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  • Venerdì 6 febbraio 2026

In Italia gli asili nido stanno aumentando, ma non abbastanza

I posti disponibili coprono meno di un terzo del fabbisogno, mentre le richieste crescono

(Getty Images)
(Getty Images)

Negli ultimi anni in Italia sono aumentati i posti negli asili nido, un po’ perché sono state costruite nuove strutture e un po’ perché nascono sempre meno bambini. Di per sé il fatto che ci siano più posti è un risultato incoraggiante, ma relativo, perché la domanda rimane comunque molto alta, in particolare nelle città e in alcune regioni dove gli asili nido continuano a essere molti meno di quanti ne servirebbero. Nonostante i progressi, i dati dicono che l’Italia non ha ancora raggiunto gli standard fissati dall’Unione Europea.

I dati più recenti si riferiscono al 2023 e sono stati pubblicati dall’Istat, che ha misurato l’offerta di asili nido (le strutture dedicate ai bambini fino ai tre anni), sezioni primavera (quelle dedicate a bambini tra i due e i tre anni) e servizi integrativi per l’infanzia, cioè servizi educativi a domicilio, spazi gioco o centri per bambini e famiglie.

Nell’anno educativo compreso tra il 2023 e il 2024 il numero degli asili è arrivato a 14.570, con un aumento del 3,8 per cento rispetto all’anno precedente. Di conseguenza sono aumentati anche i posti negli asili, in totale circa 378.500, con un aumento del 3,4 per cento. Di questi nuovi posti, tuttavia, solo uno su cinque è offerto da servizi pubblici, mentre la maggior parte è all’interno di strutture private.

Un altro dato interessante è il tasso di copertura, cioè il rapporto tra i posti negli asili nido e i bambini che potrebbero richiedere quel servizio, calcolato sulla base dei residenti con un’età compresa tra zero e due anni compiuti. Come si vede nel grafico, questa percentuale è in crescita negli ultimi dieci anni, non solo per l’aumento di posti in termini assoluti, ma anche per via del calo demografico (quindi della diminuzione del divisore).

Nel 2023 il tasso di copertura ha raggiunto il 31,6 per cento: significa che ci sono in media 31,6 posti ogni 100 bambini, cioè viene coperto meno di un terzo del fabbisogno. Questo numero è aumentato in tutte le regioni, ma non è omogeneo su tutto il territorio nazionale: le regioni del Centro Italia sono quelle che hanno una copertura più alta, con picchi vicini e oltre il 50 per cento in province come Bologna, Ravenna e Perugia. Nel Sud Italia e in Sicilia, invece, la copertura è ancora molto bassa, in media tra il 19 e il 19,5 per cento.

Con la legge di bilancio del 2022, gli asili nido sono stati inclusi nei livelli essenziali di prestazione (LEP), cioè i servizi che lo Stato dovrebbe garantire in modo uniforme su tutto il territorio. La legge ha fissato l’obiettivo di garantire in ogni comune entro il 2027 un livello minimo di posti nei nidi pari al 33 per cento del numero di bambini fino a tre anni d’età. L’attuale tasso di copertura medio è abbastanza vicino a questo risultato (con le differenze territoriali di cui si è detto) ma è ancora piuttosto lontano dagli obiettivi stabiliti dall’Unione Europea.

L’Unione li ha fissati e aggiornati nel corso del tempo attraverso alcune raccomandazioni, cioè atti non vincolanti. Nel 2002, il Consiglio Europeo di Barcellona aveva stabilito di raggiungere il 33 per cento in ogni Stato entro il 2010. Dopo la pandemia, alla fine del 2022, l’obiettivo è stato alzato al 45 per cento.

Negli ultimi anni in Italia la costruzione di asili è stata incentivata dagli investimenti del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha messo molti soldi per aumentare l’offerta di questo specifico servizio. Nonostante le agevolazioni economiche, costruire e mantenere asili non è stato e non è facile, per una serie di motivi legati soprattutto alla burocrazia, all’aumento dei prezzi delle materie prime e alle difficoltà di coordinare progetti importanti e spendere grosse somme di denaro da parte di comuni più piccoli.

Per dare un’idea, l’Istat scrive che i comuni spendono in media circa 1.180 euro all’anno per ogni bambino che frequenta servizi educativi. A questo si aggiungono gli alti costi di gestione, spesso difficili da sostenere per le piccole amministrazioni, e una grossa difficoltà nel trovare e assumere personale ed educatori. Questi sono solo alcuni dei motivi per cui ancora oggi molti comuni, soprattutto i più piccoli, non hanno un asilo nido e gli abitanti sono costretti a rivolgersi ai paesi vicini.

– Ascolta anche: Come si fa un asilo nido

La mappa mostra, per ciascuna provincia, il rapporto tra il numero di comuni che hanno almeno un nido e il totale dei comuni: sono evidenti molte disuguaglianze territoriali, in alcuni casi anche all’interno delle stesse regioni. In Sardegna, per esempio, tutti i comuni della provincia di Cagliari hanno un nido, mentre nelle altre province ce l’ha meno della metà dei comuni.

Istat infine segnala che nonostante il calo delle nascite la domanda di asili nido è in continua crescita negli ultimi anni, sia nelle strutture pubbliche che in quelle private. Proprio per la mancanza di posti, però, molti dei potenziali beneficiari sono costretti a mettersi in lista d’attesa e trovare altre soluzioni. Nell’anno educativo 2023-2024 quasi il 60 per cento dei nidi non ha avuto posti sufficienti per soddisfare tutte le domande e ha attualmente bambini in lista d’attesa. Nell’anno 2021-2022 erano stati circa il 50 per cento.