Nel nuovo processo sul disastro ambientale dell’ex Ilva di Taranto ci saranno 21 imputati, fra cui Nichi Vendola

Lo stabilimento dell'ex Ilva, a Taranto, nel 2013 (ANSA/CIRO FUSCO)
Lo stabilimento dell'ex Ilva, a Taranto, nel 2013 (ANSA/CIRO FUSCO)

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Potenza ha rinviato a giudizio 18 persone e 3 società, che saranno processate per le irregolarità nel controllo sull’impatto ambientale dell’ex ILVA di Taranto tra il 1995 e il 2012. Tra queste ci sono Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’azienda in quegli anni, diverse persone della dirigenza dell’azienda, e anche l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

Lo scorso anno il processo sulla vicenda, noto sui giornali col nome di “Ambiente svenduto”, è ricominciato da capo dopo essere stato spostato al tribunale di Potenza. Lo aveva ordinato la Corte d’appello, che aveva annullato la sentenza di primo grado del 2021 con cui il tribunale di Taranto aveva condannato sia i Riva che Vendola al carcere. Il tribunale di Lecce, dove ci fu il processo di appello, accolse la richiesta degli avvocati della difesa, secondo cui i giudici di Taranto erano a loro volta “parti offese” del presunto disastro ambientale, e quindi essendo potenzialmente vittime dei reati su cui si erano espressi non avrebbero avuto sufficiente libertà di giudizio.

Nel nuovo processo il numero degli imputati è passato da 47 a 21. Le accuse sono le stesse del primo processo: associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Per questi reati nella sentenza di primo grado del tribunale di Taranto Fabio e Nicola Riva furono condannati rispettivamente a 22 e 20 anni di carcere. Vendola è invece accusato di concussione per presunte pressioni su ARPA Puglia (l’agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente), volte a ottenere una modifica delle analisi sulle emissioni dell’acciaieria: per questo Vendola era stato condannato a 3 anni e mezzo di carcere.