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  • Mercoledì 4 febbraio 2026

In Iran il regime sta punendo i medici che hanno curato i manifestanti

Per costringerli a collaborare e impedire loro di raccontare la repressione a cui hanno assistito negli ospedali

Una donna cammina davanti a un murale propagandistico, a Teheran il 28 gennaio (Fatemeh Bahrami/Anadolu via Getty Images)
Una donna cammina davanti a un murale propagandistico, a Teheran il 28 gennaio (Fatemeh Bahrami/Anadolu via Getty Images)
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Il regime iraniano sta attuando ritorsioni contro i medici e il personale sanitario che ha curato i manifestanti feriti durante le enormi proteste di inizio gennaio, sedate con uccisioni di massa e una brutalità senza precedenti. L’agenzia di stampa iraniana Human Rights Activists News Agency (HRANA), che lavora fuori dall’Iran ma conferma i suoi dati con testimonianze sul posto, ha accertato oltre 6mila uccisioni, ma con ogni probabilità sono state molte di più.

Il quotidiano riformista Shargh ha riferito dell’arresto di 25 medici e infermieri: è quanto emerso da una campagna assai più ampia di repressione e intimidazioni. Sono iniziate durante le notti più violente di repressione delle proteste, l’8 e il 9 gennaio, quando le forze di sicurezza del regime sono entrate negli ospedali, ostacolando i soccorsi e uccidendo i manifestanti che avevano già ferito per strada.

Le ritorsioni contro i medici hanno due obiettivi principali: costringerli a condividere informazioni sui manifestanti, che in molti casi hanno cercato di proteggere, e impedire loro di raccontare cosa hanno visto. Sono stati testimoni diretti dell’estrema violenza contro i manifestanti, e molto di ciò che i media internazionali hanno ricostruito in queste settimane è basato su loro testimonianze.

– Leggi anche: Più cose sappiamo, più i massacri del regime in Iran si confermano brutali

I racconti dei medici si somigliano e descrivono uno scenario di enorme violenza. Un chirurgo ha raccontatoLe Monde che nelle notti di maggiore repressione le autorità hanno vietato a lui e ai colleghi di portare i cellulari all’interno dell’ospedale, nonostante ci fosse il blocco di internet e del segnale telefonico: «L’ordine era di ripulire tutto, come se non fosse successo niente».

Un gruppo di persone al mercato Jannat di Teheran, dove martedì c'è stato un incendio

Un gruppo di persone al mercato Jannat di Teheran, dove martedì c’è stato un incendio (AP Photo/Vahid Salemi)

In questi giorni molti medici e infermieri sono stati convocati dai servizi segreti, interrogati e minacciati di ripercussioni se non collaborano, come il licenziamento o il mancato rinnovo dei contratti.

Le forze di sicurezza hanno condotto nuove retate nelle strutture sanitarie, stavolta per raccogliere dati sui manifestanti feriti e immagini delle telecamere di sorveglianza. Vogliono i filmati perché durante le proteste i dottori hanno spesso registrato i pazienti con nomi falsi o altre diagnosi, proprio per impedire agli agenti del regime di identificarli.

Si parla di nuove retate perché seguono quelle fatte durante le proteste, quando le forze di sicurezza arrestarono i manifestanti direttamente nei reparti d’ospedale. Foto, video ed esperti forensi hanno ricostruito che in alcuni casi i feriti sono stati uccisi sul posto, oppure staccati dai macchinari per la rianimazione e lasciati agonizzare. Di alcuni non si è più saputo nulla, oppure i loro corpi sono stati consegnati alle famiglie solo giorni dopo.

Durante le proteste la notizia delle retate in corso negli ospedali si era diffusa e per questo diversi manifestanti feriti avevano scelto di non andarci, ritenendoli (spesso a ragione) pericolosi. Hanno preferito farsi curare a casa, dove li hanno raggiunti i medici. Questo non sempre li ha protetti dalla repressione, perché in molte città le forze del regime sono andate a cercarli anche lì.

«Le testimonianze dei dottori mostrano che la Repubblica Islamica ha calpestato anche i più basilari principi umani e medici, e ha usato sistematicamente gli ospedali come strumenti di repressione e uccisione», ha detto Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore dell’associazione per i diritti umani Iran Human Rights. Le intimidazioni ai medici fanno parte della prosecuzione della repressione, che viene attuata anche con sequestri e indagini contro i manifestanti.

– Leggi anche: In Iran la repressione del regime non si è fermata