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  • Lunedì 9 febbraio 2026

La France Insoumise è stata categorizzata come partito di estrema sinistra

Il ministero dell'Interno francese ha equiparato il partito di Jean-Luc Mélenchon al Rassemblement National, fra molte polemiche

Jean-Luc Mélenchon a novembre del 2024 (Ibrahim Ezzat/Anadolu via Getty Images)
Jean-Luc Mélenchon a novembre del 2024 (Ibrahim Ezzat/Anadolu via Getty Images)
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Per la prima volta il partito francese La France Insoumise (LFI), fondato nel 2016 da Jean-Luc Mélenchon e attualmente il partito di sinistra più grande nel parlamento francese, è stato categorizzato come appartenente all’estrema sinistra. Finora rientrava formalmente nella sinistra tradizionale, insieme per esempio al Partito Socialista.

È una decisione notevole soprattutto perché equipara La France Insoumise al Rassemblement National (RN), che già da tre anni è indicato come un partito di estrema destra. È un tema di cui in Francia si discute da tempo, soprattutto perché i membri di RN hanno sempre criticato la differenziazione ritenendola un esempio di presunto “doppio standard” contro di loro.

Le categorie sono assegnate dal ministero dell’Interno, che prima di ogni elezione divide i partiti in base a quello che ritiene essere il loro orientamento politico in un arco che va dall’estrema sinistra all’estrema destra. L’ultima circolare è stata pubblicata la settimana scorsa in vista delle elezioni amministrative che ci saranno a marzo in molte città, compresa Parigi. È una divisione che non ha criteri standardizzati ma è basata sull’analisi della storia, della struttura e delle posizioni di ogni partito. In origine serviva a dare delle indicazioni agli scrutinatori, oggi ha un valore soprattutto politico ed è spesso criticata.

Per un partito, essere categorizzato come estremista da un organo statale può avere ricadute negative. Da un lato, è possibile che alcuni elettori non lo votino più. Dall’altro rende più difficile formare alleanze con partiti ritenuti più moderati, che potrebbero avere difficoltà a giustificare un eventuale accordo al loro elettorato. È successo anche al Rassemblement National, che pur avendo moderato molte delle sue posizioni ed essere stato il partito più votato alle ultime elezioni legislative (nel 2024) non è mai stato veramente preso in considerazione come alleato nelle coalizioni di governo degli ultimi anni.

L’europarlamentare di LFI Rima Hassan e Jean-Luc Mélenchon a una manifestazione organizzata dal partito in sostegno di Hassan il 12 giugno del 2025 a Parigi. Hassan aveva appena partecipato alla missione della Global Sumud Flotilla e per questo era stata arrestata ed espulsa da Israele, come gli altri partecipanti (Ameer Alhalbi/Anadolu via Getty Images)

La France Insoumise è un partito a favore dell’ampliamento dello stato sociale e della redistribuzione della ricchezza attraverso un aumento delle tasse per le fasce più ricche della popolazione, con posizioni critiche nei confronti del capitalismo e favorevoli all’immigrazione. In politica estera ha posizioni euroscettiche, molto filopalestinesi (ha ricevuto anche accuse di antisemitismo, che ha sempre rifiutato) e critiche della NATO, che Mélenchon ha sempre parzialmente incolpato per l’invasione dell’Ucraina (pur condannando la Russia). Anche recentemente Mélenchon è stato criticato per aver sostenuto che l’Unione Europea dovrebbe riavvicinarsi alla Russia, invece che isolarla. In passato comunque LFI si è alleato con partiti più moderati e non ha mai criticato il processo elettorale democratico né l’assetto dello Stato francese, come invece fanno i partiti generalmente giudicati estremisti.

Storicamente il ministero dell’Interno aveva assegnato la categoria di “estrema sinistra” a partiti che avevano una retorica dichiaratamente rivoluzionaria e sostenevano la necessità di eradicare il sistema capitalista vigente. Per questo finora La France Insoumise non era stata inserita in questa categoria, che invece include piccoli partiti di orientamento esplicitamente comunista o anarchico, come Lutte ouvrière. Dall’altra parte, la tradizione politica dell’estrema destra era caratterizzata per esempio dalla nostalgia per i totalitarismi e dalle affermazioni apertamente razziste. Il Rassemblement National si è sempre opposto a questa categorizzazione.

Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez (di Renaissance, il partito del presidente Emmanuel Macron) si è assunto «totalmente» la responsabilità della decisione e l’ha motivata sostenendo che nell’ultimo anno La France Insoumise si è rifiutata di partecipare al dibattito parlamentare sulla legge di bilancio, facendo sistematicamente opposizione e tentando di far cadere i governi che si sono succeduti negli ultimi mesi (è vero che il partito ha presentato spesso mozioni di sfiducia, come faceva anche il Rassemblement National).

L’idea di Nuñez (e non solo) è che le categorie di estrema destra ed estrema sinistra si siano ormai evolute e che alcuni partiti che non ci sarebbero rientrati fino a qualche anno fa ora non possano più esserne esclusi. La posizione è stata molto criticata dagli esponenti della France Insoumise e del Partito Socialista, la cui alleanza con LFI diventa ora più problematica da giustificare. I critici ritengono che la decisione sia un tentativo di allontanare gli elettori moderati da La France Insoumise, e allo stesso tempo di normalizzare le posizioni del Rassemblement National.

La France Insoumise ha detto che farà ricorso alla decisione del ministero al Consiglio di Stato, il più importante tribunale amministrativo del paese. Nel 2024 aveva fatto la stessa cosa anche il Rassemblement National, contestando sia la sua etichetta di estrema destra che quella di sinistra della France Insoumise, ma il Consiglio aveva confermato le decisioni del ministero.