L’ex senatore francese Joël Guerriau è stato condannato per aver drogato la deputata Sandrine Josso con l’intento di aggredirla sessualmente

Joël Guerriau, al centro, con i suoi avvocati, Parigi, 26 gennaio 2026 (AP Photo/Thomas Padilla)
Joël Guerriau, al centro, con i suoi avvocati, Parigi, 26 gennaio 2026 (AP Photo/Thomas Padilla)

L’ex senatore francese Joël Guerriau è stato condannato a quattro anni di carcere, di cui diciotto mesi di reclusione effettiva, per aver drogato la deputata Sandrine Josso con l’intento di aggredirla sessualmente. Guerriau è stato inoltre condannato a pagare a Josso 5mila euro di risarcimento. L’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti non è stata ancora eseguita dal tribunale: la pena è stata infatti sospesa in attesa del processo di appello, che l’avvocato dell’ex senatore ha dichiarato di voler presentare subito dopo la lettura della sentenza di primo grado.

Nel novembre del 2023 Guerriau, 68 anni, del partito di centrodestra Horizons, aveva invitato Josso, 50 anni, del partito centrista MoDem, nel suo appartamento di Parigi. Dopo aver bevuto dello champagne, Josso aveva iniziato a sentirsi male, a sudare e ad avere forti palpitazioni. Aveva anche notato che Guerriau, mentre era in cucina, aveva messo una bustina bianca in un cassetto. A quel punto, con tutti i sintomi che aveva e avendo compreso la situazione, Josso aveva deciso di andarsene: era riuscita a lasciare l’appartamento di Guerriau e, con l’aiuto di un collega, era andata in ospedale dove le analisi tossicologiche avevano confermato che il suo sangue conteneva un’alta dose di MDMA.

Durante il processo Joël Guerriau, che si è dimesso da senatore lo scorso ottobre, non aveva negato i fatti, ma aveva sostenuto che si fosse trattato di un incidente e che non aveva alcuna l’intenzione di aggredire sessualmente la donna.

Nel frattempo Sandrine Josso è diventata politicamente molto attiva nella lotta contro la sottomissione chimica, che consiste nel drogare una persona a sua insaputa per abusarne senza che lei possa reagire e talvolta senza che nemmeno se ne renda conto. Si tratta di una pratica che nell’immaginario collettivo viene associata all’ambiente delle discoteche e alla GHB, a cui spesso ci si riferisce sui media come “droga dello stupro”, ma che in realtà viene principalmente praticata all’interno della sfera familiare o fra persone conosciute con l’utilizzo improprio di farmaci di uso comune, come sonniferi o tranquillanti.

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