Più cose sappiamo, più i massacri del regime in Iran si confermano brutali
Nuovi video mostrano cecchini sui tetti, spari da distanza ravvicinata, retate e uccisioni negli ospedali

Continuiamo ad avere informazioni parziali sulla repressione violenta attuata dal regime per sedare le manifestazioni in Iran, avvenuta principalmente tra il 9 e il 12 gennaio. Con il passare del tempo però vari media internazionali stanno verificando i video che circolano online e raccogliendo testimonianze, nonostante le difficoltà causate dal persistente blocco di internet. Tutte le informazioni che emergono confermano la brutalità dei metodi usati del regime: le forze di sicurezza hanno compiuto un deliberato massacro, sparando sulla folla con cecchini dai tetti e compiendo retate negli ospedali per arrestare i feriti, che poi sono scomparsi o sono stati riconsegnati alle famiglie come cadaveri.
Le dimensioni del massacro non sono ancora chiare: sono sicuramente molto superiori a quelle riconosciute dal regime, che ha parlato di circa 3mila morti. L’agenzia iraniana Human Rights Activists News Agency (HRANA), che opera dagli Stati Uniti, ha verificato circa 6mila uccisioni ma sta valutando altre 17mila morti denunciate. Altre organizzazioni collocano la cifra delle persone uccise ancora più in alto e il media Iran International, con sede nel Regno Unito, ha scritto di aver avuto accesso a documenti che proverebbero la morte di 36.500 persone (non fornisce però ulteriori elementi a supporto di questa stima).
Le proteste in Iran sono cominciate negli ultimi giorni del 2025 a causa delle pessime condizioni economiche del paese, e sono cresciute nella settimana successiva diventando un enorme movimento di protesta contro il regime della Guida Suprema Ali Khamenei. Secondo il New York Times, che cita due funzionari del regime iraniano rimasti anonimi, il 9 gennaio Khamenei ha ordinato durante il Consiglio Nazionale di Sicurezza (l’organo più importante per questo genere di questioni) che le proteste fossero sedate con ogni mezzo necessario: le forze di sicurezza sono state autorizzate a sparare per uccidere. Tre giorni dopo, il 12 gennaio, le proteste erano state interrotte.

Un momento delle proteste a Teheran, l’8 gennaio 2026 (UGC via AP)
L’uso di fucili, pistole e armi semiautomatiche da parte delle forze di sicurezza per sparare sulla folla emerge chiaramente anche da decine di video che sono stati verificati dai media internazionali (ossia hanno accertato che non fossero alterati e che non fossero stati girati in altre date o in altri posti). Ci sono immagini di uomini delle forze di sicurezza che sparano sui manifestanti in almeno 19 città dell’Iran e in sei quartieri della capitale Teheran.
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A sparare sono poliziotti regolari; uomini appartenenti alle milizie bassij, un gruppo paramilitare di volontari che gira spesso in borghese e a bordo di motociclette; e Guardiani della rivoluzione (conosciuti anche come pasdaran), la forza militare più potente del paese.
In alcuni video si vedono cecchini appostati sui tetti degli edifici mentre sparano sulla folla con fucili di precisione. Si riconoscono gli spari provenienti da armi semiautomatiche, si vedono arrivare in mezzo ai manifestanti uomini della sicurezza che sparano da distanza ravvicinata. Più spesso i video riprendono gli effetti di quegli attacchi, con uomini e donne feriti o uccisi da pallottole, altri che provano a portare in salvo i feriti, altri ancora che scappano mentre si sentono gli spari. Molti mostrano pestaggi e manifestanti colpiti con coltelli e armi da taglio, soprattutto dai bassij arrivati in moto.
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L’evidenza degli attacchi delle forze di sicurezza emerge anche dai video e dalle testimonianze dagli ospedali, che si sono trovati a dover gestire un numero enorme di ferite di arma da fuoco: non sono comuni in Iran, dato che i privati cittadini non possono avere armi e i crimini di questo genere sono rari.
Foto e video dagli ospedali mostrano anche altre due cose. Secondo gruppi indipendenti di esperti forensi, un numero consistente di manifestanti aveva ferite, spesso letali e alla testa, spiegabili solo con armi a pallini o a pallettoni usate da distanza ravvicinata. Si tratterebbe in questi casi di uccisioni deliberate, fatte in strada.
Altri cadaveri negli ospedali e negli obitori erano ancora intubati, attaccati a cateteri o avevano i segni di macchine per la rianimazione: avevano però anche fori di proiettili alla testa. Questo genere di ferite è immediatamente letale, non è ipotizzabile che siano state tentate delle rianimazioni e quindi è probabile che le persone siano state uccise all’interno degli ospedali. Questa ricostruzione corrisponde ad alcune testimonianze di medici e infermieri ottenute dai media internazionali: hanno detto che uomini delle forze di sicurezza sono entrati negli ospedali alla ricerca di manifestanti feriti. In alcuni casi i feriti sono stati uccisi sul posto, in altri sono stati prelevati e di loro non si è saputo più nulla, oppure i loro corpi sono stati consegnati alle famiglie alcuni giorni dopo.
Le retate negli ospedali sono state denunciate anche dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sull’Iran, Mai Sato, che ha aggiunto che ad alcune famiglie sono state chieste cifre ingenti (5-7mila dollari) per la restituzione dei cadaveri dei parenti.
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L’obitorio di Kahrizak, a sud di Teheran, in una immagine tratta da un video, girato fra il 9 e l’11 gennaio 2026 (UGC via AP)
Sono stati verificati anche i molti video circolati già nei primi giorni di proteste e fatti all’obitorio di Kahrizak, a sud di Teheran, dove parenti e amici cercavano persone scomparse fra almeno 300 cadaveri presenti nelle sale e nel cortile. Ci sono molti video simili di aree di ospedali e altri obitori pieni di sacchi neri contenenti cadaveri di manifestanti: non danno indicazioni certe sul numero delle persone uccise, ma indicano un massacro di grandi dimensioni avvenuto in luoghi diversi dell’Iran, che rende la cifra ufficiale di 3mila morti poco credibile.
Il blocco di internet e di quasi tutte le comunicazioni dura ormai da tre settimane: solo una piccola parte degli iraniani riesce talvolta ad aggirarlo utilizzando satelliti Starlink o agganciandosi a reti straniere vicino ai confini. Arrivano così le testimonianze, perlopiù anonime, di violenze, uccisioni e massacri. Le informazioni emerse sono quindi ancora molto parziali.
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