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  • Domenica 8 febbraio 2026

Il partito conservatore Bhumjaithai ha vinto le elezioni in Thailandia

È quello del primo ministro uscente Anutin Charnvirakul, che ha puntato sul nazionalismo e ha il sostegno di monarchia ed esercito

Il primo ministro uscente Anutin Charnvirakul, del partito Bhumjaithai, parla con i giornalisti all'arrivo alla sede del partito, 8 febbraio 2026 (Lauren DeCicca/Getty Images)
Il primo ministro uscente Anutin Charnvirakul, del partito Bhumjaithai, parla con i giornalisti all'arrivo alla sede del partito, 8 febbraio 2026 (Lauren DeCicca/Getty Images)
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Il partito del primo ministro uscente ha vinto le elezioni in Thailandia per il rinnovo della Camera dei rappresentanti, la camera bassa dell’Assemblea nazionale. I risultati non sono ancora definitivi, ma sono piuttosto consolidati, e il partito conservatore e nazionalista Bhumjaithai di Anutin Charnvirakul avrà la maggioranza relativa dei seggi. La vittoria è piuttosto larga ed è una sorpresa: i sondaggi indicavano il Partito del Popolo, progressista e riformista, come favorito, anche se si riteneva difficile che avrebbe potuto formare un governo. In Thailandia infatti l’establishment, formato principalmente da monarchia ed esercito, o è quasi sempre riuscito a evitare che prendessero il potere partiti riformatori.

Con circa il 90 per cento dei voti scrutinati il Bhumjaithai dovrebbe assicurarsi oltre 194 dei 500 seggi e potrà probabilmente formare un governo con l’appoggio del partito Pheu Thai, formazione populista e centrista che dovrebbe averne 86. Il Pheu Thai è il partito della famiglia Shinawatra, una delle più ricche e influenti della Thailandia. Dopo decenni di lotte oggi non è più su posizioni anti-establishment: al contrario negli ultimi anni ha sostenuto alcuni governi favorevoli alla monarchia e all’esercito. Il Partito del Popolo dovrebbe ottenere 116 seggi, mentre è notevole il risultato dell’altro partito populista, Klatham, che passa da 0 a oltre 50 seggi.

Anutin Charnvirakul, del partito Bhumjaithai, parla con i giornalisti seduto per terra, l’8 febbraio 2026 (AP Photo/Sakchai Lalit)

Quelle di domenica erano elezioni anticipate, convocate lo scorso dicembre da Anutin mentre erano in corso combattimenti sul confine tra Thailandia e Cambogia: nelle intenzioni del primo ministro gli scontri avrebbero rafforzato il nazionalismo, favorendo il suo partito.

Anutin ha 59 anni ed è un politico esperto: è stato ministro dell’Interno e della Salute e vice primo ministro, e ha gestito l’emergenza coronavirus nel paese. È un fedele sostenitore della monarchia, un argomento al centro del dibattito politico thailandese: i movimenti progressisti vorrebbero ridimensionare il suo ruolo e limitare le accuse per il reato di lesa maestà, usate spesso con motivazioni politiche per ostacolare chi critica il re e l’establishment. Nonostante sia generalmente conservatore, Anutin ha anche guidato il processo di legalizzazione della cannabis nel paese.

Domenica, contestualmente alle elezioni, si è votato anche per un referendum per sostituire la Costituzione, che era stata scritta nel 2017 su influenza dei militari: col 90 per cento dei voti scrutinati, i risultati preliminari dicono che il 65 per cento dei votanti si è detto a favore.  Il referendum non prevedeva un nuovo testo costituzionale, ma solo l’inizio di un nuovo processo costituente. Tutti i partiti principali sostengono la necessità di cambiare la Costituzione, anche se in modo diverso: i partiti riformatori lo vedono come un primo modo per ridurre il potere dell’establishment, mentre gli altri vorrebbero cambiare il meno possibile l’assetto istituzionale del paese.