La Svizzera dice che l’indagine su Crans-Montana «spetta alla giustizia vallesana e non al governo»
E a breve risponderà alla richiesta del governo italiano di collaborare con una squadra investigativa comune

Martedì la Svizzera ha fatto sapere che entro la fine di questa settimana darà una risposta alla richiesta dell’Italia di collaborare alle indagini sull’incendio avvenuto a Capodanno in un locale di Crans-Montana, nel Canton Vallese, in cui sono morte 40 persone. L’Ufficio federale di giustizia (Ufg) ha ricordato tuttavia che ricostruire in modo rapido e trasparente cosa sia successo è un obiettivo condiviso dei due paesi e soprattutto è «un compito che spetta alla giustizia vallesana e non al governo», dal momento che il sistema democratico svizzero, come quello italiano, si basa sulla separazione dei poteri. «La politica non deve interferire con la giustizia», ha detto Ingrid Ryser, portavoce dell’Ufg.
La creazione di una «squadra investigativa comune» è la condizione che il governo italiano ha posto lunedì per il rientro in Svizzera del suo ambasciatore Gian Lorenzo Cornado. Cornado era stato richiamato in Italia sabato in modo del tutto irrituale per protestare contro la decisione di un tribunale svizzero di scarcerare Jacques Moretti, il proprietario del locale di Crans-Montana in cui è avvenuto l’incendio. Richiamare l’ambasciatore è un segnale politico di forte contrasto tra due paesi, ed è assai inusuale in un caso come questo, in cui la scelta sulle misure cautelari spetta appunto alla magistratura e non alla politica.
Da giorni il governo italiano ha però spostato la discussione sulle indagini di Crans-Montana su un piano diplomatico, pretendendo l’avvio di un’«effettiva collaborazione» con la Svizzera sulle indagini e criticando in vari modi l’operato delle autorità giudiziarie svizzere. Di nuovo martedì mattina il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha protestato contro la scelta della procura cantonale di scarcerare Moretti dopo che ha pagato la cauzione di 200mila franchi (circa 215mila euro) stabilita da un giudice.
La collaborazione tra autorità giudiziarie di paesi diversi è una possibilità prevista da un protocollo aggiuntivo della Convenzione europea di assistenza giudiziaria, firmata sia dall’Italia che dalla Svizzera. L’articolo 20 prevede che si possano creare delle cosiddette squadre investigative comuni per lavorare insieme a un’indagine, rispettando una serie di criteri. L’obiettivo innanzitutto deve essere molto specifico e la durata della collaborazione deve essere limitata. Questa può essere inoltre avviata quando c’è un’indagine molto complessa che coinvolge più paesi, o quando comunque più paesi indagano sullo stesso episodio e serve un’attività coordinata. Serve, tra le altre cose, a condividere tutti gli atti di un’indagine senza dover fare ogni volta richieste singole.
La procura di Roma aveva già avviato un’indagine autonoma sull’incendio di Crans-Montana, dal momento che sono coinvolti dei cittadini italiani. L’Ufficio federale di giustizia svizzero martedì ha fatto sapere che la procura di Roma aveva presentato una richiesta di assistenza giudiziaria alla Svizzera il 13 gennaio: il giorno dopo l’Ufficio federale di giustizia ha comunicato la richiesta alla procura del Canton Vallese, che è competente sulle indagini a Crans-Montana. Martedì il ministero pubblico del Canton Vallese ha detto che entro la fine di questa settimana darà una risposta.
Nel frattempo l’ambasciatore svizzero in Italia Roberto Balzaretti sta cercando di allentare la tensione creata dalle dure dichiarazioni del governo italiano. Ha detto che non crede che il rapporto diplomatico tra i due paesi sia a rischio, e che l’obiettivo di garantire giustizia alle famiglie delle vittime è condiviso. Ha però aggiunto che trattenere un ambasciatore è «una leva sbagliata». A Repubblica Balzaretti ha infine anticipato che nel frattempo alcuni rappresentanti della procura di Roma e di quella vallese si incontreranno entro la metà di febbraio.
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