidi di Renee Good e Alex Pretti, dando versioni poi smentite dai video.

A partire da dicembre sono stati inviati in Minnesota circa 3mila agenti federali, incaricati di trovare e arrestare persone accusate di essere nel paese illegalmente. Soprattutto nelle “città gemelle” di Minneapolis e St. Paul hanno condotto rastrellamenti casa per casa, fermato persone per strada in modo arbitrario, arrestandole e portandole in carceri dall’altra parte del paese senza accuse e tralasciando le normali garanzie giudiziarie. Le operazioni hanno portato a proteste e azioni di resistenza, che sono state represse con forza. Good e Pretti sono stati uccisi mentre partecipavano ad alcune di queste proteste. L’operazione ha ricevuto critiche trasversali, tanto da diventare un problema politico per Trump.

Homan ha detto di aver riferito a Trump di ritenere l’operazione conclusa, e che il presidente era d’accordo (Trump per ora non ha commentato). Ha aggiunto che negli ultimi giorni c’è già stata una «significativa riduzione» delle operazioni, e che questa proseguirà nel corso della prossima settimana. Già a inizio febbraio Homan aveva annunciato il ritiro di 700 agenti federali dal Minnesota: gli agenti sono dell’ICE, la principale agenzia anti-immigrazione del governo statunitense, e della Border Patrol, il corpo di polizia che si occupa di controllo delle frontiere.

Ha aggiunto di ritenere l’operazione un «grande successo», e ha avvertito che la sua graduale conclusione non implica un cambio di approccio dell’amministrazione sul tema dell’immigrazione: «Il presidente Trump ha promesso deportazioni di massa, e questo è quello che il paese otterrà». Quando l’anno scorso si erano concluse operazioni simili a Los Angeles e Chicago l’amministrazione non l’aveva annunciato ufficialmente: è probabile che ora voglia dare anche un messaggio politico.

In queste settimane le autorità locali, Democratiche, si erano scontrate duramente con l’amministrazione, perché contrarie all’operazione, al modo in cui è stata gestita e con cui sono state condotte le indagini sugli omicidi di Pretti e Good.

Commentandone la fine il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha descritto l’operazione come «catastrofica» per i quartieri e per i negozi della città, che in queste settimane avevano in buona parte dovuto chiudere per gli scontri frequenti. Il governatore del Minnesota Tim Walz ha detto di essere «cautamente ottimista». Il presidente del consiglio comunale di Minneapolis Elliott Payne ha detto «ci crederò quando lo vedrò»: dopo l’annuncio della prima riduzione, infatti, residenti e politici locali non avevano notato una grande differenza (gli agenti federali erano comunque in numero nettamente superiore agli agenti di polizia normalmente presenti a Minneapolis).