La Cina ha ucciso 11 persone condannate a morte perché accusate di gestire centri per le truffe online in Myanmar

La Cina ha eseguito le condanne a morte di 11 persone accusate di gestire un’organizzazione criminale con sede in Myanmar, dedita principalmente alle truffe contro cittadini cinesi. Le 11 persone sono legate ai Ming, una delle famiglie più importanti del crimine organizzato di Laukkai, una remota città birmana al confine con la Cina che negli ultimi anni è diventato centro di diverse attività criminali, fra cui gioco d’azzardo, prostituzione, traffico di stupefacenti e appunto truffe. Diversi membri dei Ming vennero poi consegnati alle autorità cinesi quando la città venne occupata da una milizia ribelle in lotta contro la giunta militare del Myanmar (che invece tendenzialmente consentiva le loro attività).
Laukkai è una delle cosiddette scam cities (città della truffa), diffuse anche in altre parti del Myanmar, del sudest asiatico e anche del resto del mondo. Sono centri in cui i gruppi criminali costringono a vivere chi compie effettivamente le truffe: spesso si tratta di persone attirate con l’inganno in un altro paese con un’offerta di lavoro e poi rapite e obbligate a fare truffe affettive, falsi investimenti, scommesse illegali, furti di criptovalute e ogni altro genere di frodi. Solitamente vivono in condizioni estremamente precarie e sotto la minaccia costante della violenza da parte dei gruppi criminali che gestiscono i centri.
La Cina si sta impegnando a contrastare questo fenomeno perché molto spesso sia le persone rapite per fare le truffe sia quelle che vengono truffate sono cittadini cinesi. Le 11 persone uccise erano le prime a essere condannate a morte nel paese per il loro coinvolgimento nelle truffe.


