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  • Giovedì 29 gennaio 2026

La Corte costituzionale ha corretto la norma su chi assume stupefacenti e si mette alla guida

La riforma del codice della strada promossa da Matteo Salvini aveva introdotto regole molto severe

Controlli dei carabinieri
Controlli dei carabinieri (ANSA/GIUSEPPE LAMI)
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Il codice della strada potrà punire con la sospensione della patente chiunque si metta alla guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti, ma solo in condizioni che possono creare un pericolo concreto per la sicurezza delle altre persone. Questo principio è stato stabilito da una nuova sentenza della Corte costituzionale. La Corte era stata chiamata a giudicare la costituzionalità della riforma del codice della strada promossa dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini e approvata alla fine del 2024, molto contestata perché aveva introdotto regole assai severe per chi fa uso di sostanze.

Le critiche si erano concentrate su un punto preciso della riforma, ovvero l’eliminazione delle parole “stato di alterazione psico-fisica” presenti fino al 2024 nelle sanzioni relative alla guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti: applicando la legge in modo oggettivo, nell’ultimo anno è bastato quindi un test positivo per vedersi sospendere la patente, anche giorni dopo aver assunto la sostanza.

Prima del 2025 chi veniva fermato doveva essere visitato in ambulatorio o in ospedale, mentre nell’ultimo anno no. Secondo associazioni e movimenti antiproibizionisti questa norma non aveva quindi nulla a che fare con la sicurezza stradale ed era solo un modo del governo per portare avanti politiche repressive nei confronti di chi usa sostanze stupefacenti.

Negli ultimi mesi tre giudici avevano presentato ricorsi alla Corte costituzionale sostenendo che la riforma non rispettasse la Costituzione. Secondo i giudici, la riforma era sproporzionata e incriminava comportamenti inoffensivi rispetto alla sicurezza della circolazione.

– Leggi anche: Tutto sui test salivari per accertare l’assunzione di sostanze stupefacenti

La Corte costituzionale ha stabilito che la riforma del codice della strada non è illegittima, ma ha dato un’interpretazione diversa rispetto agli obiettivi del governo, che aveva punito chiunque, senza molte discriminazioni e senza considerare i reali effetti dell’uso di sostanze sulla guida.

Non sarà reintrodotto il concetto di stato di alterazione-psico fisica e quindi la visita in ambulatorio, come chiedevano i giudici che avevano fatto ricorso, ma nella sentenza si legge che sarà necessario accertare la presenza nei liquidi corporei del conducente di una certa quantità di sostanze che, sulla base delle conoscenze scientifiche, determinano un’alterazione delle condizioni psico-fisiche.

Il principio della sentenza è chiaro, ma sulla sua applicazione i giudici non hanno aggiunto dettagli. Spetterà quindi al governo studiare e indicare quali siano i limiti oltre i quali una persona non è in condizione di guidare e può diventare un pericolo per gli altri.

Lo scorso aprile i ministeri dell’Interno e della Salute avevano provato a rimediare alla confusione con una nuova circolare che sconfessava l’impostazione del ministero dei Trasporti. La circolare chiariva che per accusare qualcuno per guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti bisogna accertare che la sostanza «produca ancora i suoi effetti nell’organismo durante la guida». In un altro passaggio la circolare specificava ancora meglio: occorre provare che la sostanza sia stata assunta in un periodo di tempo «prossimo» alla guida del veicolo, lo stesso principio ribadito ora dalla Corte costituzionale.