Come se la passano gli ermellini in Italia?
«Nello shop ufficiale dei Giochi invernali Milano Cortina sono apparsi portachiavi, peluche, felpe e tazze di Tina e Milo che sciano o guidano uno slittino. Ma per le Olimpiadi non è possibile finanziare le nostre proposte per studiarli e difenderli»

Saranno state le ore trascorse a cercare sagome microscopiche in migliaia di video, a consumarmi gli occhi su file Excel infiniti e ad abbozzare faticosamente i primi risultati del mio progetto di ricerca; ma a un certo punto, intorno alle nove di sera del 7 febbraio 2024, ho avuto l’impressione di vedere due ermellini giganti che facevano irruzione sul palco di Sanremo e saltellavano ad abbracciare Amadeus. Al termine di quei pochi ma interminabili minuti di puro disagio televisivo, quando l’iniziale sospetto è stato confermato dalle parole dello stesso Amadeus, mi era chiaro che le mascotte ufficiali dei Giochi invernali Milano Cortina 2026 sarebbero effettivamente state due ermellini: Tina, in pelliccia bianca, simbolo delle Olimpiadi, e Milo, marroncino e senza una zampa posteriore, per le Paralimpiadi.
La ragione della mia incredulità era dovuta al fatto che da quasi due anni gli ermellini erano al centro della mia vita, protagonisti assoluti del progetto di dottorato su cui lavoravo all’Università di Torino. Proprio in quei giorni stavo analizzando i video di ermellini girati da una ventina di fototrappole, speciali videocamere con sensori di movimento, che nell’estate precedente avevo installato sulle montagne piemontesi.
Oggi, dopo tre stagioni sul campo e un paio di articoli pubblicati, sono considerato il maggior esperto italiano di ermellini: un riconoscimento che dice poco o nulla della mia bravura – mediocre dottorando di provincia – e molto di più su quanto poco serva a diventare il riferimento per un animale trascurato dal mondo della ricerca e della conservazione. Era dagli anni Novanta infatti, al termine degli unici due progetti dedicati a questa specie, che nessuno in Italia si era più occupato di ermellini, nonostante il crescente timore sul loro stato di conservazione espresso dai ricercatori in tutto il mondo.
Non vorrei correre il rischio di dipingere l’ermellino come un povero animale indifeso. Specifico che al contrario è una piccola macchina da guerra, capace di sopravvivere in territori durissimi, spesso al buio e al gelo, sotto metri e metri di neve. La sua fame insaziabile per arvicole e topi selvatici ne spiega le dimensioni ridotte – centocinquanta grammi di pura cattiveria – quanto la forma allungata, simile a quella dei bassotti: proprio come alcuni cani da caccia, l’ermellino rincorre infatti le sue prede all’interno di tane e gallerie scavate sottoterra o nella neve. Per scappare dagli artigli di gufi e volpi ha poi sviluppato il potere dell’invisibilità: ogni anno, lungo un paio di settimane tra ottobre e novembre, la sua pelliccia si tinge di bianco, in seguito a cambiamenti ormonali innescati dalle giornate più corte, per mimetizzarsi nel paesaggio innevato ed eludere così l’occhio vigile dei suoi predatori.
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Negli ultimi decenni, però, a causa dell’innalzamento delle temperature, le nevicate si sono fatte sempre più scarse e irregolari, con il risultato che l’ermellino, che non può decidere se e quando cambiare il colore della sua pelliccia, diventa un facile bersaglio in un mondo senza neve. Se sommiamo la maggiore predazione alla sua già bassissima sopravvivenza invernale (solo un ermellino su dieci supera la stagione fredda), ecco che questa specie rischia di scomparire da interi ecosistemi, come i Pirenei e le pianure centroeuropee, ma anche le nostre montagne di casa.
Per questo la scelta delle mascotte di Milano Cortina 2026 è stata particolarmente appropriata: tanto gli ermellini quanto i Giochi invernali hanno bisogno di abbondanti nevicate per sopravvivere.
Considerando gli scenari futuri delineati dall’International Panel on Climate Change (IPCC), non è azzardato ipotizzare che, dopo Torino 2006 e Milano Cortina 2026, difficilmente ci sarà una Bolzano 2098. Gli ermellini, non potendo avvalersi di neve artificiale né tantomeno trasferirsi in Lapponia o in Canada, affrontano però una minaccia ben più grave: per trovare la neve saranno costretti a salire sempre più in alto; ma a forza di arrampicarsi sui fianchi delle montagne, ad aspettarli oltre una certa quota troveranno solo roccia e cielo, secondo un fenomeno chiamato dagli scienziati “scala mobile verso l’estinzione”.
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Trovo curioso che tutto questo non venga menzionato sul sito web di Milano Cortina 2026, dove invece si sottolinea che Tina e Milo «amano lo sport […] ma anche divertirsi». Lo so che non dovrei prendermela per queste antropomorfizzazioni – sono pur sempre le mascotte dei Giochi invernali –, ma non posso fare a meno di pensare che sarebbe stato uno spazio perfetto per raccontare qualcosa degli ermellini in carne e ossa, soprattutto della loro sempre più difficile sopravvivenza sulle nostre montagne.
Non che mi aspettassi una denuncia degli impatti legati a piste da sci e resort ad alta quota, ma un riferimento minimo al cambiamento climatico mi sembrava scontato, quasi innocuo. Anche perché temo che Tina, l’ermellino bianco, avrà vita breve se rimarrà “tra le montagne immerse nel verde dell’estate”, come riporta la sua biografia. Penso che Nokki, Sukki, Lekki e Tsukki, i quattro gufi-mascotte dei Giochi invernali di Nagano 1998, sarebbero più che felici di avvistare la sua pelliccia candida sull’erba fresca di un pascolo alpino.
Fortunatamente la nostra ermellina si rende conto che “la natura è la sua casa”, fino ad ammettere, strizzando l’occhio a noi biologi, che pure lei “fa di tutto per proteggerla e conservarla intatta”. Volendo prendere esempio da Tina, lo scorso 21 ottobre abbiamo lanciato un appello alla Fondazione Milano Cortina 2026, prima con un’intervista a cura di Irene Borgna per L’AltraMontagna (Il Dolomiti) e poi con una lettera ufficiale del professor Sandro Bertolino dell’Università di Torino. Visto che l’ermellino è stato scelto come simbolo della manifestazione, si chiedeva di destinare una piccolissima parte dei fondi olimpici a università e aree protette per promuovere la ricerca e la conservazione della specie.
L’appello anticipava alcuni risultati di un lavoro che speriamo di vedere presto pubblicato su una rivista scientifica, secondo cui l’ermellino rischia di scomparire entro il 2100 da quasi il 40% delle Alpi italiane, cosa che di fatto lo renderebbe una specie a rischio estinzione nel nostro paese. La causa principale è il cambiamento climatico, e in particolare il declino della copertura nevosa, ma non si possono ignorare i potenziali impatti delle piste da sci e del turismo invernale ad alta quota, che sottraggono ambienti idonei e riducono la presenza di prede fondamentali alla sopravvivenza dell’ermellino.
L’impegno della Fondazione Milano Cortina 2026 avrebbe potuto quindi rappresentare una piccola compensazione per le potenziali conseguenze ambientali, dirette e indirette, delle Olimpiadi. Nello shop ufficiale dei Giochi invernali sono infatti apparsi portachiavi, magliette, calamite, peluche, felpe e tazze raffiguranti Tina e Milo mentre sciano, giocano a hockey o guidano uno slittino: non si poteva devolvere una piccola percentuale del loro acquisto alla conservazione degli ermellini? Purtroppo, dopo quasi tre mesi di attesa e a due settimane dall’inizio delle Olimpiadi, la Fondazione ci ha fatto sapere che per loro non è possibile finanziare le nostre proposte.
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Mi rendo conto che in questo momento storico la conservazione della biodiversità sembri un passatempo per idealisti. Credo però che tentare di proteggere un altro essere vivente, che sia l’ermellino, una pianta carnivora o un coleottero verde-metallizzato, sia oggi una potente pratica di speranza, una stella polare per attraversare questi tempi bui. Con amici e colleghi internazionali abbiamo da poco creato un gruppo di lavoro per la conservazione dell’ermellino e della donnola a livello europeo. Durante il nostro ultimo incontro dal vivo – una piccola conferenza nei Paesi Bassi –, aleggiava un certo ottimismo intorno a questi Giochi invernali: quando mai ci sarebbe ricapitato che proprio l’ermellino venisse scelto come simbolo di un evento globale? Dovrò ammettere ai miei colleghi, ma prima di tutto a me stesso, che queste Olimpiadi sono state una falsa speranza.
Scorrendo un’ultima volta la pagina web dedicata a Tina e Milo, leggo che le mascotte di Milano Cortina 2026 sarebbero anche i «simboli dello spirito italiano contemporaneo». Da ermellinologo, sinceramente, spero che non sia così. C’è il rischio che dei nostri ermellini, tra un centinaio d’anni, non resterà che qualche tazza sbeccata in un pensile che puzza di vecchio, qualche maglietta scolorita dal tempo, e due costumi a forma di ermellino gigante, uno bianco e uno bruno, abbandonati in un magazzino di Sesto San Giovanni o di Cinisello Balsamo. Sopra la linea degli alberi invece, nelle pietraie e nelle praterie alpine, dove le generazioni di ermellini si susseguono almeno dall’ultima era glaciale, l’erba alta sarà attraversata da un vento tiepido che scende da cime di roccia e sabbia, senza incontrare nessun ermellino.
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