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  • Martedì 10 febbraio 2026

In Senegal 12 arresti per rapporti omosessuali stanno attirando più attenzione del solito

C'entrano due celebrità e la possibile diffusione dell'HIV, in un paese dove la repressione contro la comunità LGBT ha grande sostegno

Dakar, marzo 2024 (AP Photo/Mosa'ab Elshamy)
Dakar, marzo 2024 (AP Photo/Mosa'ab Elshamy)
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La scorsa settimana la polizia senegalese ha arrestato 12 uomini accusati di aver avuto rapporti sessuali tra di loro. Due sono celebrità molto note nel paese: Cheikh Ahmadou Tidiane Diallo (noto come Pape Cheikh), un presentatore televisivo con 800mila follower su Instagram e 3 milioni su TikTok; e il musicista e cantante Djiby Dramé. In Senegal avere rapporti omosessuali è un reato punito col carcere e l’omosessualità è assai stigmatizzata anche a livello sociale. Gli arresti sono frequenti e perlopiù appoggiati dall’opinione pubblica, ma quest’ultimo caso sta avendo maggiore risonanza per il coinvolgimento di Diallo e Dramé e perché le accuse riguardano anche la possibile diffusione del virus dell’HIV.

La polizia ha accusato i 12 uomini di aver commesso «atti innaturali», il modo in cui la legge si riferisce alle relazioni omosessuali. La legge fu approvata nel 1966, poco dopo che il Senegal ottenne l’indipendenza dalla Francia: punisce uomini e donne che hanno rapporti con persone dello stesso sesso con pene da uno a cinque anni di carcere, e multe tra 100mila e un milione e mezzo di franchi (tra i 150 e i 2.200 euro circa).

I media senegalesi parlano delle 12 persone arrestate di recente come di una «rete organizzata». Descrivono un gruppo di uomini tra i 21 e 44 anni, che apparentemente si conoscevano o erano entrati in contatto online, avevano relazioni affettive o sessuali tra di loro e usavano WhatsApp e altre piattaforme per organizzare gli incontri. Diallo e Dramé hanno entrambi 44 anni. I giornali senegalesi hanno scritto che dopo l’arresto Diallo ha ammesso di essere bisessuale e di avere una relazione con uno degli uomini arrestati. Dramé non ha commentato.

Cheikh Ahmadou Tidiane Diallo in un programma televisivo (via Facebook)

La polizia ha detto di aver avviato l’indagine dopo che una persona sieropositiva aveva riferito di aver «consapevolmente» infettato gli altri componenti del gruppo con il virus dell’HIV. Dopo l’arresto otto persone su 12 sono risultate sieropositive. Non è chiaro né se gli uomini arrestati sapessero tutti della presenza di persone sieropositive nel gruppo, né se abbiano avuto rapporti non protetti. In Senegal è illegale avere rapporti non protetti se si è consapevoli di essere sieropositivi e quindi del rischio di contagio (il reato sussiste anche se non avviene la trasmissione del virus).

Gli arresti tra la comunità LGBTQIA+ sono frequenti: a dicembre del 2025 la polizia ha condotto due operazioni in cui ha arrestato 15 e poi cinque persone accusate di aver avuto rapporti omosessuali. Alcune hanno ricevuto pene fino a due anni di carcere. Sono frequenti anche le aggressioni da parte di gruppi omofobi.

Dakar, marzo 2024 (AP Photo/Mosa’ab Elshamy)

Da mesi inoltre il parlamento senegalese sta valutando un disegno di legge che aumenterebbe le pene fino a 15 anni di carcere e fino a 5 milioni di franchi (circa 7.600 euro). La nuova legge metterebbe l’omosessualità (così come la bisessualità e la transessualità) sullo stesso piano della necrofilia e della zoofilia.

È sostenuta dal governo e da larga parte dell’opinione pubblica: secondo un sondaggio relativo al periodo 2021-2023 di Afrobarometer, più del 93 per cento dei senegalesi non vorrebbe una persona omosessuale come vicina di casa. Negli ultimi anni in Senegal sono state organizzate più volte manifestazioni per chiedere una maggiore repressione dell’omosessualità, principalmente da gruppi e collettivi integralisti islamici. L’Islam è la religione di gran lunga prevalente in Senegal.

Lo scorso luglio il ministero degli Esteri aveva criticato duramente un evento dell’ambasciata olandese di Dakar sul tema dei diritti della comunità LGBTQIA+, che poi fu annullato. Secondo alcune analisi il principale ostacolo all’approvazione della legge è proprio il timore che possa portare a un peggioramento dei rapporti internazionali del Senegal. Avvenne per esempio con l’Uganda, che nel 2023 si vide sospendere per due anni l’erogazione dei prestiti dalla Banca Mondiale dopo che il governo aveva incluso la pena di morte tra quelle applicabili al reato di rapporti sessuali.