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  • Giovedì 5 febbraio 2026

Imane Khelif ha rivelato alcuni dettagli della sua partecipazione alle Olimpiadi del 2024

Quando era stata criticata la sua inclusione nelle gare di pugilato femminile, che poi aveva vinto

Imane Khelif dopo aver vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Parigi, ad agosto del 2024 (AP Photo/John Locher)
Imane Khelif dopo aver vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Parigi, ad agosto del 2024 (AP Photo/John Locher)

Mercoledì il quotidiano sportivo francese L’Equipe ha pubblicato un’intervista in cui per la prima volta la pugile algerina 26enne Imane Khelif racconta alcuni dettagli personali legati al caso mediatico che l’aveva riguardata durante le Olimpiadi di Parigi del 2024. Il Comitato Olimpico Internazionale fu molto criticato per averla fatta partecipare nella categoria femminile, da cui ai Mondiali dell’anno prima era invece stata esclusa.

Nell’intervista Khelif ha detto che in passato si è sottoposta a terapie ormonali per abbassare i suoi livelli di testosterone per poter partecipare ad alcune competizioni e anche per qualificarsi alle Olimpiadi. Ha aggiunto poi di possedere il gene SRY, che si trova sul cromosoma Y, quello che nei mammiferi solitamente determina l’espressione del sesso maschile. Con questa affermazione ha confermato per la prima volta quello che era già stato largamente ipotizzato da molti commentatori, e cioè che rientra nello spettro dell’intersessualità, la condizione di chi presenta dalla nascita caratteristiche biologiche sia maschili che femminili.

Nel 2024 il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) non richiedeva alle atlete di sottoporsi a test per partecipare alle sue competizioni. Le federazioni dei singoli sport possono però decidere di richiederne alcuni per permettere alle atlete di accedere alle competizioni: in questi casi i trattamenti ormonali per abbassare il testosterone sono permessi e non vengono considerati doping. Khelif ha detto di aver abbassato il proprio testosterone prima delle qualificazioni per le Olimpiadi, che si erano tenute a Dakar nel 2023.

Le polemiche contro Khelif erano nate per via del suo aspetto, considerato troppo mascolino per competere alla pari nella categoria femminile. La discussione era stata molto accesa anche in Italia perché era montata dopo un incontro fra Khelif e la pugile italiana Angela Carini, che si era ritirata dopo meno di un minuto dall’inizio dell’incontro. Khelif aveva poi vinto la medaglia d’oro, cosa che aveva ulteriormente ingigantito il caso.

– Leggi anche: La polemica italiana sulla pugile algerina Imane Khelif

Le critiche più pesanti contro Khelif si basavano sulla notizia falsa che fosse una donna trans e che avesse nascosto la sua identità. In generale però il caso nasceva all’interno di un dibattito che va avanti da anni nel mondo dello sport professionistico, sulla partecipazione di atlete trans e intersessuali (quindi con caratteristiche biologiche in vari modi considerate mascoline) nelle categorie femminili.

L’anno precedente Khelif era stata esclusa dalle gare femminili dei Mondiali di pugilato dall’International Boxing Association (IBA), l’associazione di riferimento del pugilato professionistico che però è molto controversa e ha estesi legami con la Russia. Nonostante l’IBA non avesse dato informazioni precise sulla questione, molti avevano sostenuto che Khelif fosse stata esclusa a causa di livelli di testosterone troppo alti che avrebbero dovuto impedirle di gareggiare anche alle Olimpiadi. Su questo punto però non erano mai uscite notizie certe, e il CIO aveva sempre difeso la privacy di Khelif e la propria decisione di ammetterla alle gare femminili.

Khelif aveva respinto le accuse dicendo di avere tutti i requisiti per partecipare, di aver superato tutti i test richiesti e di essere nata e cresciuta come una donna. È una cosa che ha ripetuto nell’intervista con L’Equipe: «Non sono una [donna] trans, sono una ragazza. Sono stata tirata su come una ragazza, sono cresciuta come una ragazza, le persone del mio paese mi hanno sempre conosciuta come una ragazza».

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Imane Khelif dopo la sua vittoria alle Olimpiadi di Parigi con il presidente dell’Algeria Abdelmadjid Tebboune ad agosto del 2024 (Balkis Press/ABACAPRESS.COM/ANSA)

Il suo caso aveva portato la federazione di pugilato mondiale World Boxing (e non solo) a introdurre un test genetico per rilevare la presenza del gene SRY nelle atlete. Khelif si era rifiutata di farlo e per questo era stata esclusa dall’ultimo campionato mondiale di pugilato, che si è svolto a settembre del 2025 a Liverpool. Aveva fatto ricorso contro la decisione ma aveva perso.

Da allora non ha più partecipato a competizioni, ma nell’intervista con L’Equipe ha detto di voler gareggiare alle Olimpiadi del 2028, che si terranno a Los Angeles. Ha detto che seguirà tutte le terapie e si sottoporrà a tutti i test necessari per poter gareggiare, incluso quello genetico richiesto dalla World Boxing: «Per i prossimi Giochi, se dovrò sottopormi a un test, lo farò. Non ho alcun problema. Ho già fatto questo test. Ho contattato la World Boxing, ho inviato loro la mia cartella clinica, i miei esami ormonali, tutto. Ma non ho ricevuto alcuna risposta. Non mi nascondo». Al momento le indicazioni sul test date dall’organizzazione sono ancora molto vaghe e non rendono possibile predire se a Khelif sarà permesso di partecipare nella categoria femminile nonostante abbia il gene SRY.

Una persona con caratteristiche femminili che risulta positiva a un test del gene SRY non ha per forza un vantaggio fisico rispetto ad altre persone che hanno solo cromosomi XX. Spesso questa condizione deriva da una sindrome da insensibilità agli androgeni (AIS), che fa sì che l’organismo non sia in grado di rispondere correttamente a quegli ormoni, che hanno un ruolo importante nello sviluppo della muscolatura e di altri aspetti fisici che possono dare un vantaggio atletico. Inoltre, l’AIS può essere lieve, parziale o completa e ciò influisce sullo sviluppo di alcune caratteristiche fisiche.

– Leggi anche: Che cos’è il test SRY